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09 09 2010
 
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Melinda e Melinda

film_melindaemelinda.jpgMelinda and Melinda

Woody Allen, 2004

Chiwetel Ejiofor, Will Ferrell, Jonny Lee Miller, Radha Mitchell,

Amanda Peet, Chloe Savigny, Wallace Shawn, David Aaron Baker, Josh Brolin.

 

Il problema di Allen, ormai evidente da tempo, è di uscire dal cliché di se stesso senza uscirne veramente, senza cioè tradire l’autore che abita in lui. Il suo cinema sofisticato ha bisogno di continuo nutrimento. Le sue sceneggiature sono talmente piene di arguzia e intelligenza da risultare sempre gratificanti per un pubblico che sappia ritrovarsi come in uno specchio e dire: questa l’ho pensata tante volte anch’io, è proprio così, solo che io non sono così simpatico. Alla lunga, il risarcimento può risultare vacuo. E qui entra la capacità dell’autore, di assumere consapevolezza di sé, fin quasi a mettersi da parte e calare la carta più rischiosa. Comico o drammatico? Il tema, enunciato così semplicemente, farebbe tremare i polsi. Ma Allen sa quel che fa, sa benissimo com’è fatta la vita, che a volte il destino d’una persona può dipendere da un particolare insignificante. Si apre una porta e si entra nella tragedia. Oppure, tutto diventa rosa e siamo nella commedia più divertente. Melinda è una e sono due. Arbitro “imparziale”, l’autore sembra lasciare a noi la scelta, con estremo garbo.

 

Franco Pecori

22 dicembre 2004

Tu la conosci Claudia?

film_tulaconosciclaudia.jpg

Tu la conosci Claudia?

Massimo Venier, 2004

Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Paola Cortellesi, Ottavia Piccolo, Sandra Ceccarelli, Silvana Fallisi, Marco Messeri.

 

Questa volta, Aldo Giovanni e Giacomo escono dalla griglia della parodia di genere (”La leggenda di Al John e Jack”)  e navigano in acque più difficili, ma anche più interessanti. Non aggressivi, mai volgari, irresistibilmente discreti, rappresentano, con la solita vena di freschezza (che non è superficialità), la commedia di situazione nostrana più usuale e, perciò, meno facile da rendere in modo non scontato e senza perdere l’identità di comici. Tre uomini sui 40, molto diversi, incarnano tre difficoltà di vivere oggi: da marito “assopito”, da marito separato e da single un po’ sventato ma dal cuore generoso. La domanda del titolo non è retorica. I tre credono di conoscere Claudia. Col tempo, la matassa si dipanerà. Ottima la scelta della Cortellesi, una Claudia che fa da ago dialettico, segnale del dubbio “moderno”. Simpatica la psicoanalista Ottavia Piccolo, nel “momento della verità”. Belle le musiche di Andrea Guerra. Nel finale, il film fa un po’ fatica a chiudere il cerchio e solo con l’ultimissima gag rimette in quota una situazione “impossibile” da risolvere.

 

Franco Pecori

17 dicembre 2004

Il fantasma dell’Opera

film_ilfantasmadellopera.jpgThe Phantom of the Opera

Joel Schumacher, 2004

Gerard Butler, Emmy Rossum, PatrickWilson, Miranda Richardson, Minnie Driver.

 

La deformità del “fantasma”, musicista sfigurato che vive nei sotterranei dell’Opéra Populaire (1870), s’è andata attenuando nelle molte versioni del romanzo di Gaston Leroux (1911), da quella ancora muta di Ruper Julian (1925) fino all’ultima, di Dario Argento (1998), che puntava decisamente alla deformità interiore del protagonista. Qui il problema dell’horror è superato dal musical (questo, di Andrew Lloyd Webber, è “il più visto di tutti i tempi”), genere che privilegia forme di “finzione” più mediate. Il fascino del fantasma/Butler sta nella sua strana avvenenza, da cui l’attrazione verso di lui della giovane soprano Christine (Rossum). Ma il vero tema del film è il gioco volgarità/finezza, che sostanzia il feeling “romantico” dello spettacolo. «Tornerai nella cella della mia follia, scenderai nell’abisso che c’è in me», canta disperato il fantasma a Christine. E un aitante visconte, completo di cavallo bianco senza sella (Wilson), gliela porta via. Nello stile, un chiaro sentore di rock teatrale, dove immagine e musica hanno pari dignità scenica. Dal 1987, l’album tratto dal musical ha venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo.

17 dicembre 2004

Christmas in love

film_christmasinlove.jpgChristmas in love

Neri Parenti, 2004

Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Cesare Bocci, Tosca D’Aquino, Massimo Boldi, Alena Seredova, Ron Ross, Anna Maria Barbera, Danny De Vito, Cristiana Capotondi.

 

Un Natale diverso. Questa volta, Boldi, De Sica e Parenti fanno un passo ambizioso, verso una sceneggiatura più articolata. Si spostano in Svizzera, nella ricca stazione invernale di Gstaad e, lontani dal Nilo e dall’India, sembra ci invitino ad un seminario di psicologia, dove si tratta di due coppie, due mariti e due mogli, che giocano tra loro con le carte del tradimento. La struttura sarebbe da teatro leggero. Ma la televisione è in agguato. Progressivamente, le scene divengono scenette, il respiro si fa corto e lo stile parodistico mediato dal piccolo schermo prende il sopravvento. Ecco la fedele spettatrice di “Beautiful” nell’improbabile incontro col suo divo americano (”stendiamo un velo peloso”, diremmo col suo linguaggio). Ed ecco l’attempato e incredibile campione di automobilismo agitarsi tra furbesche scappatelle e sentimenti paterni, in una specie di siparietto ripetuto, che si puntella con la presenza di un provvidenziale (per qualità) “gnomo” d’Oltreoceano (De Vito). Meno ridanciano, in attesa del prossimo passo, pubblico (botteghino) permettendo.

Franco Pecori

17 dicembre 2004

Shrek 2

film_shrek2.jpgShrek 2

Andrei Adamson, Kelly Asbury, Conrad Vernon, 2004

Animazione. Voci: Renato Cecchetto (Shrek, nell’originale: Mike Myers), Nanni Baldini (Ciuchino, Eddie Murphy), Selvaggia Quattrini

(Fiona, Cameron Diaz), Massimo Rossi (Gatto con gli stivali,

Antonio Banderas), Francesco Prando (Principe Azzurro,

Rupert Everett), Maria Pia di Meo (Regina, Julie Andrews).

 

Secondo atto del primo film che abbia mai vinto l’Oscar (2002) come film di animazione. Fiona, principessa del regno di Molto Molto Lontano, invece del Principe Azzurro, ha sposato Shrek, l’orco verde, non bello ma dal cuore buono. Ora lo presenterà ai genitori. E la sorpresa sarà grande. Il problema è che anche la sposina è divenuta orca. E il re e la regina non ne sanno ancora niente. Il “mondo alla rovescia” della prima puntata ha i suoi sviluppi comici, con citazioni di favole celebri e rimescolamento di ruoli (il Ciuchino parlante, il Gatto con gli stivali, la Fata.. Madrina, Pinocchio, i 3 Porcellini). Partendo dal banale “e vissero felici e contenti”, un’ allegra “rivoluzione”, che vuol piacere anche agli adulti. La computer grafica aiuta molto nel gioco infinito del finto che sembra vero che sembra finto. L’effetto “realtà//miracolo” è il marchio d’eccellenza della ditta Dreamworks. Si pensa già a Shrek 3 e 4.

 

Franco Pecori

17 dicembre 2004

Ocean’s Twelve

film_oceanstwelve.jpgOcean’s Twelve

Steven Soderbergh, 2004

George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Catherine Zeta-Jones, Andy Garcia, Don Cheadle, Bernie Mac, Julia Roberts, Casey Affleck, Vincent Cassel.

 

In origine fu Sinatra (Colpo grosso, Milestone, 1960). Poi, nel 2001, Danny Ocean, cervello della grande rapina di gruppo, si veste da Clooney e, sotto la regia di Soderbergh (autore idolatrato dai frequentatori di festival), l’azione avventurosa s’intride d’un vago sentore di spettacolo alla moda, “consapevole”, “intelligente”. Grande goduria per la ciambella straricca col buco perfetto. E Soderbergh non ha ancora visto Roma. Vi si reca per “accompagnare” il film ed è colpo di fulmine. Detto fatto, il megacast di simpatici rapinatori si mette all’opera per dare un seguito al “colpo grosso”, in uno scenario europeo: Roma, Londra, Amsterdam. Terry Benedict (Garcia), padrone del casino di Las Vegas rapinato nel 2001, si vuole vendicare e a Danny non resta che riorganizzare il suo gruppo. Questa volta si gioca in Europa. Il film esibisce un continuo e gustoso (forse un tantino snob) confronto tra codici del genere commedia/poliziesco e l’umanità/verità dei personaggi. Si sentono battute come «Di chi è quella voce sexy molto primo Bond?». Degno di Soderbergh anche il finale, “infinito” nei suoi risvolti a sorpresa.

 

Franco Pecori

17 dicembre 2004

Birth - Io sono Sean

film_birth.jpgBirth

Jonathan Glazer, 2004

Nicole Kidman, Danny Huston, Anne Heche, Lauren Bacall, Cameron Bright, Arliss Howard.

 

Kidman (brava) a parte, non premiata l’attesa per il film a Venezia 2004. La “nascita” del titolo si riferisce alla coincidenza della morte di Sean mentre fa jogging con il venire al mondo di un bambino. Quando avrà 10 anni, il piccolo (Bright) si presenterà ad Anna (Kidman), vedova di Sean, proprio mentre lei sta per sposare Joseph (Huston). In un biglietto, il bambino “rivela” alla donna di essere Sean e le dice, niente di meno: Non devi sposare Joseph. E il film diventa subito una fiaba dai connotati inquietanti. Non altrettanto “inquietanti” sono la regia e le immagini. La suspence di avvio si perde in un raccontare alquanto scontato. Del nuovo matrimonio di Anna non ci interessa granché. E il turbamento iniziale della donna di fronte al bambino-marito-reincarnato sembra non poter travare sbocchi. Del resto, le immagini sono pacifiche e montate in modo pacifico,come per tranquillizzarci. Sicché, è fatale arrendersi al finale morbido, che non riveliamo per non togliere agli spettatori il piacere di un soffice atterraggio. Quanto alla “scabrosità” del rapporto tra Anna e Bright, non abbiate cattivi pensieri (”Honny soit qui mal y pense”).

 

Franco Pecori

17 dicembre 2004

Matrimoni e pregiudizi

film_matrimoniepregiudizi.jpgBride and prejudice

Gurinder Chada, 2004

Aishwarya Rai, Martin Henderson, Daniel Gillies, Naveen Andrews, Indira Varma, Namrata Shirodkar, Meghnaa.

 

Colorata e movimentata commedia musicale, dal romanzo di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio. Simpatico e corposo prodotto di Bollywood, la Hollywood di Bombay (8-900 film all’anno). Al contrario della storia del film, la regista Chada (Sognando Beckham) non ha pregiudizi e impasta con disinvoltura il teatro Parsi indiano e l’aerobica. Piacevoli pezzi di canto e danza danno forza all’amore “stuzzicarello” tra Lalita (Rai) e il riccone americano Darcy (Henderson). Incontro di culture.

 

Franco Pecori

10 dicembre 2004

Closer

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Closer

Mike Nichols, 2004

Julia Roberts, Jude Law, Natalie Portman, Clive Owen, Colin Stinton, Steve Benham, Nick Hobbs.

 

Sottile, dialettico, implacabile quanto disponibile indagatore dei confini tra essere e lasciare, difendersi e minacciare, nascondersi e riconoscersi. E’ il Nichols classico, dall’Oscar per “Il laureato” a “Conoscenza carnale”, a “I colori della vittoria”. Nichols sa bene che cos’è il teatro, ha ottenuto grandi successi a Broadway. Ed ha portato nel cinema la profondità, anche letteraria, dei dialoghi, più spesso propria del palcoscenico. Nella traduzione in film di questa pièce del drammaturgo inglese Patrick Marber (tradotta in 30 lingue), conferma le proprie doti. Straordinario l’equilibrio che il regista riesce a mantenere tra sincerità e finzione, disvelando falsi sentimenti e rivelando il bisogno di ciascuno di trovare fiducia in sé e nell’altro. Col suo linguaggio solitamente aperto e al limite della provocazione, Nichols racconta le strategie di comportamento, incrociate, di due coppie nella Londra di oggi. Orgoglio e passione, sesso e bugie, identità confuse e ritrovate. Siamo tentati di cercare il “colpevole” finché non ci accorgiamo che il “giallo” è insolvibile, l’interdipendenza tra i protagonisti è praticamente perfetta. Ottima la prova degli attori, specie di Natalie Portman.

 

Franco Pecori

10 dicembre 2004

Il mistero dei Templari

film_ilmisterodeitemplari.jpgNational Treasure

Jon Turteltaub, 2004

Nicolas Cage, Jon Voight, Harvey Keitel, Diane Kruger, Sean Bean,

Justin Bartha, Mark Pellegrino, Chris Plummer.

 

Storia, mito, avventura. Medioevo, era moderna, leggenda metropolitana. Film fantastico, agiografico, celebrativo, per ragazzi, per uomini di fede. Il prodotto è composito. Si rivolge ad un pubblico misto, non proprio spasmodicamente teso al pensiero critico, amante piuttosto di una “suspence illustrata”. I Templari: monaci accolti dal re Baldovino II nel palazzo di Gerusalemme, ex tempio di Salomone, o guerrieri arricchitisi con le Crociate, difensori a pagamento dei valori europei? Il mito della ricchezza accumulata dai cavalieri Templari ed espansa lungo le vie commerciali, nell’Occidente e fino in America, diventa avventura metropolitana nel film di Turteltaub. La ricerca del famoso tesoro è intessuta di avidità e patriottismo, dato che la chiave indiziaria per la ricerca risiede nel retro della carta originale della Dichiarazione d’Indipendenza, firmata da Benjamin Franklyn. Ma la carta è “inaccessibile”, ben custodita a Washington. Medioevo e nuove tecnologie nello stesso piatto d’argento per una ricetta dedicata ai golosi (per non dire agli avidi) della segretezza e del fascino misterioso del dollaro.

Franco Pecori

7 dicembre 2004
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