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10 09 2010
 
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Festa di Roma, Speciale

 

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FILM IN PROGRAMMA E RECENSIONI

PREMIÈRE
FUORI CONCORSO
CONCORSO
ALICE NELLA CITTÀ
(concorso)
EXTRA

  

I PREMI

 

CINEMA 2007 - CONCORSO
Giuria Popolare, composta da 50 membri, presieduta da Danis Tanovic

 

Marco Aurelio al miglior film 

Juno di Jason Reitman Il film ha suscitato un’ondata di emozioni fra i componenti  della Giuria e l’accoglienza del pubblico ha reso tale reazione ancora più tangibile. Racconta la storia di un’adolescente alle prese con una gravidanza non desiderata che affronta la situazione in un modo tutto suo. Il personaggio di June è egregiamente interpretato da Ellen Page che, insieme agli altri attori del cast, presenta una storia convincente con dei risvolti di humour. 

 

Premio Speciale della Giuria

Hafez di Abolfazi Jalili La Giuria è orgogliosa di poter tributare questo riconoscimento a un film veramente unico nel suo genere. La Giuria ha particolarmente apprezzato la componente mitica che è il nucleo centrale dell’opera  e l’uso  di uno stile  di narrazione innovativo. Poesia, ritmo, simboli nel film svelano la dualità dell’amore nei confronti di Dio e della comunità. Hafez ci mostra come la forza dell’uomo si opponga al fanatismo della tradizione, una vicenda che presenta un forte legame a questioni di attualità politica e religiosa.

 

Marco Aurelio alla migliore attrice

Jang Wenli per Li Chun di Chang Wei Gu Le sue eccezionali doti di attrice le consentono di identificarsi completamente con il personaggio. Ci presenta il personaggio di una donna che deve fare i conti con una realtà bloccata, da cui si sente soffocare, riuscendo a non esserne sopraffatta. Il personaggio di Wang Cailing esprime la sofferenza dell’artista frustrata che trova il coraggio di seguire una strada diversa. Jang Wenli costituisce il fulcro della storia e esprime grande eleganza e fascino.

 

Marco Aurelio al miglior attore 

Rade Šerbedzija per Fugitive Pieces di Jeremy Podeswa La Giuria ha l’onore di assegnare il premio a un attore eccezionale proveniente da una regione martoriata dell’Europa. Il suo personaggio fa prova di grande umanità nei confronti di un ragazzino, nonostante questo atto lo esponga a dei rischi. Il film  inizia proprio con questo atto di coraggio. Rade recita la sua parte con sensibilità  e credibilità e pone il suo personaggio al centro di un film di ottima fattura.

 

 

PREMIÈRE

 

Into the wild di Sean Penn Per l’intensità straordinaria con cui sa raccontare il viaggio di un giovane estremista della vita verso territori indicibili, sino a quel punto di non ritorno dove pulsa il cuore di una natura immensa e selvaggia e una inappagabile, irriducibile ricerca di libertà e d’amore.

Menzione Speciale a Giorni e Nuvole di Silvio Soldini Per l’essenzialità di scrittura e l’emozionante precisione del linguaggio con cui riesce a dare rappresentazione di un paese incerto, smarrito, incapace di progettare il proprio futuro, ma – come nei volti esemplari di Margherita Buy e Antonio Albanese – pronto ad impugnare con dignità la propria debolezza.

 

 

ALICE NELLA CITTÀ

 

Premio K 12 al miglior lungometraggio

Canvas di Joseph Greco Non si può vedere questo film e poi dimenticarlo. Ti colpisce al cuore, la forza e la capacità della famiglia di reagire alla malattia della madre. È incredibile come il regista abbia avuto il coraggio di raccontare questa storia, che è tratta dalla sua infanzia. 


Premio Young Adult al miglior lungometraggio

Meet Mr. Daddy di Kwang Su Park Un ritratto commovente, mai banale, sulla capacità di amare, al di là dei legami di sangue. Un film che grazie all’interpretazione straordinaria dei suoi attori, dimostra come da un grande dolore possa nascere la speranza di una nuova vita.

 Premio Paolo Ungari - Unicef

Ragazzi di camorra di Pina Varriale Quella di Antonio è una storia di coraggio e di speranza. Nonostante un’infanzia rubata i ragazzi come lui possono costruirsi un futuro migliore lontano dalla camorra, grazie alla forza di volontà e al sostegno degli altri.

 Premio Libera Associazione Rappresentanza di Artisti (L.A.R.A.)
Giuseppe Battiston
per La giusta distanza di Carlo Mazzacurati.

Premio miglior Maquillage
Valentina Lodovini protagonista de La giusta distanza, di Carlo Mazzacurati

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Première

- Elizabeth: The Golden Age
Shekhar Kapur, 2007 (gb/Fra)
Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen

- Youth Without Youth
Francis Ford Coppola, 2007 (ger/ita/fra)
Tim Roth, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara

- Rendition
Gavin Hood, 2007 (usa)
Reese Whiterspoon, Jake Gyllenhaal, Meryl Streep, Peter Sarsgaard, Omar Metwally

- Silk
Francis Girard, 2007 (can/ita/gia)
Michael Pitt, Keira Knightley, Alfred Molina, Sei Ashina, Koji Yakusho, Toni Bertorelli

- Giorni e nuvole
Silvio Soldini, 2007 (ita)
Margherita Buy, Antonio Albanese, Alba Rohwacher, Giuseppe Battiston

- Noise
Henry Bean, Martin Schmidt, 2007 (usa)
Tim Robbins, Bridget Moynahan, William Baldwin, William Hurt

- The Dukes
Robert Davi, 2007 (usa)
Robert Davi, Chazz Palminteri, Peter Bogdanovich, Miriam Margolyes

- Into the Wild
Sean Penn, 2007 (usa)
Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Catherine Keener, Vince Vaughn

- Across the Universe
Julie Taymor, 2007 (gb/usa)
Evan Rachel Wood, Jim Sturgess, Joe Anderson, Dana Fuchs

- Things We Lost in the Fire
Susanne Bier, 2007 (usa)
Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, Alison Lohman

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fuori concorso

 

- Before the Devil Knows you’re Dead
Sidney Lumet, 2007 (usa)
Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei

- L’abbuffata
Mimmo Calopresti, 2007 (ita)
Diego Abatantuono, Valeria Bruni Tedeschi, Donatella Finocchiaro, Nino Frassica, Gérard Depardieu

- La recta provincia
Raul Ruiz, 2007 (cile/fra)
Belgica Castro, Ignacio Aguero, Hernan Vallejos

- Liebesleben
Maria Schrader, 2007 (ger)
Netta Gartl, Rade Serbedzija, Tovah Feldshuh, Stephen Singer

- Lions for Lambs
Robert Redford, 2007 (usa)
Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Michael Peña, Derek Luke, Andrew Garfield

- No Smoking…!
Anurag Kashyap, 2007 (india)
John Abraham, Ayesha Takla, Paresh Rawal

- On dirait que…
Françoise Maire, 2007 (fra)
Documentario: un gruppo di bambini francesi tra gli 8 e i 10 anni

- August Rush
Kirsten Sheridan, 2007 (usa)
Freddie Highmore, Kery Russell, Jonathan Rhys Meyers, Robin Williams, Terrence Howard

- Winx Club - Il segreto del regno perduto
Iginio Straffi, 2007 (ita)
Animazione

- Enchanted
Kevin Lima, 2007 (usa)
Amy Adams, Patrick Dempsey, James Marsden, Timothy Spall, Idina Menzel, Susan Sarandon

- Pride
Sunu Gonera, 2007 (usa)
Terrence Howard, Bernie Mac, Tom Arnold, Kimberlie Elisa, Brandon Fobbs

- Il nostro Rwanda
Cristina Comencini e Carlotta Cerquetti, 2005 (ita)
Documentario

- Die drei rauber
Hayo Freitag, 2007 (ger)
Animazione

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cinema 2007 - Concorso

- Barcelona, un mapa
Ventura Pons, 2007 (spa)
Núria Espert, Josep Maria Pou, Rosa Maria Sardà, Jordi Bosch

- Caotica Ana
Julio Medem, 2007 (spa)
Manuela Velles, Bebe, Charlotte Rampling, Matthias Habbich

- Ce que mes yeux ont vu
Laurent De Bartillat, 2007 (fra)
Sylvie Testud, James Thierre, Jean-Pierre Marielle, Agathe Dronne

- El pasado
Hector Babenco, 2007 (arg/bra)
Gael Garçia Bernal, Analia Couceyro, Moro Anghileri, Ana Celentano

- Fugitive Pieces
Jeremy Podeswa, 2007 (can)
Stephen Dillane, Rade Serbedzija, Rosamund Pike, Ayelet Zurer

- Hafez
Abolfazl Jalili, 2007 (iran/gia)
Mehdi Moradi, Kumiko Aso

- Juno
Jason Reitman, 2007 (usa)
Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman, Olivia Thirlby

- La giusta distanza
Carlo Mazzacurati, 2007 (ita)
Giovanni Capovilla, Ahmed Haflene, Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio

- Le deuxième souffle
Alain Corneau, 2007 (fra)
Daniel Auteuil, Monica Bellucci, Michel Blanc, Jacques Dutronc, Eric Cantona, Daniel Duval

- Li Chun
Chang Wei Gu, 2007 (cina)
Jiang Wenli, Li Guangjie, Dong Xuan, Jiaogang, Zhangyao

- L’amour caché
Alessandro Capone, 2007 (lux/bel/ita)
Isabelle Huppert, Greta Scacchi, Mélanie Laurent, Olivier Gourmet

- L’uomo privato
Emidio Greco, 2007 (ita)
Tommaso Ragno, Myriam Catania, Giulio Pampiglione, Mia Benedetta, Ennio Coltorti, Mariangela D’Abbraccio, Vanessa Gravina, Vanni Materassi, Catherine Spaak

- Mongol
Sergei Bodrov, 2007 (ru/mong/kaza/ger)
Tadanobu Asano, Khulan Chuluun, Sun Hong Lei

- Reservation Road
Terry George, 2007 (usa)
Joaquin Phoenix, Mark Ruffalo, Jennifer Connelly, Mira Sorvino

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alice nella città - Concorso

- Un Château en Espagne
Isabelle Doval, 2007 (fra)
Anne Brochet, Angela Molina, Lluis Omar, Jean Senejoux, Martin Jobert

- Have dreams, will travel
Brad Isaacs, 2007 (usa)
Anna-Sophia Robb, Cayden Boyd, Val Kilmer, Lara Flynn-Boyle, Dylan McDermott, Matthew Modine, Heather Graham

- Buda Az Sharm Foru Rikht
Hana Makhmalbaf, 2007 (iran)
Nikbakht Noruz, Abdoladi Hoseinali, Abbas Alijome

- And when did you last see your father?
Anand Tucker, 2007 (gb)
Jim Broadbent, Colin Firth, Juliet Stevenson, Gina McKee, Matthew Beard

- Seachd - The Inaccessible Pinnacle
Simon Miller, 2007 (sco)
Pàdruig Moireasdan, Aonghas Pàdraig Caimbeul, Colla Dòmhnallach, Winnie Brook Young

- Choose Connor
Luke Eberl, 2007 (usa)
Steven Weber, Alex Linz, Escher Holloway, Erick Avari, Christopher Marquette, Don McManus, Rosalee Mayeux, April Grace, John Rubinstein, Richard Rehile

- Canvas
Joseph Greco, 2006 (usa)
Joe Pantoliano, Marcia Gay Harden, Devon Gearhart

- La tête de maman
Carine Tardieu, 2007 (fra)
Karin Viard, Kad Merad, Pascal Elbé, Chloé Coulloud, Jane Birkin, Jérôme Kircher, Sarah Cohen-Hadria, Arthur Ligerot, Suzy Falk, Nanou Garcia, Danièle Hughes, Abbès Zahmani, Christophe Rossignon, Alexandre Fogelmann

- La misma luna
Patricia Riggen, 2007 (mex/usa)
Adrian Alonso, Kate del Castillo, Eugenio Derbez, Maya Zapata, America Ferrera

- Partes Usadas
Aaron Fernandez, 2007 (mex/fra)
Eduardo Granados, Alan Chavez, Carlos Ceja

- Survivre avec les loups
Véra Belmont, 2007 (fra)
Mathilde Goffart, Guy Bedos Michèle Bernier, Yael Abecassis, Benno Furmann, Anne-Marie Philipe, Franck de la Personne

- September
Peter Carstairs, 2007 (autrl)
Clarence John Ryan, Xavier Samuel, Kieran Darcy-Smith, Kelton Pell

- Tôku no sora ni keita
Isao Yukisada, 2007 (gia)
Ryunosuke Kamiki, Suzuka Ohgo, Yuma Sasano, Ayumi Ito, Fumiyo Kohinata

- Noonbushin Narae
Kwang Su Park, 2007 (sud corea)
Park Shin Yang, Yea Ji Won, Seo Shin Ae

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Extra

Sezione dedicata alla ricerca

- Altre visioni (cinema indipendente)
- Incontri con grandi registi e attori
- Omaggi (celebrazioni e rievocazioni)
- Il lavoro dell’attore
- Televisione avanzata

Per esempio, vedere da vicino Francis Coppola. E Terrence Malick, che odia i fotografi e vuole parlare di Totò e di un certo cinema italiano: Il posto, Sedotta e abbandonata, Lo sceicco bianco.

A Sofia Loren e Jane Fonda si chiede di dare una mano per il discorso su Il lavoro dell’attore.

Extra, ovvero Altre visioni. Documentari, ché è il loro momento. Per esempio Natural Born Star, dell’attore norvegese Even Benestad (il suo “fatale” incontro con Agostina Belli). E per esempio, Parole sante di Ascanio Celestini, Le pere di Adamo di Guido Chiesa.

Omaggi, per non dimenticare Marco Ferreri, Riccardo Freda, Alberto Grifi. Poi, altre cose non viste col documentario Un principe chiamato Totò di Barbara Calabresi e Diana de Curtis.

Indice

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RESPONSABILI DELLE SEZIONI

Maria Teresa Cavina - CINEMA 2007 e New Cinema Network
Piera Detassis - Première
Gianluca Giannelli - Alice nella Città
Giorgio Gosetti - CINEMA 2007 e The Business Street
Mario Sesti - EXTRA

Indice

26 ottobre 2007

Elizabeth: The Golden Age

film_elizabeththegoldenage.jpgElizabeth: The Golden Age
Shekhar Kapur, 2007
Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Tom Hollander, Samantha Morton, Abbie Cornish, Rhys Ifans, Jordi Molla, Eddie  Redmayne, Adam  Godley, Jeremy  Barker, Christian  Brassington.

Nata per essere regina. Cate Blanchet conferma con questa seconda interpretazione di Elizabeth: The Golden Age l’alta prova fornita nel film precedente Elizabeth (primo della trilogia dedicata alla “regina guerriera”), diretto dallo stesso Kapur nel 1998. E anche il regista indiano conferma le proprie qualità, mantenendosi sul gradino su cui già era salito rispetto al pur rispettabile Le quattro piume (2002). Siamo nella seconda metà del XVI secolo. L’ultima dei Tudor nasce nel 1533 e muore nel 1603; protestante, sale al trono nel 1558. Sarà liberale con i sudditi cattolici. Ma Filippo II di Spagna dichiara la guerra santa nel nome di Dio: «L’Inghilterra è schiava del demonio, dobbiamo liberarla». La “Regina Vergine”, “madre del suo popolo” ha da contrastare anche il complotto della cugina Maria Stuart, cattolica. Per gli spettatori è un bel ripasso di storia. Con Elizabeth, gli intenti aggressivi della Spagna si infrangeranno davanti alla costa britannica, si consoliderà il regime di tolleranza religiosa e avrà inizio la conquista del  Nordamerica. Tuttavia l’interesse del regista è concentrato su Elizabeth donna, dal carattere complesso, energico quanto sensibile. I giochi del potere (protagonista Sir Francis Walsingham/Rush, consigliere della regina), gli apparati e i rituali di corte, sono raccontati con chiarezza e dignità scenografica. I momenti ”forti”, torture comprese, non sono insistiti, né hanno il difetto - diffusissimo nel cinema in costume - di travalicare esteticamente l’epoca che rappresentano. Verosimile e non per questo di minore impatto spettacolare lo scontro navale che segna la sconfitta della flotta spagnola, grazie anche all’eroismo di Sir Walter Raleigh (Owen), il “pirata” dei mari che già pensa al Nuovo Mondo e fa “impazzire” la stessa regina. E’ una passione che quasi diventa centrale nell’economia del film e da cui Elizabeth rischia di restare travolta. Kapur la spinge ai limiti del romanticismo, ne contiene però con stile britannico le punte emozionali e ne addolcisce (forse fin troppo) la soluzione con una “chiusura” sentimentale che riporta tutta la storia entro i binari della regolarità anche religiosa.

Franco Pecori

26 ottobre 2007

Giorni e nuvole

film_giornienuvole1.jpgGiorni e nuvole
Silvio Soldini, 2007
Antonio Albanese, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher, Fabio Troiano, Carla Signoris, Paolo Sassanelli, Antonio Carlo Francini, Teco Celio, Arnaldo Ninchi.

Michele (Albanese) ha le sue idee. Gli amici/soci lo hanno fatto fuori dalla ditta: sono cambiati i tempi e bisogna ridurre, compattare, produrre all’estero. E così Michele si trova senza lavoro. Per mesi non dice niente a nessuno, né alla moglie Elsa (Buy), né alla figlia Alice (Rohrwacher). Elsa, in particolare, ha la passione del restauro e si sta laureando in Storia dell’arte. La vuole lasciare in pace. Cercherà un’altra soluzione, qualcosa accadrà. Ma non accade un bel niente. La verità non può restare nascosta e Michele ed Elsa vedono svanire il “benessere”. La bella casa è da vendere, come pure la barca. Difficile persino andare a cena fuori, se non nel piccolo pub che Alice gestisce insieme al suo ragazzo (mentre Michele vorrebbe che la figlia terminasse gli studi). Il cambio di marcia mette a nudo, man mano, i caratteri dei due, il difficile adeguamento ai nuovi parametri dettati dalla società. Una parola-incubo, “flessibilità”, è entrata nell’uso quotidiano e se ne accorge specialmente il dirigente disoccupato, colloquio dopo colloquio, alla ricerca di un nuovo lavoro. Elsa dapprima è sbigottita, poi sembra trovare una reazione più rapida e si adatta a fare i turni in un call center. Michele invece non riesce ad ammorbidire la sua visione del mondo, ha degli scatti, gesti paradossali che lo allontanano progressivamente dalla realtà “precostituita” e lo immettono in un “quotidiano minore”, di cui accetta con amaro umorismo, i piccoli doveri. Prova a mettersi in motorino e a recapitare plichi, poi preferisce aiutare due suoi ex dipendenti in lavoretti di manovalanza. Di giorno in giorno, perde la voglia di continuare a sperare, uscire di casa diventa un peso. Elsa trova anche un altro lavoro, da segretaria, e per un momento cede alla corte del suo capo. Il finale? Non può esservi, infatti l’ultimo taglio arriverà improvviso e non-definitivo. La “vita difficile” di Michele ed Elsa ci rimane dentro. I due protagonisti mostrano di essere profondamente coscienti del loro ruolo, tanto che Soldini sembra “limitarsi” a fotografarne i comportamenti, come se il set si aprisse agli eventi, per una voglia di autenticità che si può far risalire a quello che una volta si chiamò “pedinamento” e poi “verità” del cinema. Il merito va equamente diviso tra tutti gli autori del film. Il direttore della fotografia, per esempio, Ramiro Civita, fa un uso della macchina a mano fuori dagli stereotipi del “documento”, cercando invece di entrare in consonanza con i personaggi e dando, nel complesso, l’idea che la scena del film, la città di Genova, rappresenta un quadro verosimile. Quanto ad Albanese e Buy, sono al meglio delle loro capacità, lasciano scaturire il senso del racconto “lontano dalla sceneggiatura”, mai una battuta che resti sulla pagina. «Da domani pane e cipolla», promette ironico Michele, cercando di accettare la nuova condizione paradossale. E Soldini si è messo a fare proprio un cinema “pane e cipolla”, prende atto del tempo che viviamo, senza però rinunciare ad uno sguardo critico, senza abbellimenti da commedia facile, scavando anzi e cancellando (montaggio di Carlotta Cristiani) inutili “ricchezze”. Un cinema “povero” per raccontare la vita difficile di questo secolo.
David Donatello 2008:  Margherita Buy atr, Alba Rohrwacher atrnp.

Franco Pecori

26 ottobre 2007

Die hard - Vivere o morire

film_diehard_vivereomorire.jpgLive Free or Die Hard
Len Wiseman, 2007
Bruce Willis, Justin Long, Timothy Olyphant, Cliff Curtis, Maggie Q, Mary Elizabeth Winstead, Kevin Smith, Yancey Aria, Christina Chang, Yorgo Constantine, Andrew Friedman, Sung Kang, Matt O’Leary, Cyril Raffaelli, Jonathan Sadowski.

Ciao Stuntman Mike, dove sei? Raccomandati l’anima perché questo non è uno scherzo. Qui non si fa il verso, questa è tutta roba autentica. No, non è vera: è autentica. Perché fai finta di non capire? Qui  i “fuori corso” non c’entrano, se lo facciano da soli a casa loro un film così. Questo è un film con Bruce Willis, sì John McClane. Fai ancora finta? Lo sai benissimo che il detective McClane non può scendere dallo schermo e venirti a prendere, perciò stattene buono, Stuntman Mike. Lascialo stare il detective, ché deve sistemare una faccenda: sua figlia Lucy ce l’ha un po’ con lui, padre severo, rude e geloso, ma lui non molla, non la lascia nelle mani del primo pivello; e figuriamoci cosa può succedere se la ragazza è in pericolo, minacciata dal cattivello informatico che tenta di spegnere l’America perché vuole tutti i soldi (si dice «11 settembre» ma…). Il regista, uno che chiamano Len, ha pensato di piazzare sulla scena una montagna di aggeggi digitali, di quelli che a McClane fanno venire il voltastomaco, ma lui, il detective più duro a morire, non si lascia impressionare. Purtroppo deve soffrire le pene dell’inferno per venire a capo di un inconveniente spiacevole, ma lui il fisico ce l’ha. E’ anche fortunato negli scontri e nelle sparatorie, solo qualche graffio, perciò non ci contare Stuntman Mike. Non sarà un hacker moccioso, che gli tocca di andare a prendere proprio oggi, il 4 luglio, a guastare l’umore di McClane. Certo non è contento, ma i mitra, le pistole, gli elicotteri e gli aerei devono fare i conti con la sua resistenza. Il mondo non può finire per un imbroglio al computer finché John è in forma. Anche ferito va bene, tanto dallo schermo non può scendere: mettiti l’anima in pace, Stuntman Mike. E non ci provare. Tu però, John McClane, non ti esaltare, ché non sei Superman.

Franco Pecori

26 ottobre 2007

Seta

film_seta.jpgSilk
François Girard, 2007
Michael Pitt, Keira Knightley, Koji Yakusho, Alfred Molina, Sei Ashina, Mark Rendall,  Leslie Csuth, Miki Nakatani, Jun Kunimura, Kanata Hongo.

Tema estetico, dal romanzo di Alessandro Baricco: la seta come l’amore, impalpabile e sensuale, materiale quasi magico, che può cambiare la vita delle persone. Scrittore e regista teatrale oltre che cinematografico e televisivo, il canadese Girad (Oscar per Il violino rosso nel 1998) torna a lavorare su un testo di Alessandro Baricco, dopo il premiato Novecento teatrale per il festival di Edimburgo (2002). Seta è un film di lento respiro, il racconto procede quasi invitandoci ad “assaporare” le diverse atmosfere, tra Francia e Giappone della metà del XIX secolo, e spingendoci man mano, impercettibilmente, in profondità, nell’intimo di una storia d’amore “impossibile”. A tratti “misterioso” ed esotico, il viaggio sentimentale di un giovane, Hervé Joncour (Pitt),  si sviluppa in maniera intensa e si allarga fino all’astrazione, prendendo spunto da una missione commerciale nel paese del Sol Levante. Un’epidemia nelle uova di bachi da seta ha messo in ginocchio le filande in Francia. Secondo l’imprenditore Baldabiou (Molina) l’industria potrà rifiorire se qualcuno andrà a comprare le uova in Giappone, dove si fabbrica la seta più raffinata del mondo. Hervé, anche per sfuggire al servizio militare, si è appena sposato con Hélène (Knightley), ma accetta il pericoloso incarico (in Giappone è proibito esportare i bachi). Il viaggio comincia e si ripete con successo, portando ricchezza. Quando però Hervé vede la bellissima geisha (Ashina) del notabile Hara Jubei (Yakusho), ne  resta affascinato e non potrà più liberarsi da quell’attrazione. I due giovani non arriveranno mai a sfiorarsi, eppure la dolcissima Hélène si accorge che qualcosa di profondo è successo in Hervé. Un epilogo ancor più spiccatamente romantico chiuderà la delicatissima storia. Non trascurabile, sul piano espressivo, l’apporto scenografico dei paesaggi attraversati dal giovane viaggiatore, dalle Alpi alla Siberia, fino ai villaggi giapponesi fatti di paglia. La fotografia, perfettamente in tono, è di Alain Dostie.

Franco Pecori

26 ottobre 2007

Un’altra giovinezza

film_unaltragiovinezza.jpgYouth Without Youth
Francis Ford Coppola, 2007
Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Bruno Ganz, André M. Hennicke, Marcel Iures,  Adrian Pintea, Alexandra Pirici, Zoltan Butuc, Mirela Oprisor, Dan Sandulescu, Theodor Danetti, Mircea Albulescu, Gelu Nitu.

Pietra Neamt, Romania. La notte di Natale. Il settantenne Dominic Mattei (Roth), professore di linguistica, preso dall’angoscia di non riuscire a liberarsi del ricordo di Laura (Lara), suo amore perduto, e di non fare in tempo a terminare una ricerca sull’origine del linguaggio e sulla coscienza del tempo, lascia il letto ed esce, in pigiama sotto la neve. Neanche gli amici del Café Select possono consolarlo. L’idea del suicidio si fa avanti. La metterà in atto il giorno di Pasqua, a Bucarest. E’ il 1938, tempi cupi. Un temporale scoppia proprio all’arrivo di Dominic e un fulmine cade su di lui lasciandolo a terra moribondo.  Da quel momento la sua vita cambia radicalmente. All’ospedale, il professor Stanciulescu (Ganz) deve constatare con estrema meraviglia che il paziente ringiovanisce. Dev’essere stata - pensa - la scarica elettrica del fulmine. In poco tempo il fisico di Dominic è quello di un quarantenne. I nazisti non nascondono l’interesse per il “fenomeno”. Per sfuggire agli esperimenti del tedesco dottor Rudolf (Hennicke), Dominic chiede a Stanciulescu documenti falsi per cambiare identità e trasferirsi in Svizzera. Nel frattempo ha cominciato a parlare le lingue antiche, il latino, il cinese, l’armeno e gli si è materializzato accanto uno strano “consigliere”, che gli appare come  il suo “doppio”. Una bella donna che abita nel medesimo albergo, “stanza 6″, lo affascina per spiarlo. Lavora per i nazisti, ma s’innamora di lui e lo salva. Dominic mostra doti sempre più strane: indovina i numeri della roulette, legge un libro in un momento passandolo davanti agli occhi,  inventa un linguaggio speciale ed è tutto preso a registrare al magnetofono il proprio terrore dell’atomica. La situazione è matura per il “decollo” verso le “supreme ambiguità” della coscienza. Dominic passeggia in montagna e incontra Veronica (Lara), che somiglia tanto a Laura e che dice di essere Rupini (VII secolo). Parla sanscrito e cerca in una grotta i graffiti del guru indiano. La portano in India, dove trova, in una grotta, un manoscritto e delle ossa. Forse sono le sue, insomma di Rupini. Ma poi la donna riprende coscienza e torna ad essere Veronica. Il che le permette di innamorarsi di Dominic. La coppia felice se ne va a Malta, bella casa, terrazza sul mare. Beatitudine raggiunta? sembrerebbe, ma ecco che Veronica si mette a parlare il babilonese. Quei momenti di vertigine antica la stressano al punto che comincia a invecchiare. Dominic non sa se essere felice per la “discesa” verso la soluzione dei suoi problemi “scientifici” (la regressione fino al protolinguaggio), o se disperarsi ancora una volta per l’amore che svanisce. La seconda. In un guizzo sentimentale, il linguista sceglie di liberare Veronica dalla propria nefasta influenza. E la lascia. Poi, tornato a Pietra Neamt, rompe uno specchio e caccia dalla mente il suo “doppio”. Happy End? Si fa presto a dire. Dominic forse non è cambiato, cerca i suoi vecchi amici al Café Select e resta nel dubbio di stare sognando. In effetti, loro non lo capiscono. Si sente strano, Dominic… sente che sta perdendo i denti. Filosofia del linguaggio, nazismo, metempsicosi, terrore nucleare, New Age, fulmini e saette. Troppo per una storia d’amore. Troppo anche per una regressione all’indietro,  fin oltre Il Padrino. “Lost in translation”? Un grosso filmacchione alla moda, piuttosto.

Franco Pecori

26 ottobre 2007

Albanese: Il coraggio di Soldini

 

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Antonio Albanese e Margherita Buy in Giorni e nuvole di Silvio Soldini

«Una storia raccontata in maniera diversa, stando attaccati ai protagonisti, ai sentimenti.
La forza in questo lavoro è il coraggio di provare, di rischiare…»

 

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guarda il video dell’intervista
a Silvio Soldini, Antonio Albanese e Margherita Buy
di Francesco Gatti per Rainews24

23 ottobre 2007

La giusta distanza

film_lagiustadistanza.jpgLa giusta distanza
Carlo Mazzacurati, 2007
Giovanni Capovilla, Valentina Lodovini, Ahmed Hafiene, Giuseppe Battiston, Roberto Abbiati, Natalino Balasso, Stefano Scandaletti, Mirko Artuso, Fabrizio Bentivoglio, Marina Rocco, Fadila Belkebla, Dario Cantarelli, Raffaella Cabbia Fiorin, Silvio Comis, Nicoletta Maragno, Ivano Marescotti, Roberto Citran.

Un paesino del “profondo Nord”, nel padovano, dove la pianura e la nebbia accompagnano il Po verso il mare. Potrebbe essere Concadalbero. Mazzacurati dice che la storia andrebbe bene anche localizzata in Argentina o in Francia o nel middle west americano. Troppo “univerale”. Tutta la prima metà del film si fa apprezzare per la puntuale osservazione e “rivelazione” dei personaggi, non descritti a tuttotondo bensì còlti in alcuni loro gesti o parole che ne “denunciano” anche l’appartenenza a un contesto delimitato. Se mai, è il particolare che, proprio per essere precisissimo diventa “universale”. In questo senso, persino il titolo, riferendosi specificamente al problema del giornalismo, la giusta distanza che il cronista deve trovare e mantenere dall’”avvenimento” che racconta, fa fatica a imporsi in quanto “regola” o concetto unificante del film: La giusta distanza non è né “realista” e men che mai “neorealista”, non rivela intenti di ”rispecchiamento”, ma soltanto (in positivo) apre l’obbiettivo allo sguardo curioso e paziente di un autore sensibile a tutto il materiale plastico (dalle strade agli alberi, dalle case alle persone - “anime” comprese) interessante, cioè circostante, ossia pertinente, al dunque, al set delle riprese. Un meccanico tunisino (Hassan/Hafiene) che ripara automobili nella sua piccola officina, un ragazzino (Giovanni/Capovilla) con la passione del computer e con la voglia di giornalismo, una giovane maestra (Mara/Lodovini) chiamata per una breve supplenza, dolce e intelligente ragazza con i sogni rivolti a progetti lontani, la corriera con le sue fermate fisse e col suo autista (Guido/Scandaletti) in odore di matrimonio (”Non sarebbe male”, confessa Mara in una delle sue e-mail), un giovanotto (Amos/Battiston), più vitellone malsano che neo-imprenditore locale, e tante facce-verità che con la loro presenza danno vita al paese “piatto e desolato”, sottraendolo alla tipicità - rischio semipermanente del cinema italiano. L’arabo, taciturno e rigido di carattere s’innamora della maestrina, la cui posta elettronica è visitata indebitamente dal giornalista apprendista. Invano il direttore del giornale tenta di trasmettergli in criterio della “giusta distanza”. A questo punto, è come se all’improvviso si aprisse una porta e l’ambiente fosse invaso da un colore “giallo” che nessuno si aspettava. Il film cambia direzione e prende una via che sa di itinerario prestabilito a tavolino, allo scopo, forse, di agganciarsi ad un binario generico, garanzia di ri-conoscibilità (richiesta da chi?). E purtroppo si precipita in una “caccia all’assassino” e in un sociologismo implicito che ci si era illusi di aver evitato. Regge la prova degli attori e, sia pure parzialmente (prima parte), l’impegno del regista, un Mazzacurati più Vesna va veloce che Amore ritrovato.

Franco Pecori

20 ottobre 2007

Quel treno per Yuma

film_queltrenoperyuma.jpg3:10 to Yuma
James Mangold, 2007
Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dalla Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains.

Arizona, fine ‘800. Il treno che arriva a Contention alle 3:10 porta al forte di Yuma, dove dovrà essere rinchiuso e poi giudicato dal Tribunale Federale il mitico fuorilegge Ben Wade (Crowe), che dopo un’ennesima serie di rapine e omicidi lungo la ferrovia, si è fatto ancora beccare, questa volta a Bisbee. Non sarà facile condurre Wade a Contention. Bisbee è poco più che un villaggio, lo sceriffo non ha né mezzi né voglia di rischiare la vita. Ma  la Southern Pacific Railroad offre soldi ai volontari. Per 200 dollari si fa avanti Dan Evans (Bale), un contadino che nell’impresa vede l’occasione per proteggere la sua terra e il suo bestiame e per riconquistare la fiducia di sua moglie e dei suoi due ragazzi. E si va verso Yuma, miglia e miglia, giorno e notte, inseguiti dagli uomini di Wade, che non si danno per vinti. Quel treno delle 3:10 lo abbiamo già visto nel 1957 in un film dallo stesso titolo ma molto diverso. E non solo perché il western, nell’arco di mezzo secolo, ha cambiato volto ma anche per la differenza che passa tra due registi come Delmer Daves (3:10 to Yuma, 1957) e James Mangold e tra coppie di attori come Glenn Ford-Van Heflin e Russell Crowe-Christian Bale. Ai tempi del primo film si era ancora nella scia maestra di Mezzogiorno di fuoco (Fred Zinnemann, 1952) e mancava più di una vita al manierismo del  Mucchio selvaggio (Sam Peckinpah, 1969). Mangold riparte da Daves, tiene conto dell’acquisita dinamicità rispetto alla ferrea suspence del classico precedente, ma si tiene lontano della confusa morale espressionistica dei particolari in rallenty. I protagonisti, complessi ma non ambigui, sono due facce della medaglia western: il fuorilegge e il contadino, la banda di razziatori da sgominare e la famigliola da “coltivare” insieme alla terra. E funzionano vicendevolmente, di momento in momento, per esclusione e per somiglianza. Sia Ben che Dan non possono fare a meno di una dimensione “umana”, che li definisce al di là dei loro diversi e contrastanti interessi. Ben ha esperienza del mondo, conosce il dolore, si è conquistato un cinismo che gli serve da difesa ma non arriva a sopportare la violenza quando questa si fa bestiale, stupida. Dan è umile per forza, perché sceglie di non mollare il suo progetto di vita e non resiste al richiamo dell’”onestà”. Condannati a fare un tratto di strada insieme, si “fonderanno” in un solo uomo per poi lasciarsi, nel finale, ciascuno ancora una volta verso il proprio destino, mentre il treno riparte del Yuma. Movimenti, attese e scontri sono ambientati in modo molto verosimile, scenografati con occhio sensibile al contesto e rispettoso della complessità della vicenda, che è vicenda anche interiore. In questo western, nessun corpo cade senza turbamento dello spettatore. Modernità e maturità si coniugano in armonia.

Franco Pecori

19 ottobre 2007

Ratatouille

film_ratatouille.jpgRatatouille
Brad Bird, 2007
Animazione. Voci originali: Patton Oswalt, Ian Holm, Lou Romano, Peter O’Toole, Brian Dennehy, Janeane Garofalo, Brad Garrett, Ashley O’Connor, Adam Scott.
Oscar 2008: film animazione.

Sono passati una ventina di anni da quando Gualtiero Marchesi lanciò in Italia la Nouvelle cuisine. Il modo “nuovo” di combinare i sapori, tralasciando la tradizione - a volte persino tradendola - per il gusto della “presentazione” e, insieme, della novità da offrire non solo al palato ma anche allo spirito (mangiare cultura), ci ha messo un po’ per affermarsi, tanto che ormai non sono pochi i buongustai che “ripensano” volentieri alle antiche ricette popolari, della nonna. Il “nemico”, per entrambe le tendenze, è comunque uno solo: il fast food. Il divertente film d’animazione (tecnica 3D sempre più raffinata) che la Pixar e la Walt Disney firmano gioca su uno spiccato senso paradossale: il cuoco è un topo! Il “simpatico” ratto Remy, al contrario dei suoi simili, cerca il riscatto dalla condizione di reietto che si sfama con i rifiuti degli umani. Remy aspira ad assaporare, a distinguere i sapori. E ci riesce tanto bene da diventare l’ispiratore di un povero ragazzo, Linguini, che ha trovato lavoro come sguattero nel famoso ristorante parigino di Auguste Gusteau - retrocesso in second’ordine dal cattivissimo critico Ego per una certa cedevolezza al gusto commerciale -. E misteriosamente Linguini, lasciandosi “pilotare” dal topo come una marionetta, diviene cuoco e conquista il successo con una ricetta “casuale”, che esegue rispettando i consigli di Remy. E’ il trionfo della Ratatouille (rimescolamento di verdure fresche, secondo un antico uso della Francia meridionale). Persino Ego, in un finale trionfante per il giovane cuoco, rivedrà il proprio severo giudizio sul ristorante parigino. E persino tutta la grande famiglia di Remy avrà le sue soddisfazioni. Il paradosso in cucina? Non resta che provare dal vero.

Franco Pecori

19 ottobre 2007
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