oltre lo schermo film musica poesia filosofia
10 09 2010
 
Home | News | Festival | Cinema | Film | Mondo | Dicono | Filosofia | Scienza | Musica | Poesia | Chi

Il volo della Fenice

film_ilvolodellafenice.jpgThe Flight of the Phoenix

John Moore, 2005

Dennis Quaid, Giovanni Ribisi, Tyrese Gibson, Miranda Otto, Hugh Laurie.

 

Mongolia. La Tan Sag Basin, base per un pozzo petrolifero, deve essere evacuata. Il pozzo non funzionerà. Il pilota Frank Towns (Quaid) e il copilota AJ (Gibson) arrivano con un cargo per sbaraccare il tutto. Ma ci sarà da sorvolare il deserto del Gobi. Il cargo precipita per una tempesta di sabbia e si crea la tipica situazione di un gruppo di persone isolate dal mondo, senza speranza. Con i due piloti c’è lo staff del campo, riluttante sin dall’inizio a eseguire gli ordini. E c’è anche uno strano personaggio, Elliott (Ribisi), che si rivelerà prezioso. Cast imponente per una variante del microcosmo catastrofico. Il fascino-incubo del deserto è reso adeguatamente, la suspence dell’avventura regge fino alla fine, a patto che non si pretendano grosse novità di genere. Incuriosisce l’”ingegno” di Elliott, il “tecnico” dalla personalità misteriosa in cui nessuno confida e che si applica per tirare fuori il gruppo dalla terribile situazione. Peccato che il titolo stesso del film prefiguri il buon esito dell’avventura: sul fatto che l’”aereo” di fortuna, costruito mettendo insieme un’ala e un motore del cargo andato distrutto, riesca ad alzarsi in volo, nessun dubbio.

Franco Pecori

29 aprile 2005

Saimir

film_saimir.jpgSaimir

Francesco Munzi, 2005

Mishel Manoku, Xhevdet Feri, Lavinia Guglielman, Anna Ferruzzo.

 

Pretende poesia. Al suo primo lungometraggio, premiato a Venezia, Munzi affronta il tema difficile dell’integrazione degli extracomunitari in Italia, scegliendo una storia albanese. Ma non resta al cinema d’inchiesta né al “documentario” post-neoralistico. Pretende poesia. S’immedesima nello sguardo di Saimir (bravissimo Manoku), sedicenne fermatosi col padre Edmond (Feri) vicino al mare di Roma, a cercare una forma di vita, traffico di immigrati, piccoli lavori agricoli. A Munzi interessa ciò che Saimir ha dentro, un groppo difficile da sciogliere. I materiali, gli oggetti, gli ambienti che vediamo sono “veri” e, insieme, rimandano ad una realtà astratta. E’ la pretesa di astrazione che la poesia ha, indipendentemente dal proprio valore. Viene da pensare al primo Antonioni. In superficie, Saimir rifiuta i traffici del padre e si ribella alle diffidenze della ragazzina che ha incontrato. Lascerà anche le occasionali ruberie degli amici rom. Ma nel profondo del ragazzo c’è forse molto di più che un disagio sociale. Munzi lo sente, pretende di sentirlo. E c’è da augurarsi che, fuori - una volta tanto - dalla commedia dei trentenni, il nuovo autore persegua la sua pretesa.

 

Franco Pecori

29 aprile 2005

La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

film_lacaduta.jpgDer untergang

Oliver Hirschbiegel, 2005

Bruno Ganz, Alaxandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Juliane Koehler, Ulrich Matthes, Thomas Kretschmann.

 

Dal Commissario Rex agli ultimi giorni di Hitler il passo non sembrerebbe breve.Ma Hirschbiegel, autore anche di film sperimentali, passa con assoluta dignità dal successo televisivo alla prova della storia. Poco da scoprire, ovviamente, sulla caduta di Hitler. E però, raccontando i 12 giorni finali, il regista ci trasmette un inusuale e profondo senso di dolore. Bruno Ganz incarna un Fuhrer fuori dal facile macchiettismo dei tic e delle isterie. Vediamo un Hitler verosimile, tragicamente irrigidito nel suo ideale di “purezza”. Nel bunker sotto la Cancelleria, Hitler consuma il suo perverso idealismo, insieme a Eva Braun (Kohler), a Goebbels (Matthes), Himmler e Fegelein. Traudl (Lara), ultima dattilografa, osserva e tramanda con crescente sbigottimento. La catastrofe arriva e il Fuhrer emette la sentenza: «Se la guerra è persa, il popolo muoia». Sopra, i berlinesi vivono la loro fine disperata. Poche scene la suggeriscono con efficacia. Terribile è la sequenza della moglie di Goebbels, Magda (Harfouch), che uccide i sei figli nel sonno. Ed è questo il senso anche più largo del film: la mancanza di orizzonte, che chiude i protagonisti nel lugubre destino.

 

Franco Pecori

29 aprile 2005

Gioco di donna

film_giocodidonna.jpgHead in the Clouds
John Duigan, 2005
Charlize Theron, Penelope Cruz, Stuart Townsend, Thomas Kretschmann.
 
Gilda, una che fa tutto ciò che vuole facendo finta di niente. Un po’ anarchica, molto sentimentale, non inibita nel sesso, prende e lascia, seguendo l’istinto di donna. Fa così dai tempi dell’università, Cambridge 1933. Il turbine Gilda (Theron) avvolge le vite di molti, soprattutto di Guy, giovane irlandese che lei, dopo Londra, incontra di nuovo a Parigi e che poi perde, quando lui, idealista, va in Spagna, a combattere contro i fascisti. Con Guy (Townsend) parte anche Mia (Cruz), amica/amante di Gilda, affascinata dallo stesso giovane e attesa da fine violenta. Duigan sembra impiantare il film su una base impressionistica. Però, procedendo il racconto, il contesto storico acquista il suo peso. Parigi è Montmartre ma, dopo il ‘40, è anche il coprifuoco dei tedeschi. E in Spagna c’è la guerra civile. La Storia incombe, fino al “D Day” e alle barricate parigine. Il regista si affida un po’ troppo, forse, alla voce fuori campo, per cucire la linea soggettiva con il background narrativo. Il film mantiene comunque una sua tensione, che verso la fine approda al difficile equilibrio tra destini individuali e credibilità realistica. I protagonisti sostengono il progetto con convincente dignità.

Franco Pecori

29 aprile 2005

Missione tata

film_missionetata.jpgThe Pacifier

Adam Shankman, 2005

Vin Diesel, Lauren Graham, Faith Ford, Brittany Snow, Max Thierrot, Chris Potter, Morgan York, Scott Thompson.

 

Ricordate Dominic? Ricordate lo “svelto furioso”, padrone al volante delle strade di Los Angeles, così “furious” da tentare la scalata alla vetta di James Bond? “Il nuovo Bond”, dissero di Diesel quando si presentò con la triplice “X” tatuata sul collo. Era Xander Cage. Ora si chiama Shane Wolfe. Non lotta contro il russo Yorgi, ma viene spedito a proteggere la famiglia di uno scienziato “segreto”, rimasto vittima dei “cattivi”. Wolfe è un marine di quelli “duri” e si trova a fare da “tata” a 5 piccoli orfani. Il salto di ruolo è brusco e l’impegno sembra “impossibile”. Ma Wolfe/Diesel si dimostra duttile e intelligente nel riciclarsi, da roccioso soldato a protettore affettuoso di una famigliola un po’ scombinata. Compito arduo, sulle prime. Il papero di casa salta al collo dell’”intruso” e lo morde. Ma poi la nuova “tata” saprà imporre la disciplina militare, mentre egli stesso si trasformerà in tenero “padre”, che fa la danza del Panda per addormentare il bambino. Nel frattempo i “cattivi” vengono sconfitti, non senza momenti di “azione” e di batticuore. Film per la famiglia, che rende anche divertente la pedagogia tradizionale.

 

Franco Pecori

22 aprile 2005

Be Cool

film_becool.jpgBe Cool 

F. Gary Gray, 2005

John Travolta, Uma Thurman, Vince Vaughn, Harvey Keitel, Danny De Vito, Cedric The Entertainer, André Benjamin, Steven Tyler, Christina Milian.

 

Dal cinema alla musica. Incisioni, concerti, mafia russa, etichette indipendenti,  Music Awards. Chili Palmer (Travolta) è un gangster molto “cool” e ci fa sembrare tutto divertente. Forse ancora più che in Get Shorty, nulla sfugge al sarcasmo parodistico di Gray. Travolta sfoggia una perfetta maschera di furbizia comunicativa. Insieme a Thurman, fanno il più simpatico concentrato di repertorio cinematografico sul tema “Sabatosera-Pulpfiction”. Si ride, ma c’è anche da riflettere.

 

 

 

 

Franco Pecori

15 aprile 2005

E ridendo l’uccise

film_eridendoluccise.jpgE ridendo l’uccise 

Florestano Vancini, 2005

Manlio Dovì, Sabrina Colle, Ruben Rigillo, Marianna De Micheli, Giorgio Lupano, Carlo Caprioli, Mariano Rigillo, Vincenzo Bocciarelli, Fausto Russo Alesi.

 

A 20 anni da La neve nel bicchiere, Vancini è tornato alla regia per raccontare la Ferrara dei primi anni del ‘500. La corte degli Este è sconvolta, dopo la morte di Ercole I, dalla lotta tra i quattro figli del duca: Alfonso, Ippolito, Giulio e Ferrante. La vita di corte è uno spettacolo di corruzione, mescolato alla cultura (poeta è l’Ariosto) e all’arte (pittore è il Tiziano, ospite da Venezia). Fuori, il mondo contadino arranca negli stenti. Ma il protagonista è il buffone Moschino (Dovì). Al servizio di Giulio e poi di Alfonso, resterà vittima di un’atroce burla. Dramma e comicità trovano in lui l’indice più ricco di senso, per risolvere in paradosso quanto di umano, di buono e di cattivo, c’è nella vita di un povero alla corte dei potenti. “Facile” nella struttura narrativa, colto nel contenuto più interno, il film colpisce per la bravura degli attori (provenienti per lo più dal teatro), insolita nel nostro cinema,per la verosimiglianza dell’ambientazione e del linguaggio; e soprattutto per la capacità di Vancini di suscitare pensieri, non inutili slogan “politicamente corretti”.

Franco Pecori

15 aprile 2005

After the sunset

film_afterthesunset.jpgAfter the sunset

Brett Ratner, 2005

Pierce Brosnan, Salma Hayek, Woody Harrelson, Naomie Harris,

Don Cheadle.

 

Smettere o non smettere, questo è il problema. Un altro diamante? No grazie, dice Lola (Hayek) a Max (Brosnan), ora che loro due, ladri di prima categoria, se la godono ai Caraibi. Lola vorrebbe che lui si mettesse “in pensione” con lei. Ma la tentazione è forte, arriva sull’isola il famoso, terzo diamante di Napoleone. L’Fbi (Harrelson) è poco più che un comico di spalla e tutto si gioca sulla “simpatia” della bella coppia di ladri. Un po’ di “007″ e molti drink con l’ombrellino, in un Paradise da fare invidia all’immaginario di piloti e hostess, quelli di una volta.

 

Franco Pecori

8 aprile 2005

La febbre

film_lafebbre.jpgLa febbre

Alessandro D’Alatri, 2005

Fabio Volo, Valeria Solarino, Vittorio Franceschini, Massimo Bagliani, Gisella Burinato, Thomas Trabacchi, Gianluca Gobbi, Paolo Jannacci, Julie Depardieu, Alessandro Garbin, Cochi Ponzoni, Arnoldo Foà.

 

Aprire una discoteca insieme a tre amici o accettare il posto fisso al Comune? Nessuna delle due risulterà la soluzione buona per Mario, giovane geometra di provincia (il film è girato a Cremona), con le smanie dentro, smanie tipiche della generazione di scontenti di oggi, sospesi nell’incertezza di un futuro italiano e nella vaghezza di un’identità personale da trovare, non rinunciando ad una memoria storica. Smanie che danno la febbre, smanie d’amore. Mario (ottimo Volo) è soprattutto un sentimentale. La sua vita cambia quando s’innamora. E sarà Linda (Solarino), con la sua colta naturalezza, fatta di poesia, a ridare energia alla sua radice, tendente al creativo. Famiglia? Patria? Lavoro? Sì, pensa Mario, ma in una società meno meschina. Intessuto di metafore, alcune anche troppo esplicite, il film mantiene tuttavia il messaggio politico in una discreta dimensione estetica: non tanto - sembra - per ansia di “correttezza” televisiva (produzione Rai), quanto per un’esigenza interna del regista, più propenso al non-detto dell’arte.

 

Franco Pecori

1 aprile 2005

Miracolo a Palermo!

film_miracoloapalermo.jpgMiracolo a Palermo!

Beppe Cino, 2004

Tony Sperandeo,Vincent Schiavelli, Luigi Maria Burruano,

Maria Grazia Cucinotta, Michele Lucchese, Valentina Graziano, Marco Correnti.

 

Miracolo alla corte dei miracoli. L’obbiettivo si è fermato sul microcosmo di “Sparagna”, piccolissimo commerciante-ricettatore della Palermo più degradata, e del gruppo di “sfortunati” tendenti alla piccola delinquenza mafiosa. Lo scenario è di per sé metafora di una situazione più grande, facile da intuire. La vita quotidiana è regolata da nefaste abitudini di sopraffazione e di prepotenza, che determinano un sistema culturale rigido, da cui sembra impossibile uscire. Ma… Tutto dipenderà, lascia immaginare il regista, dalla positiva evoluzione del sentimento di Totò, figlio dodicenne di Sara, rimasta sola perché il marito è stato ammazzato. Totò, che ha visto gli assassini, medita la vendetta. Ma coltiva anche un sentimento per Lina, più grande di lui, che però è già un ometto. E’ qui il punto in cui la catena potrà spezzarsi, miracolosamente, come in una fiaba o in un sogno. Il sogno si avvererà? Nella realtà, non sappiamo. Certo non sarà facile rompere la protezione stilistica, la fitta trama allusiva, che a tratti sfiora il bozzetto e che rende il film difficile da utilizzare quanto semplice da capire.

 

Franco Pecori

1 aprile 2005