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oltre lo schermo film musica poesia filosofia
09 09 2010 |
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Preti cattivi in Terra Santa
Si azzuffano nella Basilica della NativitÃ
ANSA 2007-12-27 20:42 27 dicembre 2007
Capri-Hollywood, stelle nell’isola azzurra
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BOX OFFICE Â Â 1 - Shrek terzo |
STRANIERIÂ
 1 - Lettere da Iwo Jima  E INOLTRE In questo mondo libero |
ITALIANIÂ
 1 - Centochiodi |
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* Il giudizio critico tiene conto dei film usciti in Italia, indipendentemente dall’anno di produzione.
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Franco Pecori
Finora erano ottenibili solo da embrioniÂ
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Trasformate per la prima volta cellule adulte umane in staminali pluripotenti da cellule di pelle prelevate direttamente da volontari sani. Le staminali sono simili a quelle finora ottenibili solo da embrioni. Annunciata su Nature, è la prima dimostrazione pratica che potenzialmente ciascuno di noi potrebbe avere a disposizione una riserva personale di staminali da usare per possibili terapie, ha spiegato all’Ansa il coordinatore dell’équipe dell’Ospedale Pediatrico di Boston, Daley.Â
ANSA 2007-12-23 19:43

ACCUMULATI 40 MILIARDI DI DOLLARI ALL’ESTERO?Â
LONDRA - Vladimir Putin è “l’uomo più ricco d’Europa”? Sulle pagine del quotidiano britannico ‘Guardian’ un politologo russo in rotta con il regime al potere a Mosca, Stanislav Belkovski, lo dà per scontato: a suo dire l’attuale leader del Cremlino avrebbe ammassato all’estero una fortuna da capogiro, pari ad “almeno 40 miliardi di dollari”.
 ”Di fatto” Putin controllerebbe grazie ad una “rete non-trasparente di fondi offshore” il 37% del gruppo petrolifero Surgutneftegaz e il 4,5% di Gazprom. Suo sarebbe poi il 75% di Gunvor, una misteriosa e lucrosa compagnia elvetica che fa capo ad un amico del presidente russo, un certo Ghennadi Timcenko, e fa soldi a palate. Belkovski ha detto al ‘Guardian’ di aver avuto queste dirompenti informazioni da “fonti interne all’amministrazione presidenziale russa”.
Il “tesoro di Putin” sarebbe nascosto in Svizzera e Liechtenstein. “Ovviamente - spiega il politologo al quotidiano britannico - il nome di Putin non compare in nessun registro di azionisti. C’é una rete non-trasparente di proprietà a scatole cinesi riguardanti società e fondi offshore. Il punto finale sta a Zug in Svizzera e nel Liechtenstein. Vladimir Putin dovrebbe essere il beneficiario”. “Si tratta di almeno 40 milioni di dollari. Il massimo non sono in grado di dirlo. Temo di non essere a conoscenza di tutto. Forse è di più, molto di più”, sostiene Belkovski. Malgrado non abbia né un ufficio a Mosca né un sito Internet la misteriosa Gunvor del businessman Timcenko (al pari di Putin un ex-colonnello del Kgb, i due si sarebbero conosciuti e avrebbero fatto amicizia verso la fine degli Anni Ottanta) ha fatto nel 2007 guadagni colossali: l’utile netto è stato di otto miliardi di dollari, su un giro d’affari di 43 miliardi.
Il ‘Guardian’ non si pronuncia sull’attendibilità delle accuse mosse dal politologo ma le trova degne del titolo più grande in prima pagina e le inquadra in una “lotta senza precedenti” scoppiata al Cremlino dopo che nei giorni scorsi Putin ha elevato a suo delfino il primo vicepremier Dmitri Medvedev e gli ha assicurato il suo pieno appoggio per le elezioni presidenziali della primavera prossima. Molto scontenta del “liberale” Medvedev sarebbe la cordata - capeggiata dal vicecapo dell’amministrazione presidenziale Igor Secin - dei cosiddetti ’siloviki’ e cioé dei dirigenti che rappresentano il complesso militar-industriale e i servizi di sicurezza. Niente di davvero ideologico nella sorda lotta in corso tra i ’siloviki’ e i ‘liberali’: la posta in gioco sono le enormi materie prime - greggio e gas in testa - che stanno facendo nuovamente della Russia una potenza di importanza mondiale. La fortuna accumulata da Putin all’estero sarebbe uno dei pomi della discordia, e in effetti dal resoconto del ‘Guardian’ non è chiaro se le presunte ricchezze del presidente russo depositate in Svizzera e Liechtenstein sono per lui e per i suoi bisogni o se costituiscono più in generale i fondi neri di un regime in apparenza pronto a tutto pur di rimanere in sella. Da parte sua, glissando sul fatto che in Russia gli oppositori hanno la tendenza a finir male, Belkovski si dice sicuro del fatto suo. Sulle “finanze nascoste” di Vladimir Vladimirovic Putin - apparentemente un segreto di Pulcinella tra la gente al vertice in Russia - ha già pubblicato un libro e gli sembra significativa una cosa: “Vladimir Vladimirovic non mi ha querelato”.
ANSA 2007-12-21 17:14Â
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Nadine Labaki, regista e protagonista di Caramel, candidato all’Oscar per il miglior film straniero,
parla del suo primo lungometraggio, una commedia in cui racconta la vita quotidiana
di un gruppo di amiche, donne che vogliono essere normali pure se attorno a loro c’è la guerra.
«Ho voluto mostrare la realtÃ
mettendo davanti alla cinepresa persone vere»
Â
guarda il video dell’intervista
di Francesco Gatti per Rainews24
leggi la recensione di Caramel
Lions for Lambs
Robert Redford, 2007
Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Michael Peña, Derek Luke, Andrew Garfiel.
Per i giovani soprattutto. L’indipendente Redford, fondatore del Sundance Film Festival e, con Jane Fonda, una delle prime star del cinema americano a reclamare negli anni ‘70 il diritto dell’attore di “mettere le mani” sulle sceneggiature da interpretare, prende di petto il tema politico che più brucia nel quadro mondiale, terrorismo e guerra, e ne fa un film per il dibattito, dichiaratamente provocatorio. E’ un cinema diverso dai documentari di Michael Moore. L’impianto è solidamente drammatico, il “documento” viene dall’interno delle coscienze, dei personaggi e degli spettatori, chiamati a partecipare alla discussione non più sui pro e contro ormai strarisaputi, ma su qualcosa che vuol essere trovato in profondità . Facciamo conto di essere in un luogo scenico ideale con tre porte da aprire. Entriamo nella prima e siamo in un ufficio del Congresso, dove l’ambizioso senatore Jasper Irving (Cruise, anche produttore esecutivo per questo primo film della rinata United Artists) ha chiamato l’importante giornalista Janine Roth (Streep) per “vendergli” una notizia-bomba su una nuova strategia Usa nella guerra al terrorismo. Il serrato duello dialogico vale un’intera pièce, per la grande prova dei due attori (prima volta insieme) e per le informazioni “derivate” che contiene. E mentre assistiamo allo scambio di battute si apre l’altra porta. Da Washington passiamo alla West Coast University, nell’ufficio del dottor Malley (Redford), professore di storia con molti anni di insegnamento alle spalle, il quale ha chiamato per un colloquio Todd (Garfield, attore di teatro inglese, esordiente nel cinema), uno studente che lo ha colpito per la sua ribellione solitaria, un ragazzo intelligente che da qualche tempo ha smesso di frequentare con assiduità le lezioni e sembra aver scelto di “godersi la vita”. Qui siamo nel cuore del film. Il confronto tra le due generazioni e le due esperienze è appassionante perché alla lucidità delle argomentazioni (l’equivalente di tutto un corso di pedagogia moderna tradotto in parole correnti) si unisce la trasparenza di un sincero coinvolgimento emotivo, radice unificante della decisione di rivolgersi al pubblico, agli americani per primi, per una riflessione sullo stato delle cose. La terza porta si apre, per analogia, sulle alture desertiche dell’Afghanistan, lontane da Berkeley ma vicine per la presenza di due soldati, un messicano e un afroamericano, Ernest (Peña) e Arian (Luke), che in un’azione contro i talebani dividono fraternamente il rischio della vita. I due ragazzi hanno frequentato i corsi di Malley e ora, nel gelido e mortale paesaggio notturno di guerra, incarnano il portato umano dei dibattiti in corso nel loro Paese. E’ il momento “spettacolare” del film, che però vive in stretta relazione con gli altri due. Le tre porte si aprono su un orizzonte comune e ciascuna, a sua volta, è anche la chiave per aprire l’altra.
Franco Pecori
Sukkar banat
Nadine Labaki, 2007
Nadine Labaki, Yasmine Al masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad, Aziza Semaan, Fatme Safa, Dimitri Stancofski, Fadia Stella, Ismaïl Antar.
Un istituto di bellezza e cinque donne. Ciascuna ha il suo mondo, confidenze, segreti, passioni anche non confessate, omessualità latenti, verginità perdute, relazioni pericolose, malinconie per la vita fuggita via, rispetto delle tradizioni e delle religioni, voglia di riscatto femminile. Parigi, Madrid, Londra, New York? No. Beirut. L’attrice libanese Nadine Labaki, 33 anni, laureata in Scienze delle Comunicazioni, passa dagli spot pubblicitari e dalle videoclip musicali alla regia con questo film che al pubblico di Cannes (Quinzaine) ha fatto spellare le mani dagli applausi. Il Libano, come si sa, sta vivendo un momento storico non proprio felicissimo. Forse anche per una specie di “presenza” drammatica di un contesto pesante, però non citato e nemmeno sfiorato, Caramel funziona sul piano espressivo, per la sua leggerezza, per la “com-passsione” con cui racconta l’intimo restando al superficiale, descrive il pianto restando al sorriso. La regista e protagonista del film (è lei la padrona del salone) mantiene i toni giusti per una specie di surreale postneorealismo, che a tratti sembra voler sconfinare in uno sguardo quasi ”documentario”, fermandosi al di qua della metafora (il caramello per la ceretta depilatrice è dolce e doloroso), restando allo spunto che promette altre possibilità . Moderno e antico si mescolano in chiave simpaticamente popolare, con la dovuta ironia e con una spiccata sensibilità femminile, non “rivendicativa”, ideale per scandire un futuro al ritmo di commedia. Come spesso accade nei film doppiati, la versione italiana rischia di uniformare i caratteri dei personaggi, assogettandoli ad una medietà non richiesta e che sfiora l’assoluto. Basti pensare alla differenza che si percepisce quando, per un momento, durante la festa per le nozze di una delle amiche, possiamo ascoltare una canzone con la colonna originale.
Franco Pecori
guarda il video dell’intervista
a Nadine Labaki
di Francesco Gatti per Rainews24

 81 anni, mai a Londra un monarca così vecchio
Mai, in oltre un millennio di storia, la Gran Bretagna ha avuto una testa coronata così stagionata come Elisabetta II: oggi all’ora del tè la regina ha battuto, a 81 anni suonati, il record che apparteneva alla trisavola Vittoria. Se conserverà lo scettro fino al 9 settembre 2015 - e le premesse ci sono tutte, salute di ferro in testa - il suo diventerà in assoluto il regno di più lunga durata mai registrato su questa sponda della Manica. C’era chi fissava il fatidico momento al 21 dicembre e chi al 22 ma Buckingham Palace ha fatto un preciso calcolo delle ore e ha sentenziato che la sovrana ha stabilito il nuovo primato di vecchiaia esattamente alle 17 di oggi (le 18 in Italia) e ha così spodestato nel libro Guinness la leggendaria Vittoria che, morendo nel 1901 quando aveva 81 anni, sei mesi e 29 giorni d’età , batté di quattro giorni il record del nonno Giorgio III.
Nata il 26 aprile del 1926, Elisabetta ha già avuto a che fare nei suoi 55 anni di regno con undici primi ministri (il primo fu il grande Winston Churchill) e rimane molto attiva in pubblico: compie molti viaggi anche all’estero, dà udienza ad un sacco di gente (si calcola che abbia già offerto il tè a circa 80.000 persone…), va in giro per la Gran Bretagna in occasione di inaugurazioni di ogni tipo. Tutta un’altra cosa rispetto alla regina Vittoria che a quell’età viveva praticamente da reclusa in cattive condizioni di salute, senza parlare di Giorgio III che alla fine dei suoi giorni era semplicemente pazzo. Elisabetta - che con qualche fatica ha saputo modernizzarsi, soprattutto dopo lo choc provocato dalla principessa Diana prima con il divorzio da Carlo e poi con la tragica e prematura morte - rimane molto amata. Piace per il suo senso del dovere, per l’impeccabile dignità che proietta, per la disponibilità a ricoprire il ruolo che la tradizione le assegna. E la sua popolarità è stata di recente consolidata da una serie di “rivelazioni” sul fatto che nella vita privata. Va matta per le imitazioni e sembra che abbia un debole per il plebeo gioco con le freccette, molto diffuso nei pub di provincia.Â
ANSA 2007-12-20 19:29