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09 09 2010
 
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Il regista di matrimoni

film_il_regista_di_matrimoni.jpgIl regista di matrimoni
Marco Bellocchio, 2006
Sergio Castellitto, Samy Frey, Donatella Finocchiaro, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni, Bruno Cariello.

Il regista (di matrimnoni) con i pugni in tasca (ancora). Suggestioni e temi ad ogni sequenza. Trama non facilmente semplificabile (come invece per “Buongiorno, notte”). Sembrerebbe che il regista Elica (un Castellitto contenuto, efficace e spiritoso, specie nei momenti allusivi) voglia soprattutto andare via dal matrimonio cattolico della figlia e dall’incarico di realizzare l’ennesima edizione dei Promessi sposi. Va in Sicilia e però l’incontro con un regista di matrimoni si rivelerà moltiplicatore di crisi. Il film diviene disuguale, alterna passaggi di ricerca “profonda” a didascalie provocatorie, spezzando il feeling in una serie di stop-and-go intellettuali. Troppo esemplare, fastidiosa, la parte dell’amico ritrovato, Smamma (Cavina), complessato dal mancato riconoscimento della propria arte (”Comandano i morti”); e incerta l’identificazione della Sicilia “decaduta” nella storia visionaria del matrimonio di Bona, figlia del Principe di Gravina. Più ragionevole il tema “Promessi/matrimoni”: come svolgerlo senza subire le attese stereotipe del “cliente”. Il Principe a Elica: “Ma lei è un artista o fa la pubblicità dei cioccolatini?”.

Franco Pecori

21 aprile 2006

Rent

film_rent.jpgRent
Chris Columbus, 2005
Rosario Dawson, Adam Pascal, Idina Menzel, Anthony Rapp,
Tracie Thoms, Jesse L. Martin,Wilson J. Heredia, Taye Diggs,
Aaron Lohr, Wayne Wilcox.

Il musical di Jonathan Larson, carico del Pulitzer 1996 e di altri prestigiosi premi, arriva sullo schermo dopo uno strepitoso successo a Broadway e con l’alone di un esistenzialismo newyorkese, che veste di “Bohème” la creatività, la povertà e la malattia (Aids) d’un gruppo di giovani dell’Est Village, “disagiati” dall’alienazione forzosa dell’essere-ciò-che-si-è (”I am what i am”). Columbus passa da Harry Potter a Rent con la disinvolta coscienza del regista filosofo (filosofia del successo). I ragazzi del film, disperati alla ricerca di sé con la sola arma dell’amore in una società spietata e confusa, sono quasi tutti gli stessi dello spettacolo teatrale (giusta scelta) e così fanno bene ciò che in un musical dev’essere ben fatto: cantare e ballare. Rosario Dawson nella parte di Mimì si integra bene nel feeling collettivo. Quanto al tema, l’inesauribile sete di sincerità dei giovani, “immadiatezza” e “profondità” contrasterebbero in un discorso filosofico. Ma qui “L’unico giorno è oggi” non è che la “filosofia dell’età del computer” e i ragazzi cantano “apriamo un ristorante a Santa Fé”. Eistenzialismo di fine millennio.

Franco Pecori

21 aprile 2006

La famiglia omicidi

film_la_famiglia_omicidi1.jpgKeeping mum
Niall Johnson, 2005
Rowan Atkinson, Kristin Scott Thomas, Maggie Smith, Patrick Swayze.

 Occhi al baule. Trattato con umorismo, si rivelerà oggetto interessante. E’ merce rara e perciò anche più apprezzabile la feroce leggerezza con cui si può svolgere al cinema un tema complesso come quello dei rapporti in una “normale” famiglia inglese. Siamo in un piccolo villaggio rurale di 57 anime. Figura centrale il parroco, Walter Goodfellow (un perfetto Atkinson). Ossessionato dal dovere di prete e dimentico dei doveri coniugali, Walter non si accorge che la moglie Gloria (Scott  Thomas) è a rischio tentazione. Dicevamo il baule. Ad apertura di film, lo porta con sé, in treno, una giovane viaggiatrice. Ma dato che perde sangue, il baule, la ragazza è attesa da una pausa in carcere. Vuoi vedere che, 43 anni dopo, l’anziana governante che arriva a casa Goodfellow ha qualcosa a che vedere con quel baule? Di certo Grace (Smith) ne ha uno molto simile e lo piazza in fondo al letto. Ci sa fare, Grace. Ha un metodo molto pratico per sistemare tutti i problemi della famiglia. Sembra voler bene specialmente a Gloria, che non si merita la corte di Lance (Swayze), volgarotto americano. Ma il vero “miracolo” sarà il risveglio dei sensi in Walter.

Franco Pecori

14 aprile 2006

Inside man

film_insideman.jpgInside man
Spike Lee, 2006
Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Chiwetel Ejiofor,
Willem Dafoe, Christopher Plummer.

 ”Quando il sangue scorre per le strade è il momento di comprare”. Parole di un Rothschild. Le ebbe presenti Arthur Case (Plummer), quando decise di fare “affari” con i nazisti, durante l’olocausto. Ora è presidente di una grande banca. E una delle sue agenzie è nel mirino di un esperto in grossi colpi, Dalton Russell (Owen). All’inizio Dalton, in cella, introduce il racconto. Altro che una “semplice” rapina. Al detective Frazier (Washington) toccherà trattare con un criminale barricato nell’agenzia insieme a 50 ostaggi. A prima vista, cominciando dai titoli di testa, sembra che Spike Lee abbia soprattutto tirato a lucido gli stereotipi del thriller, con tagli al millesimo su tutti gli ingredienti. Poi però l’occhio si muove più in profondità, lo spettacolo si fa anche “interiore” e la trama si infittisce. Entra in azione Madeline White (Foster), gelida mediatrice, in difesa di un segreto che Case vuole portarsi nella tomba. Il duello rapinatore-detective è un raffinato scontro di intelligenze, impegnate a risolvere, senza troppi scrupoli, anche questioni personali. Un inferno di calcoli spietati in un teatro dalle verosimiglianze impressionanti.

Franco Pecori

7 aprile 2006