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09 09 2010
 
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Tickets

film_tickets.jpgTickets

Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach, 2005

Carlo Delle Piane, Valeria Bruni Tedeschi, Silvana De Santis, Filippo Trojano, Blerta Cahani, Klajdi Qorraj, Martin Compston, Gary Maitland, WilliamRuane, Carolina Benvenga.

 

Transitivo. Gente attraversa l’Europa. Sul treno da Francoforte a Roma, un maturo professore, farmacologo, rientra da un viaggio di studio; la vedova di un generale va a commemorare il marito, accompagnata da un giovane in servizio civile; tre fans irlandesi del Celtic seguono la squadra di calcio in trasferta; una giovane albanese, con mamma, figlio lattante e fratello minore, raggiunge il padre in Italia. Tre grandi registi, documentaristi per vocazione, osservano i viaggiatori, ne colgono gesti e comportamenti, rivelando situazioni anche intime: è lo sguardo del cinema, che controlla ciascuno, come il controllore fa con i biglietti. Tempi e spazi, piani e sequenze, dettagli e sfumature, costruiscono il senso di un’Europa sotto incubo (i militari antiterrorismo, i pregiudizi, il razzismo strisciante), ma anche di una speranza di civiltà e di poesia. E a proposito di poesia, una degna posizione di primo piano è assegnata da Olmi a Delle Piane, il quale risponde con adeguata sensibilità al delicato tema del tardivo turbamento amoroso.

 

Franco Pecori

25 marzo 2005

Robots

film_robots.jpgRobots

Chris Wedge, 2005

Animazione: DJ Francesco (vc)

 

Strabiliante tecnologia. La frontiera si sposta di continuo in avanti. Ora vediamo un intero mondo di robot funzionare autonomamente, con un realismo assoluto. Tanto che si pensa all’utopia della “creazione” a propria immagine e somiglianza, mito inarrivabile dell’Uomo. Nel contenuto, nessuna novità sostanziale. A Robot City, il patron Bigweld («Se hai un bisogno, soddisfalo») è attaccato dal rampante Ratchet, che vuole la “rottamazione” totale dei vecchi automi. In mezzo al contrasto, il giovane inventore Rodney, figlio “rimediato” di un robot-lavapiatti. A Robot City troverà gloria e amore. Brillante e simpatico, il film, mentre si affida alle nuove tecniche digitali, sembra rifarsi, nello spirito, al più classico dinamismo dei cartoni targati Disney. Piacerà ai bambini e anche agli adulti, sempre pronti ad intavolare il dibattito - questa volta, il futuro della società automatizzata. Di sicuro, vediamo una tecnologia che “conferma” il mondo così com’è, situazioni, comportamenti, caratteri, problemi: come se, grazie al digitale, tutto il già visto e vissuto potesse ridiventare novità, in una specie di esercizio “creativo” della memoria. E in questo senso la famosa utopia rivive.

 

Franco Pecori

25 marzo 2005

Il resto di niente

film_ilrestodiniente.jpgIl resto di niente

Antonietta De Lillo, 2004

Maria De Medeiros, Rosario Sparno, Imma Villa, Raffaele Di Florio, Lucia Ragni, Enzo Moscato.

 

«La gente vuole stare nei suoi vicoli»? Al dunque, questo è il dubbio, storico dubbio, che emerge alla coscienza dei rivoluzionari napoletani del 1799, quando vedono svanire i sogni e, giacobini, devono cedere alla reazione, a cui il popolo non ha la forza di opporsi. E’ storia. Un pezzo di storia già visitato dal cinema, per esempio dai Taviani con Luisa Sanfelice. Ma stavolta il patibolo non attende Laetizia Casta. La forca vuole Maria De Medeiros. Storia più intelletuale. La regista De Lillo rivive le ultime ore di Eleonora Pimentel Fonseca, attingendo al romanzo di Enzo Striano e ancorando, almeno inizialmente, l’interesse ai sentimenti dell’eroina portoghese. Donna colta, frequentatrice dell’Arcadia letteraria, Eleonora è affascinata dalla Rivoluzione. Sopporterà sulla sua pelle lo strazio della distanza culturale tra disegno teorico e realtà sociale. La traccia del film è persino troppo chiara e netta. Si dimostra essenziale il contributo della De Medeiros, attrice di grande sensibilità ed esperienza (Manoel de Oliveira, Bigas Luna, Teresa Villaverde, Quentin Tarantino).

Franco Pecori

18 marzo 2005

Manuale d’amore

film_manualedamore.jpgManuale d’amore

Giovanni Veronesi, 2005

Carlo Verdone, Silvio Muccino, Luciana Littizzetto, Sergio Rubini, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Anita Caprioli, Sabrina Impacciatore, Rodolfo Corsato, Dino Abbrescia, Dario Bandiera.

David Donatello 2005, Margheria Buy atrnp, Carlo Verdone atnp.

L’amore in quattro capitoli. Si comincia con l’Innamoramento, si attraversa la Crisi, si passa per il Tradimento, si arriva all’Abbandono. Ma alla fine i conti tornano e tutti vissero discretamente contenti. Si sorride e si ride con simpatia, identificandosi facilmente almeno con una delle quattro fasi. Muccino è cresciutello e sempre “piacione”. Verdone è attore in forma. Con Buy e Rubini si sale di tono. Littizzetto fa la vigilessa di se stessa.

 Franco Pecori

 

18 marzo 2005

La fiera della vanità

film_lafieradellavanita.jpgVanity Fair

Mira Nair, 2004

Reese Whiterspoon, Eileen Atkins, Jim Broadbent, Gabriel Byrne, Romola Garai, Bob Hoskins.

 

Londra 1802. La piccola orfana Becky Sharp, figlia di un pittore, sta per prendere il volo verso il riscatto dalla propria condizione. La chiameranno “la governante opportunista”, perché non accetterà mai di restare fuori dalla società che conta. La regista indiana Mira Nair è tornata lo scorso anno a Venezia, dopo il Leone d’oro del 2001 (Monsoon Wedding, Matrimonio indiano), con un filmone tratto dal romanzo di William Makepeace Thakeray (1847). La Nair rilegge Thakerayy in chieve modena e fa di Becky una “femminista”. In effetti, anche se siamo in era romantica, la ragazza non è certo tutta languori. Si muove lucidamente, perseguendo il suo scopo con intelligenza. E la Whiterspoon è brava nel ruolo. Ma il film va oltre questo tema, per rappresentare, anche con spirito, una società in evoluzione. E la regia è particolarmente “vera” quando l’obiettivo si sposta in India, durante il percorso di Becky all’inseguimento del successo nella scala sociale.

 

Franco Pecori

11 marzo 2005

Hitch, Lui sì che capisce le donne

film_hitchluisichecapisceledonne.jpgHitch
Andy Tennant, 2005
Will Smith, Eva Mendes, Kevin James, Amber Valletta, Michael Rapaport, Adam Arkin.

Zero tattica più zero fascino: zero donne. L’equazione è semplice. Semplice anche risolvere il problema, purché ci si affidi a lui, Hitch, che di donne se ne intende. Ci campa bene, lui, con l’insegnamento della materia. Maestro del “rimorchio” e consulente a pagamento, Hitch/Smith non sospetta nemmeno lontanamente del crudele destino che lo attende. Lui che conosce l’arte del raggiungere la felicità con simpatia, lui che sa come difendersi dall’Amore, proprio lui dovrà arrendersi. Il fatto che la “sconfitta” finale si intuisca quasi dall’inizio non toglie che il percorso sia divertente e interessante. Tennant e Smith sanno mantenerlo nel binario di una “manualistica” psicologica intuitiva, in modo che la complessità dei ruoli e delle situazioni, che pure c’è, sia affrontabile da ciascun spettatore con disinvoltura. Grazie alla sapienza comica di Will Smith, assistiamo senza stupirci al miracolo di un umile impiegato (James), non bello, che conquista una donna ricca, “impossibile” per lui. E vediamo sciogliersi il ghiaccio di Sara (Mendes), cronista mondana “senza scrupoli”. Importante sarà crederci.

Franco Pecori

11 marzo 2005

Alfie

film_alfie.jpgAlfie

Charles Shyer, 2005

Jude Law, Marisa Tomei, Nia Long, Susan Sarandon, Jane Krakowski, Sienna Miller, Omar Epps.

 

Salto di generazione. Michael Caine, l’Alfie del 1966, incarnava un donnaiolo inglese, molto “esistenzialista” e molto diverso dai giovanotti del suo tempo. Tanto che fece epoca. Quell’uomo “vissuto”, non proprio bello, ma affascinante a suo modo, è ora un autista di lusso, fresco di dopobarba. Adesso è l’epoca che fabbrica lui. Lui se n’è andato a New York, a Manhattan ovviamente. Esibisce la limousine e fa fuori le donne una ad una, chiamandoci a testimoni del nulla, un po’ spavaldo e un po’ vigliacchetto. Perfetto.

 

Franco Pecori

4 marzo 2005