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oltre lo schermo film musica poesia filosofia
10 09 2010 |
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Anplagghed al cinema
Anplagghed al cinema Scenette dell’Italietta, “dal vivo” (il titolo, scritto come si legge in inglese, prende il senso da un termine che nella musica significa “concerto acustico”). Lo spettacolo teatrale più visto nella stagione 2005-6, in 22 città italiane (regista Arturo Brachetti), è ora trasferito sullo schermo, utilizzandone la teleripresa “dal vivo”, realizzata durante la tournée. Nessuna sorpresa, dunque: il trio di comici si ripropone senza aggiungere nulla. Ed è curioso, al cinema, il sottofondo degli applausi registrati a teatro. Franco Pecori 24 novembre 2006
Il labirinto del fauno
Infanzia corrotta, il più grande peccato. Dopo l’orribile orfanatrofio della “Spina del diavolo”, Del Toro conferma il tema, in chiave antifascista. E arriva da Cannes questo “Labirinto”, via di “fuga” dall’angoscia franchista (Spagna 1944). E’ una bambina, Ofelia/Baquero, a rifugiarsi nel mondo dei fauni e delle fate, lontano dalla tracotanza del capitano Vidal/Lopez, nuovo “padre” impostole dalla mamma. Tra mitologia e horror, il regista accentua con figurazioni fantastiche il carattere sinbolico del suo cinema. Simboli ma anche emozioni. Ed è proprio emozionale il piano su cui poggia maggiormente il valore del film. Anche troppo facile, infatti, la mostruosità del capitano Vidal/Lopez, paradigma di un “cattivo” che, dopo la tortura consumata verso un “rosso” catturato, si lava con la pioggia le mani insanguinate. E’ invece Ofelia a trasmetterci il senso di un drammatico esorcismo. Entriamo con lei nella favolosa rappresentazione di un’alternativa fantastica, dove la Natura, anch’essa sofferente, attende un tocco di “purezza” per riconquistare il diritto alla vita. Suggestive le scenografie di Eugenio Caballero, ispirate all’arte spagnola. Franco Pecori 24 novembre 2006
Santa Clause è nei guai
Ad ogni Natale, un nuovo Santa Clause. Alla terza puntata, la situazione personale di Babbo Natale si complica alquanto. Santa/Allen, felice per l’attesa di una bimba, invita al Polo Nord, nella sua segreta fabbrica di balocchi, la moglie attuale con i suoceri e anche l’ex moglie col nuovo marito e la figlia. A Natale sarà una gran festa. Ma c’è l’invidioso Jack Brina e tutto rischia di andare a monte. Il maligno vuole fare del fantastico laboratorio un supermercato natalizio. La morale è che, senza la festa in cui tutti sono buoni e che vede i bambini contenti per i doni del barbuto grande Papà , il Natale si trasformerebbe in un triste spettacolo a pagamento. Vale la pena, perciò, di svelare il segreto del misterioso “hobby” di Scott Calvin: che i parenti sappiano pure, il pacioccone ha una doppia vita! Scott è l’instancabile Santa, organizzatore della comunità laboriosa dei folletti, dedita all’invenzione e alla costruzione di sempre nuovi balocchi. La maschera di Allen sembra insostituibile, per la bravura nel trasmettere, con un pizzico di bonaria ironia, la voglia di… vivere al Polo Nord. Franco Pecori 24 novembre 2006
Zhang Yimou: Amore di padreZhang Ymou: ho lasciato gli effetti speciali per indagare l’amore tra padre e figlio. Lavorare con Takakura è stata un’esperienza meravigliosa: è una persona stimolante, ma anche un attore appassionato e generoso. Raramente ho visto la troupe affezionarsi così ad un attore. I miei due film precedenti, Hero e La casa dei pugnali volanti, prevedevano numerose sequenze di azione ed effetti speciali su larga scala. Da un punto di vista tecnico, Mille miglia… Lontano è molto più semplice. Ma allo stesso tempo, io e Takakura volevamo girare un film che parlasse di amore incondizionato e di semplici rapporti fra persone vere, per cui dovevamo scavare a fondo sul lato delle emozioni. Mille miglia… Lontano è una sorta di indagine sulle interazioni fra le persone ed un tentativo di studiare l’irripetibile sentimento di amore incondizionato tra un padre e un figlio. 17 novembre 2006
Marie Antoinette
“Lost in translation 2″? E’ la prima cosa che viene in mente. Ne consegue che lo sguardo della Coppola sulla regina bambina, austriaca “sperduta” in Francia, non va letto come un’”operazione” o semplicemente come una delle possibili “riletture” attualizzanti di un pezzo di storia. Il film non è che una conferma della poetica della regista, sensibile ai fattori stranianti di ogni occasione d’incontro. Qui l’”incontro” è a Versailles, nel 1768. La storia? Sarà il caso si studiarla sui testi appropriati. La decadenza di una grande monarchia, la ghigliottina, la rivoluzione francese: non è Sofia Coppola che ce le deve spiegare. Invece, dall’autrice di “Lost” prendiamo l’estetica di uno straniamento sottile e intenso, qui espresso negli sfarzi della “corte” e nella loro distanza dalla vita, nei comportamenti irrigiditi nel codice di un tramonto definitivo, che rende incomprensibile, incomunicabile il disagio degli uni agli altri. Perfetta la scelta della Dunst, che presta il volto senza “immedesimazione”, come fosse sola con sé, ascoltando in cuffia musica di consumo. Franco Pecori 17 novembre 2006
Mille miglia… lontano
Il valore evocativo del cinema di Zhang risalta ancora una volta, dopo “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti”, ma qui la ritualità dello scenario attinge a sentimenti più raccolti, fino all’intimo dolore di un anziano padre il quale sente di dover sanare le ferite del cattivo rapporto col figlio. Gou-ici/Takakura tenterà di colmare la lontananza con un viaggio nella Cina tradizionale, cercando di terminare il documentario su un’antica opera teatrale, lavoro che il figlio ha lasciato incompiuto per la malattia che l’ha colpito e della quale morirà . La storia “privata” di Gou-ici (grande interpretazione di Takakura) si fonde, man mano, con la realtà della provincia cinese dello Yunnan, ben lontana dal Giappone di Tokyo e anche del villaggio di pescatori da dove parte la ricerca del vecchio padre. Diversi aspetti del “paesaggio” culturale e sociale formano una rete complessa e insieme “semplice”, grazie all’”umanità ” del protagonista e alla capacità del regista di mantenere la concentrazione, con il ritmo misuratissimo e con la puntualità dei dettagli. Toccante il rapporto col bambino cinese (Yang), che in parte risarcisce Gou-ici della triste conclusione del viaggio. Franco Pecori 17 novembre 2006
I figli degli uomini
Il passaggio dalle magie di Harry Potter alla “rinascita” dell’umanità in un contesto di anarchia e scontro totale prossimo venturo (2027) non è poi così improbabile. Il messicano Cuaron, vede la “fine del mondo” ma crede che un bimbo possa di nuovo nascere per il futuro dell’umanità . E forse Harry, che lo stesso Cuaron ha diretto e lasciato 13enne, ormai maturato, la pensa come il suo regista. L’autore del mitico “Y tu mama tambien” (2001) sfodera un tale moralismo da far riflettere sulla celebrata “irriverenza” di 5 anni fa. Gli uomini si ammazzano sbrigativamente e orribilmente in un intreccio irrimediabile di soprusi e ribellioni. Per le strade di Londra si vedono gabbie con masse di “profughi” pronti per essere deportati. La più antica democrazia ha fatto una brutta fine. A Theo/Owen, già attivista contro il totalitarismo, non gliene importa più niente. Gli fa da sponda il vecchio amico Jasper/Caine (un piccolo ruolo, quasi una macchietta), ritiratosi in campagna a fumare. Ma tutto cambia alla ricomparsa dell’ex compagna Julian/Moore, che trascina Theo nell’eroica opera di salvataggio di una profuga di colore. Incinta, la ragazza partorirà tra le bombe. E così sarà ? Franco Pecori 17 novembre 2006
Ken Loach: Storie irlandesiKen Loach: Credo che ciò che è successo in Irlanda nel 1920-1922 sia una di quelle storie per le quali l’interesse non si attenua mai. Come nel caso della Guerra Civile spagnola, si è trattato di un momento fondamentale. Una lunga battaglia per l’indipendenza è stata avversata nel suo momento di successo da una potenza coloniale che, nello spogliarsi del suo impero, comunque riusciva a mantenere ancora intatti i suoi interessi strategici. Si trattava dell’astuzia di persone come Churchill, Lloyd George, Birkenhead ed altri. (continua…) 10 novembre 2006
Sorrentino: Doppio salto
L’amico di famiglia, Giacomo Rizzo e Laura Chiatti
Sorrentino: un salto mortale, meglio se doppio Una volta, in Siberia, c’erano decine di gradi sotto zero, durante una gita che somigliava ad una deportazione, io me ne stavo aggrappato alla poltrona dell’autobus con trentotto di febbre. (continua…) 10 novembre 2006
Flags of Our Fathers
Lo Spielberg del Soldato Ryan e l’Eastwood di Mystic River e di Million dollar fanno qui una splendida coppia di produttori, per un film doloroso sulla seconda guerra mondiale e sull’immagine mitica che di essa ebbero allora gli americani rimasti a casa, genitori e parenti degli “eroi” al fronte. Lo zoom sull’episodio della conquista del monte Suribachi, nell’isola giapponese di Iwo Jima, si trasforma in una specie di flash-back circolare, nel ricordo/svelamento dei sopravvissuti. E ora, in particolare, un figlio vuole sapere dal padre come andarono le cose. L’andamento rapsodico del racconto, senza nulla togliere alla crudezza della battaglia, dà alle scene il senso di una riflessione pacata e non superficiale. L’impressione complessiva è di un lavoro storico vero e proprio, che ci ridà il pieno valore dei fatti. Quel clic di Joe Rosenthal, con la bandiera issata da sei soldati che nemmeno si riconoscono facilmente, rivela tutto il suo potere simbolico: l’eroismo, la vittoria. Ma “la guerra non è così”, dice Eastwood. E lo dice col suo stile corposo, severo, pulito di retorica, verosimile. Franco Pecori 10 novembre 2006
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