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09 09 2010
 
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Romanzo criminale

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Romanzo Criminale

Michel Placido, 2005

Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria,

Stefano Accorsi, Riccardo Scamarcio, Anna Mouglalis,

Jasmine Trinca, Gigi Angelillo.

 

Storia? Mito, piuttosto. E’ il punto da cui partire per parlare del film tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato a Roma. Dopo la “meglio gioventù” di Giordana, la gioventù peggiore di Placido, nella vicenda della gang romana degli anni ‘77-92. I banditi della Magliana, che divennero “eroi” della malavita, furono anche testimoni inadeguati della storia, personaggi su cui gravarono implicazioni forse troppo importanti. Alle prese con l’arduo equilibrio tra ricerca e racconto, Placido stringe l’ obbiettivo sugli attori e sull’ambiente con fare televisivo, di quel tanto che gli permette di non essere completamente esplicito nella lettura di un’epoca e, insieme, di trasmettere il senso del “mistero” esistenziale che incombe sul destino dei banditi. Romanzo, dunque, a pieno titolo. La strage di Bologna e il rapimento di Moro,visti da ragazzi venuti dal “minorile” e già da allora “morti” per il dire “Sissignore”, non sono riferimenti tali da scarnificare il pathos e restituire alla storia temi come mafia e ricchezza, polizia e pulizia, droga e politica.

Franco Pecori

30 settembre 2005

Les amants réguliers

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Les amants réguliers

Philippe Garrel, 2005

Louis Garrel, Clothilde Hesme, Julien Lucas, François Toumarkine

Venezia 2005, Leone d’argento, William Lubtchansky (foto).

 

La lunga sequenza sugli scontri tra manifestanti e polizia, nella Parigi ‘68, quasi in apertura di film, dice subito che siamo lontanissimi dal “Tg”. Le radici di Garrel sono nella Nouvelle Vague francese, quando la riscoperta del cinema si fondò nella coscienza del linguaggio. E lo stile non è qui solo esibito, ma funzionale al tono riflessivo di un film che, anche dopo I sognatori di Bertolucci, non vuole certo essere un “documentario”. Garrel, insomma, non fa un semplice “com’eravamo”. Nel caso di questa riflessione sul ‘68 e sul suo seguito, l’approccio stilistico che riafferma un cinema che non siamo più abituati a vedere, di stampo non-internazionale e tutto francese, serve per dare la dimensione amara e sconsolata del destino di quei giovani che in quegli anni si ubriacarono di “rivoluzione” e “anarchia”. Man mano che il film procede, con sequenze lente e rispettose dei dialoghi essenziali, si ha la sensazione che tutto si vada sciogliendo, che l’utopia di un mondo speciale e diverso, fumate di oppio comprese, si dissolva fatalmente e resti “poesia”. E tutto ridiventa “normale”, anche l’amore.

Franco Pecori

30 settembre 2005

Vita da strega

film_vitadastrega.jpgBewitched

Nora Ephron, 2005

Nicole Kidman, Will Ferrell, Shirley MacLaine, Michael Caine.

 

I nomi, quando corrispondono a vere “persone” (attori), sono importanti. E in questo cast sono decisivi: Caine e MacLaine per l’indispensabile ironia, essendo il film la rilettura “personale” di una sitcom televisiva anni ‘60; Kidman e Ferrell, perché la cosa più difficile, in una commedia brillante, è fare gli “scemetti” senza nauseare lo spettatore dopo tre minuti. Ma c’è qualcosa anche di più importante, un’aria che circola per tutto il film: la consapevolezza del linguaggio, ben oltre la semplice parodia. Sotto il sorriso e la smorfietta, la storia di Isabel/Samantha, la “strega” che vuole essere “normale”, e di suo padre Nigel, il mago che a rientrare nella normalità non ci pensa, nasconde uno stimolante confronto tra televisione e cinema sul tema di finzione e realtà. Il confronto è magistralmente rivelato nei momenti-chiave dal narcisismo di Iris/Endora (MacLaine), vecchia strega di famiglia, che non sa comportarsi davanti alla telecamera. «Come fai a sapere se qualcuno ti ama per quello che sei?», si chiede Isabel. Impariamo che, forse, la Tv non aiuta. Comunque ci assale la domanda: e se Pupo, che in Tv sembra finto, fosse vero?

 

Franco Pecori

30 settembre 2005

Non bussare alla mia porta

film_nonbussareallamiaporta.jpgDon’t come knocking

Wim Wenders, 2005

Sam Shepard, Jessica Lange, Tim Roth, Gabriel Mann, Sara Polley, Fairuza Balke, Eva Marie Saint.

 

Anche lasciando stare la metafora dell’attore western al tramonto, che fugge dal set come dalla vita e poi ritrova la vita attingendo alla radice materna e alla famiglia dispersa in un passato stravissuto, anche così l’inconfondibile malinconia di Wenders impone al racconto il proprio senso di amaro distacco. Proveniente da Cannes e Locarno, il film offre momenti di poesia, alternati a un certo manierismo che richiama le atmosfere di Paris,Texas (1984), senza più avere, però, la forza emozionale di allora. Attori bravissimi.

 

Franco Pecori

30 settembre 2005

La damigella d’onore

film_ladamigelladonore.jpgLa demoiselle d’honneur

Claude Chabrol, 2004

Laura Smet, Benoit Magimel, Aurore Clément,  Isolde Barth, Solene Bouton Jacqueline Cassard, Thomas Chabrol.

 

Rispettoso del giallo di Ruth Rendell, Chabrol non dimentica certo se stesso. La storia di Senta, la damigella d’onore che al matrimonio di Philippe fulmina lo sposo con la sua passione irresistibile e gli chiede poi di uccidere uno sconosciuto come prova d’amore, produce, nelle mani del regista francese, una strana suspense. Chabrol è nato nel 1930 e il suo, oggi, è un raro esempio di cinema “antico”. Ovviamente non è una parolaccia. I nuovi “maestri” sono tanti, ma l’antica lezione resta. Il film, fuori concorso a Venezia nel 2004, conferma l’arte di Chabrol, di costruire una suspense non meccanica, di creare nello spettatore la sensazione precisa che, proprio mentre sembra che non stia succedendo niente, qualcosa succeda. Un qualcosa di misterioso, una specie di angoscia che viene dalla verosimiglianza del racconto e, insieme, da una certa tensione paradossale, coinvolge il destino dei personaggi. A visione ultimata, ci si rende conto che Senta (perfetta Smet) è una psicopatica. Ma durante il film, si era presi dall’ombra del dubbio (Hitchcock).

 

Franco Pecori

23 settembre 2005

Dear Wendy

film_dearwendy.jpgDear Wendy
Thomas Vinterberg, 2005
Jamie Bell, Bill Pullman, Michael Angarano, Danso Gordon, Novella Nelson.

Proprio dal gruppo “Dogma 95″, fondato per darsi nel cinema regole rigidissime, continuano a venire film dialettici, nella sostanza e nella forma. Scritto da Lars Von Trier, il film di Vinterberg, conferma una certa vocazione alla provocazione intellettuale, con un racconto “semplice” e inquietante. Protagonista è Dick (Bell), un ragazzo che vive, in una sperduta cittadina mineraria americana, isolato e scontroso. Ha rifiutato di seguire il padre in miniera e sente una profonda mancanza di affetti. S’innamorerà di un oggetto. Dick è un “bravo ragazzo”, come dice lo sceriffo; convinto pacifista, non riesce a staccare gli occhi da una vecchia pistola che trova in un negozio ammuffito. E chiama l’irresistibile amore col nome di Wendy. Proprio alla dolce Wendy scrive (lo vediamo all’inizio) la lettera-confessione, prima della drammatica fine. Che non è soltanto la “ovvia” conclusione armata di una tensione compressa, complessata; ma è l’esito “estetico” di un idealismo pericoloso, che traduce in arma da fuoco la cultura della “forza” interiore, del “riscatto” individuale e settario. Dick ha pure formato un gruppo, gente che odia la violenza e ama le pistole.

Franco Pecori

23 settembre 2005

Good night, and good luck

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Good night, and good luck

George Clooney, 2005

David Strathairn, Alex Borstein, Robert John Burke, David Christian, Patricia Clarkson, George Clooney, Jeff Daniels

Venezia: David Strathairn (at), George Clooney, Grant Heslo (sc).

 

Impegnato. Non tanto nel giudizio negativo, piuttosto scontato ormai, sull’operato di Joseph McCarthy, contro i comunisti, veri o presunti, di cui si occupò negli anni ‘50 il Comitato parlamentare per le Attività Antiamericane, presieduto appunto dal senatore del Wisconsin; quanto per la capacità di Clooney di dare vita scenica al suo “film-inchiesta”, con una regia sobria e insieme emozionante. L’ansia che nei momenti di maggiore tensione coglie lo spettatore ne è la prova. Siamo nel 1953, primi anni della Tv. “Good night, and good luck” è la formula con cui l’anchorman Edward R.Murrow (grande prova di Strathairn) saluta i telespettatori alla fine di ogni trasmissione. La redazione della Cbs non si ferma davanti ad alcuna pressione. Si può immaginare la tensione che Murrow e i suoi colleghi provano al momento di andare in onda. Ed è appunto la suspence che Clooney fa arrivare fino a noi, restituendo all’argomento il palpito di un’attualità che va oltre il tema “storico” dell’anticomunismo. Ricordiamo che Clooney, qui alla seconda regia, aveva esordito con “Confessioni di una mente pericolosa”, altro film di argomento mass-mediologico.

16 settembre 2005

La bestia nel cuore

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La bestia nel cuore

Cristina Comencini, 2005

Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Angela Finocchiaro, Stefania Rocca, Giuseppe Battiston, Francesca Inaudi, Roberto Infascelli

Venezia: Giovanna Mezzogiorno (atr)

 

“Tutto sembra, nelle famiglie. Cosa sia vero non lo sai mai”. Il nodo che Sabina/Mezzogiorno ha nel cuore è il tema del film che la Comencini ha tratto dal proprio romanzo. E’ il tema difficile, e purtroppo spesso attuale anche nella realtà, delle molestie di un padre sui figli piccoli. Sabina ama il marito Franco/Boni, attore in Tv, ma, dopo un brutto sogno, sente un’angoscia crescere dentro. Ha bisogno di parlare col fratello Daniele/Lo Cascio e lo va a trovare in America, dove insegna. Il viaggio sposta le realtà quotidiane di Sabina: l’amicizia con la non vedente Emilia/Rocca, che la sostituisce con Maria/Finocchiaro, moglie tradita; il lavoro di doppiatrice di telefilm; e persino il rapporto con Franco lasciano il posto al profondo nel cuore. La regista non distoglie il tema dalla sostanza narrativa. Immagini e sceneggiatura vanno d’accordo e, intanto, sono anche una riflessione, a tratti molto simpatica, sul linguaggio del cinema e della Tv. Si piange e si ride: mai per richiami all’ovvietà, ma per la specifica situazione del racconto. Il finale lascia sapientemente alle nostre coscienze la doverosa riflessione.

 

Franco Pecori

8 settembre 2005

I giorni dell’abbandono

film_igiornidellabbandono.jpgI giorni dell’abbandono

Roberto Faenza, 2004

Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregovic, Alessia Goria.

 

Mario/Zingaretti ha “un vuoto di senso”. Dice proprio così. E lascia la moglie Olga/Buy dopo dieci anni di matrimonio. Da questo momento, il film di Faenza è tutto sulle spalle della protagonista, che se la cava benissimo, dando al ruolo sfumature di nevrosi che al cinema, quando l’attrice c’è, funzionano. Funziona meno, invece, il binario letterario (dal romanzo di Elena Ferrante) in cui la scena è costretta, con il racconto parallelo fuori campo che non aggiunge poesia. Il personaggio dell’inquilino del piano di sotto, il violoncellista straniero (Damian/Bregovic), ha una consistenza metaforica non sufficiente a giustificare la “rinascita” di Olga, dopo i giorni dell’abbandono. E ciò che resta del film è tutto nel valore di umanità che la Buy riesce a trasmettere con la sua tecnica soggettiva. Non è poco. Ed è sufficiente a salvare le buone intenzioni di Faenza, che da Prendimi l’anima a Alla luce del sole, non smette di cercare ragioni serie di vita, nel difficile contesto attuale. Quest’ultimo lavoro è forse il più intenso, anche se forse il meno realizzato.

Franco Pecori

6 settembre 2005

Romance & Cigarettes

film_romanceandcigarettes_us.jpgRomance & Cigarettes

Joun Turturro, 2005

James Gandolfini, Kate Winslet, Susan Sarandon, Christopher Walken, Steve Buscemi, Mandy Moore.

 

Very very Pop. Turturro si aggiorna a mille all’ora e sfodera il musical “operaio”. Ricordate il nostro Mimì metallurgico? Una bazzecola. Qui il metallurgico canta e balla. E tutto ciò che gli sta attorno, moglie e prostituta comprese, sa di sana e veritiera volgarità. Sboccato e visionario, il film conferma il vecchio detto: canta che ti passa. E alla fine, qualcuno della famiglia si fa coraggio e si schiera apertamente dalla parte del pubblico: «Siamo una famiglia di matti, ma c’è amore qui».

 

Franco Pecori

6 settembre 2005
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