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09 09 2010 |
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Arrivederci amore, ciao
Michele Soavi, 2005 Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari, Alina Nedelea.
«A me basterebbe che smettesse di piovere». Lo dice Giorgio/Boni al compagno, che, sotto la pioggia incessante del Centro America, lo “informa”: «E’ finita la rivoluzione». Una radio annuncia la caduta del Muro e la Caselli canta «Arrivederci amore, ciao». Dicembre 1989. Giorgio, terrorista di sinistra sfuggito all’ergastolo, decide di cambiare. Rientrerà in Italia e tornerà “normale”. Dal romanzo di Massimo Carlotto, il film di Soavi. Dall’horror di matrice Argento al noir a forti tinte. Netta la condanna di certi esiti della lotta politica armata in Italia. La revisione del processo, che farà di Giorgio un uomo di nuovo libero, non è che il primo filo di un intreccio di corruzione, criminalità , compromessi. Giorgio si accorda con Anedda/Placido, uomo Digos, avido e pronto a tutto. Droga, locali equivoci, passioni scomposte (”carnale” Isabella Ferrari), rapine: l’inferno. E la “riabilitazione”, il matrimonio borghese con la brava ragazza del Nordest. Ma ricompare Anedda e il nero si fa ancora più nero. Caduta di valori, nessun innocente. Stile inequivocabile, taglio da fiction, il film cede a volte alla tentazione dell’urlo (Boni). Placido si salva in chiave grottesca, con humor.
Franco Pecori 24 febbraio 2006
Syriana
Lo sceneggiatore premio Oscar per il film “Traffic” di Soderbergh passa alla regia. E dal tema della droga passa a quello del petrolio. Non semplice. Fatto per discutere. Nessuno ha tutta la ragione, nessuno ha completamente torto. Dipende dal punto di vista. E il film offre tutte le sfaccettature. L’impressione è di un “approfondimento” del Tg, un Tg serio, tendente all’obbiettività . Oriente, Occidente, religione, affari, integralismo, riformismo e via dicendo. Difficile uscirne. Partiamo dalla fine. Se un ragazzo si lancia, missile umano, contro una nave cisterna, lo schermo è in difficoltà : diventa bianco. Ma non è qualunquismo. Qualcuno, nel film, si era chiesto se gli affari con i paesi esteri debbano essere un “vergognoso segreto”. Segreta è la missione di Bob (Clooney), agente Cia incaricato di far fuori Nasir, principe di un Paese del Golfo che ora si volge ai cinesi. Sotto copertura, Bob si ritroverà sotto minaccia della stessa Cia. Le frontiere del lecito sono mobili. E anche un giovane lavoratore dei campi petroliferi se ne accorge. Dopo Good night and Good Luck, Clooney conferma la sua propensione all’impegno. Franco Pecori 24 febbraio 2006
Transamerica
Una volta si scherzava, con Lemmon, Curtis e Monroe (A qualcuno piace caldo, 1959); poi, con Hoffman (Tootsie, 1982), si entrò nel dramma. Ma lo scambio di ruoli uomo/donna restò comunque al “travestimento”. Qui passiamo al tema “transessuale” e il corpo si unisce allo spirito in modo più profondo. La grande interpretazione di Huffman (Golden Globes) è tutt’uno col film, ne manifesta l’essenza, gestendo magistralmente il sentimento/necessità di essere donna in un contesto come la provincia americana. Ci voleva humor. Immersa nella “normalità ” della vita regolare, la decisione di Bree di sottoporsi all’intervento che la renderà donna non è facile. Il suo problema è di non essere un’eccezione. Ma scopre di avere un figlio e deve anche pagare una cauzione per farlo uscire dal carcere. Bree ha studiato antropologia, ma il “paesaggio” culturale che deve attraversare per raggiungere la sua meta costituisce un confronto durissimo. La sceneggiatura non la fa sentire sola, equilibrando compiutamente il rapporto col ragazzo (bravo Zegers) da “educare” e dosando psicologia e comportamenti secondo il giusto svolgimento della vicenda. Un sorriso e una lacrima. Franco Pecori 10 febbraio 2006
Orgoglio e pregiudizio
Prima metà dell’Ottocento, campagna inglese. L’aristocrazia è impegnata in balli, ricevimenti, combinazione di matrimoni. Le ragazze di rango inferiore aspirano a salire il gradino. La signora Blethyn ne ha da sistemare cinque. Joe Wright, premiato regista di miniserie televisive, traduce per il grande schermo il romanzo di Jane Austen (Pride and prejudice,1813), scrittrice di straordinarie doti di psicologa e dallo stile levigato e ironico. Il film che ne risulta ha il merito di oltrepassare l’involucro formale e di trasmettere autentiche emozioni. Il linguaggio che si parla, nel film come nel romanzo, è del tipo che per rispondere “sì” a una domanda, la madre delle 5 ragazze dice: “Sono venuta a conoscenza di tale circostanza”. Ma siamo in Inghilterra e, dietro alla quintessenza della maniera, si può trovare anche l’orgoglio di una giovane (Lizzie/Knightley), capace di riscattare il proprio livello sociale, sfondare il muro del pregiudizio e conquistare l’amore del più bello e del più ricco. (Darcy/Macfadyen). La trama è alquanto più complessa, ma nel film conta di più l’estetica, che arriva al cuore attraverso i volti e le azioni dei personaggi. Franco Pecori 3 febbraio 2006
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