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10 09 2010 |
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A casa con i tuoi
Tom Dey, 2006 Matthew McConaughey, Sarah Jessica Parker, Zooey Deschanel, Justin Bartha, Bradley Cooper, Terry Bradshaw, Kathy Bates.
Vizi di una società ricca? Il fenomeno dei trentenni che si attardano a vivere con i genitori è dilagante nei Paesi più “sviluppati”. Lo dimostra il successo di questa commedia negli Usa. Vi si racconta della “nuova professione” che l’intraprendente Paula/Parker ha pensato di mettere in atto: dietro compenso dei genitori interessati a liberarsi del beato “pensionante”, si fingerà attratta dal giovane, fino a convincerlo ad uscire di casa. L’impostazione “sociologica” della sceneggiatura è chiarita nei dettagli. Niente resta nel vago. Le figure dei genitori, degli amici d’infanzia del vitellone Tripp/McConaughey, dell’amica nevrotica di Paula (Kit/Deschanel) sono studiate alla perfezione. E soprattutto è rappresentata con efficacia l’ossessione della “naturalezza”, secondo cui ciascuno deve vivere il proprio ruolo. Ovvio pensare che, alla fine, il meccanismo perverso sarà aggiustato dall’intervento (inaspettato?) dell’amore “vero”. E Tripp potrà riappacificarsi perfino con la Natura, dialogando beatamente con i delfini, in un bagno ristoratore. Via da casa, si capisce.
Franco Pecori 31 marzo 2006
Il grande silenzio
Un bel test per verificare i rapporti tra concreto e astratto nel vissuto dei Certosini del grande monastero vicino a Grenoble, a 1175 metri di altitudine, nelle Alpi francesi. Fondato da S. Bruno nel 1084, nel massiccio di Cartusia, la Certosa è da sempre luogo “inaccessibile” e misterioso. I monaci vivono solitari, pregano, lavorano, non parlano. Il documento di Groening è unico. Il regista tedesco ha ottenuto di vivere per sei mesi con i monaci e non ha aggiunto parole sue al loro silenzio.Presentato a Venezia, premiato al Sundance, il film, in Germania, ha superato in incassi persino Harry Potter. A confronto con un film apparentemente simile, per situazione “spirituale” e per cadenza ritmica, quale “Primavera, estate…” del coreano Kim Ki-duk, questo Grande Silenzio trionfa per autenticità . Groening vive rispettoso con i monaci, giorni e notti, li segue curioso, indaga il loro mistero. Senza virtuisismi, registra il “miracolo” della monotonia che si sviluppa in piccoli dettagli, sempre più profondi e ricchi di nuovo senso. Ogni minimo rumore è ingigantito dal silenzio e acquista una dimensione interiore. In certi momenti, il sublime dell’atto concreto sembra quasi travalicare il limite della follia. Franco Pecori 31 marzo 2006
Il caimano
Il primo Moretti non si scorda mai. Sì, attacco a Berlusconi, sarcastico e feroce come sa esserlo l’autore di Ecce Bombo e di Caro diario. Ma il film è anche l’amara denuncia della situazione passiva del cinema italiano, appiattito sulla Tv. E nello stesso tempo, è un altro racconto di sofferenza familiare, dopo La stanza del figlio. Bonomo non si rassegna (bravissimo Orlando), soffre perché la moglie lo lascia e non riesce a uscire nemmeno dalla crisi del suo cinema, dei suoi “Maciste contro Freud”. Entro questi termini, Il caimano è il seguito di un discorso che Moretti fa ormai da 30 anni, dai suoi Super8. Non a caso, la ragazza della sceneggiatura è una “principiante”. E, in questi termini, c’è da chiedersi se lo stile, il senso artistico, abbia ancora la funzione di chiave originale, per aprire lo schermo a uno sguardo nuovo. Diremmo ancora di sì, dati certi inutili tentativi del cinema italiano di riscattarsi sul piano commerciale. Ma purtroppo, Moretti non resiste e “esce” dallo schermo per fare un discorso politico-politico, esplicito e sovrapposto, non apprezzabile come arte. Franco Pecori 24 marzo 2006
Il mio miglior nemico
 Più che scontro, maturazione generazionale. Achille/Verdone e Orfeo/Muccino, l’adulto e il ragazzo, a partire da due situazioni opposte, invertono progressivamente i ruoli, fino a convergere verso la coscienza dei loro problemi, che in sostanza è l’accettazione delle rispettive responsabilità . Ed entrambi, in un abbraccio finale, mostrano di aver compreso come si vive. Il Verdone regista ha ormai consolidato la scelta di essere autore di commedie. Dalla macchietta dei film iniziali alla sceneggiatura più articolata, ma pur sempre “tipologica”, il passaggio ha comportato l’attenuazione della risata in sorriso. Fanno eccezione gli spunti in cui riemergono la battuta fulminea, la maschera grottesca. E in questo film non sono spunti frequenti. Prevale, invece, lo studio, la messa a confronto di due “moduli” (figura/personaggio/azione), pescati un po’ dall’esperienza di vita e un po’ dal cinema stesso. Ma la fusione Verdone/Muccino resta sulla carta. Sul piano espressivo, è come se le due figure si impoverissero reciprocamente, nel tentativo anche generoso, di un respiro comune. Franco Pecori 17 marzo 2006
Un giorno per sbaglio
 ”Fallisco ogni volta che mi metti alla prova, ma tu non smetti di farlo. Perché?”. “Non lo so”. Battute centrali tra Anne e James, moglie e marito dell’alta borghesia inglese, sul cui gioco di ambiguità è basato il film di esordio nella regia di Fellowes, lo sceneggiatore premio Oscar di “Gosford Park” (Altman). L’ambientazione, precisata nei dettagli, non imprigiona però la storia in un discorso sociologico. Prevale l’esposizione della plurivalenza delle situazioni, oggettive e interiori, per cui ogni particolare della vita appare come un nodo da sciogliere. Nessuno è veramente cattivo o buono, ciascuno ha le sue ragioni. E’ la vita a essere complicata. James, procuratore di successo, è sicuro dei suoi princìpi, ma um giorno, “per sbaglio”, la sua Anne ne combina una di troppo e la pentola si scoperchia. Una commedia. Poi la commedia diventa giallo, con tanto di segugio sulle tracce del colpevole. La profondità dei caratteri non viene mai persa di vista. Anche Bill/Everett, l’amante “antipatico”, ha un suo risvolto “umano”. Ma il capolavoro è la Watson, la cui maschera è perfettamente “indefinibile”. Sentimento e crimine, il confine non è poi sempre così netto. A volte, basta un piccolo “sbaglio”.. Franco Pecori 10 marzo 2006
All the invisible children
Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan Scott, Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo, 2005 Francisco Anawake, Maria Grazia Cucinotta, Vera Fernandez, Wenli Jiang, Peppe Lanzetta, Kelly MacDonald, David Thewlis, Giovanni Mauriello
Presentato a Venezia 2005. Otto registi a favore dell’Unicef e del World Food Program, con 7 episodi sul drammatico problema dei bambini, sfruttati, diseredati, costretti a fare la guerra, privati della dignità umana, un po’ in tutto il mondo. Sono bambini “invisibili”, della cui vita e morte nessuno sembra accorgersi, bambini che spesso sono costretti a vivere con il carico del ruolo di adulti e con la precoce coscienza di una fanciullezza perduta. Coprodotto da Rai Cinema e, tra gli altri, da Maria Grazia Cucinotta, il film ha un profumo di poesia speciale, per la passione che traspare nel lavoro dei registi, che trattano il tema senza approfittarne a proprio vantaggio. Tre gli episodi più riusciti. Tanza (Mehdi Charef) ha 12 anni e fa la guerra. Deve piazzare una bomba in un posto e non sa che è una scuola. Blue Gypsy (Emir Kusturica): Uros esce dal carcere minorile. A casa, dovrà ricominciare a rubare insieme al padre. Oppure, se ne andrà libero per il mondo? Song Song & Little Cat (John Woo): Song Song e Cat sono due bambine dolcissime. Dai loro occhi due mondi molto diversi.
Franco Pecori 3 marzo 2006
Wallace & Gromit
 Dai corti al lungometraggio, la meraviglia della plastilina animata, tecnica superevoluta che però conserva l’impressione di un romantico artigianato, è applicata a due personaggi già conosciuti. Wallace, che ha inventato un “Anti-pest” per gli ortaggi, è chiamato nella tenuta di Lady Tottington, a risolvere il problema dell’invasione dei conigli, divoratori di carote e zucchine. Simpatico e un po’ “sterminatore”, Wallace pensa, insieme a Gromit, a una soluzione organica e totale. Ma qualcosa non funziona fino in fondo. Deliziose mostruosità per grandi e piccini. Franco Pecori 3 marzo 2006
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