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09 09 2010
 
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Vizi di famiglia

film_vizidifamiglia.jpgRumor has it

Rob Reiner, 2005

Jennifer Aniston, Kevin Costner, Shirley MacLaine, Mark Ruffalo, Richard Jenkins, Mena Suvari.

 

Ricordate Il laureato? Ispirato a una storia vera. L’intrigo accattivante di Benjamin/Hoffman con la signora Robinson e con la di lei figlia pare avesse avuto un fondamento nella realtà. Il film di Mike Nichols (1967) fece epoca, divenne una delle chiavi di lettura della rivolta giovanile verso le ipocrisie borghesi. A distanza di 40 anni, Sarah, fidanzata, scontenta della vita e scontrosa con la famiglia, entra in ansia quando comincia a sospettare che proprio i suoi possano aver ispirato quella imbarazzante storia. «I Robinson siamo noi!», esclamerà la protagonista (Aniston, prestante ma un po’ “teorica” nei panni di una Sarah morbosamente attratta dall’”inchiesta” sul lontano matrimonio dei genitori). Mentre nella sonnolenta Pasadena sta per sposarsi la sorella minore, Sarah scova l’uomo (un Costner in gran forma) che sedusse sua madre qualche giorno prima delle nozze. E quell’uomo, che potrebbe essere suo padre, attrae anche lei. Ci penserà la nonna Katharine (una MacLaine, di film in film, sempre più energica e spiritosa) a chiarire tutto. La commedia, pur sostanziata di elementi drammatici, è divertente, ben articolata, mai macchinosa.

 

Franco Pecori
 

23 dicembre 2005

Reinas - Il matrimonio che mancava

film_reinas.jpgReinas

Manuel Gomez Pereira, 2005

Carmen Maura, Marisa Paredes, Veronica Forqué, Mercedes Sampietro, Betiana Blum, Raul Garcia, Daniel Hendler, Unax Ugalde, Gustavo Salmeron, Hugo Silva, Raul Jimenez, Lluis Homar.

 

«Come cambia il mondo», dicevano i nonni. Cambia in fretta. Tempestivo, così definisce il film il regista spagnolo. La legge sul matrimonio tra omosessuali è stata approvata in Spagna il 30 giugno 2005. «La disciplina del matrimonio nel diritto civile contemporaneo ha riflesso i modelli e i valori dominanti nelle società europee occidentali», recitava il Progetto di legge, il 21 gennaio 2005. E Reinas è la storia di cinque “regine”, madri impegnate nei preparativi di nozze dei loro figli maschi, omosessuali. Il tema è esplicito, ma il film di Gomez Pereira non risulta opportunistico. La commedia, divertente, mantiene l’obbiettivo puntato soprattutto sui personaggi femminili, le cui storie rappresentano bene un ventaglio di situazioni tipiche del mondo attuale. Fredda e lucida, la regìa non perde di vista il disegno, lasciandosi andare solo a tratti a qualche tentazione macchiettistica. Le cinque attrici danno ai loro ruoli un’apprezzabile sostanza umana. Ironica e simpatica la Paredes, nel tira-e-molla col suo giardiniere (Homar). La loro storia, “antica” e non tradizionale, è il raccordo più riflessivo nel complesso tessuto corale.

 

Franco Pecori

23 dicembre 2005

Le cronache di Narnia

film_lecronachedinarnia.jpgThe Chronicles of Narnia: The Lion, the Witch and the Wardrobe
Andrew Adamson, 2005
Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Tilda Swinton, James McAvoy, Jim Broadbent.

Narnia, foresta incantata da 100 anni per la maledizione della strega Jadis, affascina la piccola Lucy e i suoi fratelli, Edmund, Peter e Susan. Siamo in Inghilterra, durante la 2a guerra mondiale. I 4 bambini trovano riparo lontano da Londra, nella casa di un vecchio professore. Giocando a nascondino, Lucy entra in un armadio, al fondo del quale si apre un paesaggio ghiacciato, dove la piccola incontra il fauno Tumnus. Tornerà a cercarlo con i fratelli e insieme scopriranno un mondo di favola, incantevole e terribile. Dai racconti di C. S. Lewis, scritti a metà degli anni ‘50, il film targato Walt Disney è ricco di avventura e fantasia e, insieme, si mantiene solidamente agganciato alla realtà di eterni sentimenti, comprensibili specialmente ai bambini: il bene e il male, l’egoismo, la generosità, il potere, la lealtà, il tradimento, la verità, la bugia. A Narnia è vietato aiutare gli umani, Jadis ghiaccia con un gesto chiunque si ribelli. Un odio diffuso riduce tutti a belve degradate. Ma il leone, vecchio re della foresta, saprà riscattarsi, coinvolgendo in una grande battaglia finale i 4 piccoli protagonisti. Più magico di Harry Potter.

Franco Pecori

21 dicembre 2005

A history of violence

film-a_history_of_violence.jpgA history of violence
David Cronenberg, 2005
Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Ashton Holmes, Heidi Hayes, Peter MacNeill, Greg Bryk.

“Avrei dovuto ucciderti a Philadelphia”. E’ la prima battuta chiave, da tenere presente. La dice Tom Stall (Mortensen) in un momento cruciale per lui, minacciato dal suo persecutore, il quale gli parla di una vicenda lontana. Vicenda che avrà il secondo punto critico nel sottofinale, quando il fratello, “altolocato”, sarà sarcastico con Tom (ma è questo il suo vero nome?), per aver egli creduto di poter cambiare vita. E qui la seconda frase: “Il sogno americano…te la sei bevuta”. Ora il thriller si scioglie. Thriller, ma anche intensa storia d’amore, di Tom e di Edie (Bello), la donna che crede in lui e con lui subisce l’”insensata” aggressione di Carl (Harris), il persecutore spuntato dal nulla. Tom e Edie vivono con due figli tranquillamente a Millbrook, nell’Indiana. Un giorno Tom, nel suo negozio, uccide due malviventi e diventa “eroe”. Vuole starsene in pace, ma ecco Carl, che dice di sapere del suo passato e minaccia la sua famiglia. E’ qui che la passione di Edie e di Tom dà profondità al film, mentre la violenza si rivela. Da Cronenberg ancora un racconto che scopre, provocatorio e ambiguo, le diverse facce della “normalità”.

Franco Pecori

16 dicembre 2005

Parole d’amore

film_paroledamore.jpgBee season

Scott McGehee e David Siegel, 1964

Richard Gere, Juliette Binoche, Flora Cross, Max Minghella.

 

Parole e pensiero. Questo film richiede maturità. La piccola Eliza (Cross) ha la fissa delle gare di spelling (dire parole lettera-per-lettera). Negli Usa si usa molto. Saul, suo padre (Gere), la incoraggia: con le parole si può arrivare all’orecchio di Dio. Siamo sul filo del misticismo, come se il pensiero classico - Socrate, Platone, Kant - non potesse aiutare a capire la crisi di una famigliola “per bene” dell’America postmoderna. Saul e la moglie Miriam (Binosce) annaspano nell’alienazione quotidiana, cercano le parole per dirsi la verità, ma non è facile. Miriam sente che Saul non la pensa e, così, coltiva il suo vizio segreto, di rubare la “luce”. Il figlio più grande, Aaron (Minghella), vede arancione, cioè Krishna, facendo arrabiare Saul, che sente sfuggirgli il controllo del ragazzo. Eliza, intanto, vede colombe volare. E sarà proprio uno di tali “voli” a darle la chiave risolutiva, non più soltanto della gara di spelling. Curiosa questa Binoche, uscita dalla Mary di Abel Ferrara e ancora immersa nella “confusione”. E un po’ facile il Saul di Gere, inconsapevole nella ricerca del senso delle parole. Certo, utto si aggiusterà. Ma attenzione al pensiero, ché rischia di sfuggire.

 

Franco Pecori

16 dicembre 2005

Ti amo, in tutte le lingue del mondo

Ti amo, in tutte le lingue del mondo

Leonardo Pieraccioni, 2005

Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello, Marjo Berasategui, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini, Giulia Elettra Gorietti, Francesco Guccini.

 

Comico, commedia, farsa: Pieraccioni, forse perché coinvolto “fisicamente” nel corpo del film, sembra usare la regia come veicolo di slalom tra i generi. Cerca una sua autenticità da sempre, ma sembra non trovarla ancora. Situazioni e battute si condizionano reciprocamente. Si ride come al bar con gli amici, o come davanti alla Tv il sabato sera; e subito viene da pensare un po’ più in profondità. Ma ecco, la situazione cambia: non c’è tempo per riflettere. Le “lingue del mondo” sono quelle usate dalla liceale Paolina (Gorietti), nei biglietti d’amore per Gilberto (Pieraccioni), professore di ginnastica. E’ il tormentone. Ma è soprattutto la scusa per dipanare la vicenda, paradossale ma non troppo, realistica ma non tanto, di un uomo che vive con spirito i “disagi” della vita. La moglie non è seria, il fratello (Panariello) è un po’ scemo, la nuova fiamma (Berasategui), psicologa degli animali, si rivela essere la madre di Paolina; il preside (Guccini) non capisce niente e spedisce Gilberto a insegnare nel paesello di montagna. Ma si sa, all’improvviso arriva il paradiso. E rapidamente tutto si ricompone.

 

Franco Pecori

16 dicembre 2005

Natale a Miami

film_nataleamiami.jpgNatale a Miami

Neri Parenti, 2005

Massimo Boldi, Christian De Sica, Massimo Ghini, Vanessa Hessler, Paolo Ruffini, Francesco Mandelli, Giuseppe Sanfelice, Raffaella Bergè.

 

Fuga dalle “corna”.Traditi dalle mogli, Massimo, Giorgio e suo figlio Paolo colgono l’occasione del Natale per “dimenticare” a Miami. E non sarà una vacanza semplice. Pare che, con questo, Boldi e De Sica abbiano finito i Natali insieme. Perdita grave per i loro fedeli. Per gli snob del successo, il peggio non sarà morto. Ma la bravura dei due comici non si discute, rafforzata anche dalle simpatiche uscite in Tv. Per gli entusiasti dei precedenti “Natale a..”, un’altra occasione di goduria.

 

Franco Pecori

16 dicembre 2005

King Kong

film_kingkong.jpgKing Kong

 Peter Jackson, 2005

Naomi Watts, Jack Black, Thomas Kretschmann, Colin Hanks, Jamie Bell.

 

Com’è umano King Kong! Più di tanti uomini, è generoso e sentimentale. Muore per “amore” di una bionda (Watts), turbata a sua volta dal bestione che la difende da feroci animali “preistorici”. Emerso dalla notte dei tempi, King Kong muore anche per la stupidità dei vampiri, che sfruttano il “mostro” esibendolo a teatro. E’ il senso principale della favola, risaputa ma riattualizzata dalla maestria spettacolare di Peter Jackson, già regista del Signore degli Anelli. Questo King Kong si può leggere a diversi livelli, senza che si attenui l’interesse. Legittima, anzitutto, la lettura ingenua: stupore per le situazioni estreme in ambiente “irreale”, fantastico. Speciale, poi, l’abilità di Jackson nell’uso di sofisticate tecniche come fossero “rudimentali” riprese d’una realtà lontana, mantenendo un’aura Anni Trenta, che dà al film la giusta prospettiva culturale. Terzo livello, le velleità cinefile del personaggio di Black, regista sospeso tra documentario e finzione e, in realtà, spietato cacciatore di occasioni di successo. Ancora possibile, ma consunta, la lettura psicoanalitica: la bella e la bestia. Ma è pur sempre un motivo sotterraneo, che l’inconscio non rifiuta.

 

Franco Pecori

16 dicembre 2005

Memorie di una geisha

film_memorie_di_una_geisha.jpgMemoirs of a geisha
Rob Marshall, 2005
Ziyi Zhang, Ken Watanabe, Michelle Yeoh, Gong Li, Koji Yakusho

La geisha ha coscienza di sé: un gradino per qualcos’altro. Serva per fame in una casa di geishe, la piccola Chiyo diventerà una delle più affascinanti “artiste” dell’intrattenimento. Segretamente innamorata dell’uomo che da bambina le offrì un gelato, Sayuri (Ziyi Zhang) attraversa le dolorose fasi del “riscatto” di donna in un mondo - siamo nel Giappone di fine anni ‘30 e inizio ‘40) - in rapida evoluzione: soffre, lotta, conquista il diritto alla vita per sé, ricade nella miseria e ridona poi se stessa per avere l’amore, l’unica cosa che ha sempre voluto. Hatsumomo (la divina Gong Li,che approda in America passando per il Giappone) è l’antagonista, delicata e perfida, feroce nella gelosia, avida, aggressiva e miracolosamente attraente: dà al film la profondità necessaria per andare oltre il romanzone romantico, oltre il ventaglio, il kimono e il fiore di loto. Marshall, il regista, conferma il dono di farci sentire vicine epoche passate (primo esempio, “Chicago”). Straordinaria l’intuizione di affidare a due attrici cinesi il ruolo di geishe. Precisione e vaghezza, storia e licenza poetica si fondono in nome di un’arte comunicativa, che trasmette il senso di un mistero melanconico e coinvolgente.

Franco Pecori

16 dicembre 2005

Shanghai dreams

film_shanghaidreams.jpgQing Hong

Xiaoshuai Wang, 2005

Yuanyuan Gao, Bin Li, Xueyang Wang, Anlian Yan, Hao Qin, Yang Tang.

Cannes 2005, Gran Prix della Giuria.

 

Guiyang, un villaggio cinese della metà degli anni ‘80, abitato da operai trasferitisi da Shanghai 20 anni prima per ordine del governo, al fine di realizzare, all’interno del Paese, la “Terza Linea di Difesa” contro la minaccia sovietica. Il sogno di tutti è di tornare in città. Lo sogna Qing Hong (Gao), 19 anni, studentessa, e lo sogna suo padre. La vita nel villaggio è ormai senza futuro. I giovani scalpitano, tra tacchi alti e lettere d’amore. I genitori faticano a mantenere l’educazione tradizionale. Un giorno tutto finirà. Gran Prix della Giuria a Cannes, il film di Wand (autore anche de Le biciclette di Pechino, premiato a Berlino 2001) ha la forza della poesia non manieristica, di un cinema semplice, che rappresenta con passione un’importante passaggio della storia cinese moderna. Nello snodarsi lento della vicenda, ci sembra di vivere con la gente di quel villaggio, indietro nel tempo, dove le ragazze timide guardano i ragazzi ballare tra loro e dove lo stupro è punitocon la fucilazione. E sogniamo anche noi la nostra Shanghai, «una vita migliore, forse là, da quella parte…». In un ilm così non c’è spazio per i popcorn e non è cosa di tutti i giorni.

 

Franco Pecori

9 dicembre 2005
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