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10 09 2010 |
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Exils
Radici. «Quelli che ci lasciano ritornano da noi sempre», dice una canzone araba, algerina. La voglia di tornare è irresistibile nel giovane francese Zano, la cui famiglia ha lasciato Algeri molti anni fa. Zano convince la sua ragazza, Naima, a seguirlo nel viaggio della memoria, attraverso la Francia, la Spagna, il Marocco, fino ad Algeri. Sarà un percorso frastagliato, sensuale, culturale, con molta musica etnica e molta fisicità , nei luoghi e nelle situazioni. Natura e cultura si fondono in un unico sguardo, consapevole fino ad una sorta di “recitar continuo”. Premiato per la regìa a Cannes 2004.
Franco Pecori 26 novembre 2004
Donnie Darko
Richard Kelly, 2004 Jake Gyllenhaal, Jena Malone, Drew Barrymore, Mary McDonnell, Patrick Swayze, Maggie Gyllenhaal, Katharine Ross.
Fantascienza e psicoanalisi per un film che sembra per ragazzini, ma che propone, in modo nemmeno tanto implicito, temi non proprio superficiali. Chi è Donnie Darko? Un adolescente sonnambulo e forse schizofrenico? Un essere umano a cui tocca il destino di sperimentare sul proprio “io” la fine del tempo, la fine del mondo?. O, più in generale, è uno di noi, alle prese con la coscienza di sé e della storia? Prodotto nel 2001 e passato a Venezia 2004 (”Mezzanotte”), esce il film di fantascienza più inquieto degli ultimi tempi. Siamo in ambito “culturale”. Donnie, ragazzo interessato ai libri, è un segno di continuità con “L’alba del giorno dopo” (Gyllenhaal era Sam, il ragazzo che si salvava dalla catastrofe ecologica rifugiandosi in biblioteca). E la psicoanalista che lo cura è la Katharine Ross de “Il laureato”. Il regista sembra quasi raccogliere in eredità l’istanza di un’evoluzione interiore, con l’invenzione geniale del coniglio “mostruoso” che, nella mente di Donnie, predice la scadenza del tempo dopo soli 28 giorni. Un motore d’aereo cadrà veramente sulla casa del ragazzo distruggendone la famiglia. Terribile coincidenza. Franco Pecori 26 novembre 2004
Gli incredibili
Gli autori dell’animazione formano una squadra che sembra imbattibile. E’ la stessa di “Toy Story”, “Monster & Co.” e “Alla ricerca di Nemo”. Il sottotitolo del film dice: “Una normale famiglia di supereroi”, ma di normale, in questa famiglia, non c’è proprio niente. Tanto per cominciare, l’animazione riguarda forme perfettamente umane, pelle e abiti compresi. Poi, gli effetti più aggiornati permettono evoluzioni strabilianti della storia, con scenari molto variati, composti e scomposti a velocità supersonica. Non per niente, i supereroi di Bird si dicono “incredibili”. Sebbene la figura di Bob (voce di Merli) sia direttamente riconoscibile come derivazione di Superman, le sue aspirazioni sono più evolute, in quanto attingono ad una coscienza del ruolo e alle possibili sue articolazioni. Stessa cosa per Helen, la moglie (voce della Morante), madre di famiglia “super”, con aspirazioni (momentanee) alla normalità . Il problema degli “incredibili” è che non riescono ad adattarsi alla “vita civile”, non si rassegnano alla mediocrità , non riescono a fare a meno di mettersi al servizio del Bene, anche quando il Male sembra invincibile. Franco Pecori 26 novembre 2004
Last shot
Jeff Nathanson, 2004 Matthew Broderick, Alec Baldwin, Toni Collette, Calista Flockhart, Joan Cusack, Ray Liotta, Tim Blake Nelson.
Steven (Broderick) non è regista e Joe (Baldwin) non è produttore. Vuoi vedere che, alla fine, faranno un film? In quella “gabbia di matti” che è Hollywood, tutti hanno una sceneggiatura da proporre. L’agente Fbi Joe Devine ne approfitta per infiltrarsi nella “macchina cinema” e incastrare il boss della mafia John Gotti. Primo obbiettivo è il traffico dei camion, parte essenziale, pare, in ogni produzione. Curiosa commedia per cinefili, istruttiva anche per il pubblico non specialistico, al di là delle citazioni divertenti. Scherzando scherzando, il regista Nathanson, già sceneggiatore di Prova a prendermi e di The Terminal, prova a fare un discorso sui rapporti tra lato artistico e supporto produttivo nella ideazione-realizzazione di un film. E non a caso ambienta la storia ad Hollywood, regno della creatività divistica. Steven strappa i biglietti all’entrata di un cinema e sogna di dirigere un film. Non si rende bene conto, forse, di quali difficoltà “organizzative” la cosa possa presentare. Ce lo spiega l’Fbi. «Non devi fare un film”», dice il capo all’agente Joe, «devi solo produrlo!». Parole che possono essere adattate a situazioni analoghe. Molte.
Franco Pecori 19 novembre 2004
Before sunset - Prima del tramonto
Richard Linklater, 2004 Ethan Hawke, Julie Delpy.
Nove anni fa, s’incontrarono a Vienna e si separarono prima dell’alba, dopo una notte d’amore. Ora si rivedono a Parigi e, prima del tramonto, si separeranno. Storia romantica, quella di Jesse (Hawke), giovane scrittore americano di successo, e di Celine (Delpy), parigina ambientalista con tendenze maniaco-depressive. Romantica e intellettuale insieme, una storia che Linklater (School of Rock) racconta in un meticoloso e simpatico “pedinamento” dei due, registrandone le confessioni, gli umori, le sfumature interiori. Siamo sul versante Rohmer, con una “sovreccitazione” in più nei dialoghi (il doppiaggio?). Certo non è La mia notte con Maud, Hawke e Delpy non sono il Trintignant e la Fabian del 1969. La finezza introspettiva e letteraria del francese Rohmer restano inarrivabili. Eppure, Linklater (Orso a Berlino con Prima dell’alba,1995) conferma una capacità di dare sostanza espressiva alla sua concezione di cinema “indipendente”. Le sue storie sembrano arrendersi alle contraddizioni della vita quotidiana, proprio mentre le rivelano, le sottolineano. Ne deriva un senso di ambiguità feconda, non usuale nel prodotto americano classico. Proprio uno strano tipo di texano (Huston, 1960), questo regista dal tocco ironico.
Franco Pecori 19 novembre 2004
Babbo bastardo
Terry Zwigoff, 2004 Billy Boc Thornton, Tony Cox, Brett Kelly, Lauren Graham, Lauren Tom, Ajay Naidu, Alex Borstein, John Ritter.
«Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni, mia madre mi portò a vederlo in un grande magazzino e lui mi chiese l’autografo». Parole di Shirley Temple, che a 12 anni aveva già interpretato una trentina di film. I grandi magazzini sono l’ambiente in cui si svolge Bad Santa (il titolo originale rende meglio l’idea di un Babbo Natale stranamente “cattivo”). E’ lì che il povero derelitto Willie (Thornton), nei panni di Santa Clause, incontra i bambini come “secondo lavoro”, mirando invece alle casseforti. L’elfo nanerottolo (Cox) che gli fa compagnia lo assiste negli scassi e, da “mezza porzione di Freud” qual’è, cerca di arginarne le sbandate. Ubriacone e ferocemente sarcastico, Willie ha però, in fondo, un cuore buono: si lascerà convincere, proprio da uno dei bambini (Kelly) che gli chiedono il dono di Natale, persino a metter su famiglia. A 2 anni da Ghost World, Zwigoff conferma lo sguardo disincantato verso gli “usi e costumi” di una società che dimentica i valori autentici, progioniera del conformismo. Willie si rivolge così ai clienti del supermarket: «Ma guardate quel carrello, vi serve davvero tutta quella roba? E’ Natale, in fondo!».
Franco Pecori 19 novembre 2004
Tutto il bene del mondo
Alejandro Agresti, 2004 Monica Galan, Julieta Cardinali, Carlos Roffe, Ulises Dumont, Augustina Noya, Lidia Catalano, Mex Urtizberea.
Regista che piace ai festival (questo film è passato a Venezia 2004, sezione Orizzonti), l’argentino Agresti si mantiene omogeneo, sia nello stile che nella forma del contenuto. Il suo è un cinema di ricerca, poetico, che tesse con cura un filo interno tra privato e sociale, senza “manifestare” la tesi. La bravissima Galan è qui nel ruolo di una moglie che non vede il marito da 20 anni. Lo ha creduto morto e lo ritrova “nascosto”, insieme ai suoi segreti, in un paesino del Sud. Dramma e tenerezza.
Franco Pecori 17 novembre 2004
L’esorcista: La genesi
Renny Harlin, 2004 Stellan Skarsgard, James D’Arcy, Izabella Scorupco, Remy Sweeney.
Lucifero sarebbe caduto dal cielo nel Kenya, dove certi scavi avrebbero fatto riemergere una chiesa risalente al V secolo, prima dell’arrivo dei cristiani. Un collezionista di antichità è alla caccia di una reliquia e incarica Padre Merrin di andarla a scovare. Merrin, in verità , non è più prete: ha perso la fede durante la guerra, coinvolto, in Olanda, negli orrori nazisti, ma ha studiato ad Oxford ed è in grado di mettersi nei panni di un Indiana Jones dello spirito. Scoprirà l’originaria necessità di combattere certi attacchi del Male praticando l’esorcismo. In bilico tra catastrofi (Die Hard 2) e crisi interiori (Cliffhanger), il finlandese Harlin cerca la sintesi stilistica nel forte contributo della fotografia di Storaro. Il resto lo fanno le deflagrazioni sonore e certi elementi catturati dall’horror più in voga, come le terribili iene che si aggirano per il villaggio africano. Risultato: la “paura” non manca, ben ripagata dal trionfo finale del Bene. Skarsgard, ottimo attore della scuola svedese, conferma il suo valore. La Scorupco gli fa buona compagnia, nel ruolo della dottoressa bianca volontaria. Il film è stato girato interamente a Cinecittà . Scene di Stefano Ortolani.
Franco Pecori 12 novembre 2004
The Manchurian candidate
Jonathan Demme, 2004 Liev Schreiber, Denzel Washington, Meryl Streep, Jon Voigh, Kimberly Elise, Jeffrey Wright, Ted Levine, Bruno Ganz, Simon McBurney.
La novità fu, nel 1959, il romanzo di Richard Condon. Poi, nel 1962, John Frankenheimer lo portò sullo schermo (Vai e uccidi, con Frank Sinatra e Lawrence Harvey). Come se l’America si guardasse allo specchio per la prima volta. Ora Demme ripropone il tema, attualizzato dalla sceneggiatura di Daniel Pyne e Dean Georgaris. Il genere è una Science Fiction con molta suspence psicologica. Inquietante il risultato, anche se non del tutto sorprendente. La scena che apre il film è nel Kwait. Dopo la prima guerra del Golfo (1991), il sergente Shaw (Schreiber) riceve una medaglia. L’azione che gliel’ha fatta meritare la vediamo in un flash confuso. Una squadra americana in ricognizione subisce un’imboscata. Tra i superstiti c’è anche il comandante Marco (Washington). Ora Shaw, spinto dalla madre senatrice (Streep), si candida alla vicepresidenza Usa. Ma Marco ha brutti sogni e non ricorda l’eroismo di Shaw. Nelle loro menti qualcosa è intervenuto. Grandi gli attori, un po’ macchinoso l’intreccio. Il regista del Silenzio degli innocenti e di Philadelphia ha sentito forse il peso politico del tema.
Franco Pecori 12 novembre 2004
Yu-Gi-Oh!
Ryosuke Takahashi, 2004 Animazione
I videogiochi finiranno per far risvegliare anche gli antichi faraoni? Ma quali faraoni d’Egitto?! Qui siamo in piena e massima integrazione tra fumetto, serie televisiva, videogame, carte da gioco e, per finire, cinema. Nato nel 1996 in Giappone, lo scherzetto per ragazzini è passato in Tv 5 anni dopo e adesso è sugli schermi casalinghi di 60 paesi, tradotto in 20 lingue. Il “Re delle carte” (Yu-Gi-Oh) è un liceale appassionato di storia antica, o meglio: fissatello nel trasformare in mostri vincenti e/o perdenti gli eroi di una non tanto precisata civiltà , regolata dal gioco delle carte. Yugi non è tanto bravo da vincere sempre, ma può contare sul suo “Altro Io” (in latino, Alter Ego), lui sì bravissimo e pronto a rispondere agli Help nei momenti più duri: si chiama Pharaoh (ecco l’Egitto, appunto) e “abita” appeso al collo di Yugi, nell’amuleto Millennium Puzzle. Da lì Yugi può attingere le energie speciali per vincere al gioco e salvare l’umanità . Si tratta di trovare la giusta combinazione di carte, ciascuna delle quali raffigura una creatura magica, più o meno forte. Il nemico principale è Anubis, egiziano che gli archeologi hanno risvegliato e che pare ce l’abbia con Yugi. Al fianco di Anubis, sfingi e mummie risorte.
Franco Pecori 5 novembre 2004
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