Biografilm, Gonzo in anteprima
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Biografilm Festival
IV edizione, Bologna 11 - 15 giugno 2008
Anteprime
Oltre all’attesissimo Gonzo: the Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson, in anteprima internazionale, in programma il nuovo documentario di Jonhatan Demme Jimmy Carter Man From Plains (Biografilm Lancia Award a Venezia 2007) e Scott Walker: 30 Century Man di Stephen Kijak, in Italia dopo il successo a Berlino nel 2007. Presentati anche Street Thief di Malik Bader, ritratto di un rapinatore professionista, e Getting Home di Zhang Yang, che racconta la tragicomica storia di un viaggio in compagnia di un.. morto.

Selezione ufficiale
10 film, 7 paesi rappresentati. La selezione ufficiale di Biografilm 2008, a cui hanno partecipato oltre 300 titoli, propone gli esiti più interessanti e originali della produzione biografilmica internazionale. 10 opere che presentano esperienze individuali o collettive, personali o esemplari, capaci di condurci all’esplorazione di molteplici universi: dagli affetti familiari alla contestazione, dal mondo del cinema alla scena artistica e musicale, dai grandi eventi della storia recente ai nodi ancora irrisolti del nostro passato più prossimo.
Fuori concorso
Il fuori concorso dedica particolare attenzione a figure, reali o di finzione, che incarnano in modo diverso i caratteri peculiari del nostro tempo, tra cui la scienziata Margherita Hack e la poliedrica artista Mimi Weddell. Questa sezione propone inoltre al pubblico una riflessione su un tema come la libertà di espressione, quanto mai cruciale.
Being Charlie Kaufman
Personalità decisamente eccentrica e originale, Charles S. Kaufman (New York, 1958) non è solo uno sceneggiatore pluri-premiato, ma anche produttore, regista teatrale e cinematografico (il suo film di esordio, Synecdoche, New York, è stato recentemente presentato a Cannes). Tutti i suoi script cinematografici portano, fin da Being John Malkovich (1999), il suo inconfondibile marchio di fabbrica: una lucida capacità di introspezione, accompagnata da un’ironia bizzarra e paradossale, non senza una buona dose di visionarietà .
Pop Lives! Warhol
New York, fine anni ’60. Al 5° piano di un palazzo della 47° Strada, a Midtown Manhattan, si riunisce la corte del re della Pop Art Andy Warhol: la leggendaria Factory. Ritrovo per pittori, graffitari e musicisti, per porno star e drag queens, per donne bellissime e maledette. Pop Lives! Warhol, le sue superstar e la Factory: uno straordinario incontro con i personaggi più eccentrici e originali, con gli artisti più creativi e rivoluzionari della NY di quel periodo, tra cui Jean-Michel Basquiat, Danny Williams, Edie Sedgwick, Jackie Curtis, Brigid Berlin, Marie Menken e molti altri.
Omaggio a Peter Whitehead
Peter Whitehead, dal 1967 al 1970, ha messo la firma in calce ai più brillanti documenti sugli eventi di fine anni Sessanta: la Swinging London e la Beat Generation, la rivoluzione sessuale, la campagna presidenziale di Robert Kennedy, la musica dei Rolling Stones e dei Led Zeppelin. Secondo progetto congiunto con Bellaria Film Festival, la retrospettiva Tonite Let’s All Make Love in London: omaggio a Pater Whitehead presenta, per la prima volta in Italia, una panoramica completa della produzione del regista inglese.
Omaggio a Edo Bertoglio
Biografilm Festival 2008 rende omaggio al grande fotografo e cineasta Edo Bertoglio, ospite di Biografilm con una mostra fotografica, una retrospettiva ed un incontro per raccontare al pubblico la New York della Factory. Edo Bertoglio è uno dei più importanti esponenti della downtown scene newyorchese. Nato nel 1951, dopo il diploma in regia al Conservatoire Libre del Cinema Francese a Parigi, si trasferisce a New York nei primi anni ’80 dove lavora come fotografo. Tornato in Europa, produce e realizza spot pubblicitari e programmi per la televisione svizzera.
Wiki Workshop
Tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:00
Tutti i segreti su come editare una pagina online. Cos’è, come funziona e come si può partecipare al progetto che ha rivoluzionato per sempre il concetto di enciclopedia e di sapere collettivo. E’ previsto un aggiornamento dal vivo delle voci di Wikipedia dedicate ai protagonisti di Biografilm, con la partecipazione di biografi e ospiti d’eccezione.
Programma dettagliato
http://www.biografilm.it/2008/index.php
30 maggio 2008
New York, Cinema italiano
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Open Roads: New Italian Cinema
Ottava edizione 6 -12 giugno 2008
L’unica vetrina interamente dedicata al cinema italiano contemporaneo a New York.
Organizzata da Filmitalia grazie al supporto della Direzione Generale Cinema - MIBAC
in coproduzione con la Film Society del Lincoln Center. Curatore Richard Pena.
La manifestazione prevede, nell’arco di una settimana, la proiezione di 13 tra i migliori film dell’ultima stagione, con un particolare occhio di riguardo al nuovo cinema documentario, genere in cui l’Italia negli ultimi anni ha raggiunto ottimi livelli, e una selezione dei migliori cortometraggi dell’anno scelti tra i corti finalisti dei Nastri d’Argento in collaborazione con il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici.
I 13 film selezionati
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THE GIRL BY THE LAKE (LA RAGAZZA DEL LAGO) di Andrea Molaioli
DON’T THINK ABOUT IT (NON PENSARCI) di Gianni Zanasi
DAYS AND CLOUDS (GIORNI E NUVOLE) di Silvio Soldini
PIANO, SOLO di Riccardo Milani
APPOINTMENT AT AN UNUSUAL HOUR (APPUNTAMENTO A ORA INSOLITA) di Stefano Coletta
THE SWEET AND THE BITTER (IL DOLCE E L’AMARO) di Andrea Porporati
SATURNO CONTRO (SATURNO CONTRO) di Ferzan Ozpetek
NIGHT BUS (NOTTURNO BUS) di Davide Marengo
THE WALTZ (VALZER) di Salvatore Maira
IN THE FACTORY (IN FABBRICA) di Francesca Comencini
MS F. (SIGNORINA EFFE) di Wilma Labate
THE RIGHT DISTANCE (LA GIUSTA DISTANZA) di Carlo Mazzacurati
BIUTIFUL CAUNTRI di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Peppe Ruggiero
Film di retrospettiva
THE BLUE PLANET (IL PIANETA AZZURO) di Franco Piavoli (1983)
Cortissimo New Italian Short Films
IÂ corti selezionati
MIRANDA’S JOURNEY di Catherine McGilvray.
A little girl wanders off, only to find safety in the arms of an unexpected visitor
EMMAUS DINNER (LA CENA DI EMMAUS) di Josè Corvaglia
Dinner is served at a new tempo
DOG’S BLOOD (SANGRE DE PERRO) di Leonardo D’Agostini
Hard knocks and swift justice in the drug trade.
THE SUBSTITUTE (IL SUPPLENTE)Â di Andrea Jublin.
A rather different kind of substitute teacher takes over a skeptical high school class.  Â
PLEASE LEAVE A MESSAGE di Elisa Fuksas
A brilliantly edited, very modern urban fairy tale.
CARLA’S BOY (IL BAMBINO DI CARLA) di Emanuele Rossi
Breaking up is hard to do, especially when she acts like your mom.
THE TEST (L’ESAME) di Andrea De Sica.
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30 maggio 2008
Sarah Jessica: Cambiano i colori… è favoloso!
 Sarah Jessica Parker si sente ancora perfettamente a proprio agio nei panni di Carrie Bradshaw, la reporter “Vogue”. Dopo sei stagioni televisive, 92 episodi, le quattro ragazze alla moda di Sex and the city sono tornate in formato cinema. Schermo più grande e cambio di… colori. Sarah Jessica trova affascinante l’adeguamento, necessario col passare del tempo, a certe sfumature del personaggio: «Carrie è decisamente una persona invecchiata e differente, che ha modificato i suoi gusti, così come la sua tavolozza di colori». E ricorda il periodo delle riprese del film con grande trasporto: «E’ stato favoloso, veramente eccitante».
Leggi la recensione del film
30 maggio 2008
Sidney Pollack, autore nascosto nel grande cinema
 Sidney Pollack è uno dei maggiori e più nitidi esempi di cinema d’autore nascosto nella grande macchina del cinema di genere. Pollack conosceva il mestiere nei suoi punti cardine rispetto alle esigenze primarie della produzione hollywoodiana: la professione di attore e di regista erano intimamente lagate in lui da una consapevolezza complessiva circa il lavoro del cinema e la sua efficacia in termini di risultato, di consenso del pubblico. Nei punti fondamentali della carriera, Pollack ha operato proprio quando - siamo tra la fine degli anni ‘60 e la metà dei ‘70 - i settori più reattivi del cinema americano hanno mostrato di avere maggiore sensibilità verso un certo cambiamento nei rapporti interni al lavoro stesso. Ci riferiamo alla nuova articolazione nell’interscambio tra i momenti progettuali (soggetto e sceneggiatura soprattutto) del film e i momenti realizzativi (riprese, interpretazione, montaggio). Una figura per tutte, Robert Redford, attore di una “serie” che da sola potrebbe dimostrare il senso del cinema di Pollack: Come eravamo, I tre giorni del condor, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, Il cavaliere elettrico, La mia africa. Non c’è bisogno di riandare a Rodolfo Valentino per notare lo stacco segnato da Redford e un po’ da tutta la sua generazione (si pensi, tra le attrici, a Jane Fonda, da Barbarella in poi) rispetto al divismo tradizionale. Il nuovo attore ha ben altra coscienza della sceneggiatura, dei personaggi e dei modelli che va a proporre al pubblico, è consapevole che trasferirà sullo schermo non la propria maschera fissa e immutabile ma una serie di interpretazioni, di visioni del mondo (Tootsie, sguardo fulminante sui risvolti del travestimento e sugli anni ‘80). E questo, ovviamente, non sarebbe possibile senza un accordo profondo con il regista, il quale da un certo punto in poi sente di dover essere non più soltanto il bravo esecutore di un copione “di ferro”, ma di poter sostanziare il lavoro con il segno specifico della propria personalità artistica. Certo il cinema europeo, che aveva già espresso le massime valenze rinnovatrici nel decennio precedente (Nouvelle Vague francese e prosecuzione del cinema postbellico italiano) era molto più scopertamente autoriale, avendo esaltato il ruolo centrale della regia (Truffaut, Chabrol, Rohmer, Antonioni, Olmi, Fellini); tuttavia esempi come quello di Pollack stanno ancora a significare la possibilità di “movimento” del regista nel senso della creatività soggettiva (e dunque relativamente libera) all’interno dei generi standardizzati. Non si potrebbe prescindere dai film di Pollack in un esame dell’evoluzione del Western. Una certa aspirazione alla libertà , nel regista di Non si uccidono così anche i cavalli?, è sottolineata dal paradosso del doppio Oscar (film e regia), ottenuto nel 1985 per La mia Africa, non il migliore dei capolavori di Pollack, mentre già nel 1978 Redford aveva fondato il Sundance Film Festival, dedicato al cinema indipendente. Nato a Lafayette (Indiana) l’1 luglio 1934, Sidney Pollack è morto a Los Angeles il 26 maggio 2008.
Franco Pecori
30 maggio 2008
Alexandra
Aleksandra
Aleksandr Sokurov, 2007
Galina Vishnevskaya, Vasily Shetvtsov, Raisa Gichaeva, Rustam Shahgireev, Andrei Bogdanov, Alexei Nejmyshev, Eugeny Tkatchuk, Alexander Kladko.
Nessuna prescrizione poetica ha, di per sé, diritto di cittadinanza estetica. Il trasferimento è teoreticamente arbitrario. Il russo Sokurov (Premio Bresson a Venezia 2008) non può fare eccezione. Al regista di Moloch, Arca russa, Padre e figlio, Il sole non piacciono i film sulla guerra: «L’orrore è inesprimibile». Tuttavia di film sulla guerra se ne sono fatti anche di bellissimi. Nulla è vietato al cinema, come alla letteratura e a qualsiasi forma espressiva. Ciò premesso, la scelta di Sokurov di trattare il tema del conflitto in Cecenia attraverso una sorta di contaminazione “marziana” tra due mondi poeticamente incomunicanti dà risultati di intensissima poesia e di dolorosa denuncia. Alexandra va bene al di là del riferimento contingente (il Caucaso) per sconfinare nel tema universale dei rapporti umani. Rapporti che non sono e non possono essere sempre uguali in ogni situazione, ma che, proprio mutando le situazioni, tendono ad attingere a quella sorta di “riserva” storica che li riattiva e li riattualizza secondo necessità . Il film è semplicissimo nella struttura. Alexandra (Galina Vishnevskaya, la grande cantante lirica, vedova del violoncellista Rostropovic), l’anziana nonna di Denis (Shetvtsov), ufficiale dell’esercito russo, va a trovare il nipote nell’accampamento in Cecenia, dove il giovane è operativo. La guerra è a pochi chilometri, ma non si vede. I soldati passano una loro quotidianità di sopravvivenza, compiendo atti e gesti “normali”. Ma all’arrivo di Alexandra tutto sembra divenire strano, incongruo, fantastico perfino. Si percepisce un’astrazione connotabile non in immagini “astratte” bensì nella minuzia caparbia dei movimenti e delle impressioni contenute della donna. Alexandra porta con sé qualcosa di “esterno” in quell’accampamento che improvvisamente è assurdo, inessenziale. Si adatta a riposare in una baracca polverosa come fosse un rispettabile albergo, dice a Denis: « Sei sporco, lavati», esce dal recinto per andare al mercatino dove le altre donne mantengono vivi i sentimenti di sempre, torna dai soldati e alla loro giornata uguale e indifferente. Poi Alexandra se ne rivà . La visita è finita in un momento qualsiasi di un giorno di guerra qualsiasi. Denis non è più il ragazzo di una volta. Lodevole la selezione che la società Movimento Film continua a fare nel senso della qualità . Alexandra, dopo la partecipazione ai festival di Cannes e Torino 2007, esce nelle sale con una distribuzione limitata ad alcune città : Roma, Milano,Torino, Bari, Lecce, Palermo, Padova. L’idea, giusta, è di estendere in seguito la lista.
Franco Pecori
30 maggio 2008
Once
Once
John Carney, 2006
Glen Hansard, Markéta Irglová, Bill Hodnett, Danuse Ktrestova, Marcella Plunkett.
Oscar 2008, canzone: Falling Slowly.
Al suo terzo lungometraggio (November Afternoon, 1977, On The Edge, 2001), l’irlandese Carney accentua la sua scelta di metodo nel senso del cinema d’autore dalle tipiche caratteristiche “indipendenti”, nella concezione e nella fattura. Sceneggiatura tenue e quasi inesistente a vantaggio di un’autonomia dello svolgimento filmico, che di momento in momento produce il proprio senso in funzione di ciò che davanti al cineocchio accade per una sola volta. E’ il mito della “cattura”, se non della “realtà ”, almeno del “materiale profilmico” più o meno improvvisato e lasciato vivere di per sé. Qui il materiale è dato, essenzialmente, dalla musica (di qualità apprezzabile, tanto da meritare l’Oscar 2008 per la canzone originale) e dai sentimenti di due giovani, le cui storie intime sono colte nel momento del loro incontro casuale, per la strade di Dublino. Due delusioni d’amore che bruciano, due musicisti - lui (Hansard) chitarra e canto, lei (Irglová) pianoforte e canto - che esprimono nella musica le proprie aspirazioni di vita, anche segrete. Lei si ferma ad ascoltare lui che canta il suo tormento ai passanti. Qualcosa li attira reciprocamente, una sensazione, una sensibilità artistica, una voglia di comunicare e condividere la propria condizione. Lui invita lei a seguirlo in sala d’incisione per realizzare un “demo”, poi partirà per Londra in cerca di fortuna. Nulla succede eppure tutto succede, come per ciascuno in ogni momento della vita, unico. Il film è piaciuto molto al pubblico del Sundance Film Festival, che lo ha premiato. Il premio si capisce: in fondo, Once è un film vicino al pubblico proprio in senso esistenziale, avendo abbattuto il muro - così sembra - che in genere separa appunto lo spettatore dalla “lavorazione” cinematografica. Il fatto che la storia sia in qualche misura “vera” non cambia di una virgola la valutazione del film. Conferma tuttavia la bravura di Geln Hansard, uno dei fondatori del gruppo rock irlandese The Frames.
Franco Pecori

guarda il video dell’intervista
al regista John Carney
di Francesco Gatti per Rainews24
30 maggio 2008
Sex and the city
Sex and the city
Michael Patrick King, 2008
Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Candice Bergen, Jennifer Hudson, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Mario Cantone, Lynn Cohen, Willie Garson, JOanna Gleason, Joseph Pupo.
Contrazione di una serie televisiva (l’omonima Sex and the city, creata da Darren Star). Operazione non semplice. Primo tra tutti il problema della durata delle situazioni. Se diluito in una serie infinita di puntate, il racconto crea, sulla base della fedeltà all’ascolto, partecipazione convinta ai “valori-guida” della storia, ai modelli di comportamento (ammirati o detestati, ha poca importanza) dei personaggi, al loro “destino”, rapportato alla “quotidianità ” della fruizione. Relativamente alla durata può cambiare il senso complessivo, dell’opera e della “risposta” (feedback) del pubblico. Ridotto a 145 minuti e proiettato in una sala cinematografica, il discorso prende la piega di una vera aggressione, “simpatica” ma non meno invasiva. Fatta salva la bravura delle quattro protagoniste (Parker/Carrie, Cattrall/Samantha, Davis/Charlotte, Nixon/Miranda) e del regista nel valorizzarne il “fascino” con una continua e spettacolare messa in primo piano della loro presenza schermica, singola e di squadra, in un gioco ammirevole di intescambio situazionale, resta il sincretismo atomico della confezione, l’impatto deflagrante del prodotto contro universi/platea non necessariamente omogenei. Arriva su di noi, noi italiani noi europei (limitiamoci a distanze più facili da calcolare), una commedia/bomba con un’etichetta inequivocabile, su cui è scritto: «Contiene “ogni tipo di donna newyorkese”». Che meraviglia! Vi potete fare un’idea precisa di come si vive nel cuore del mondo progredito! E quindi potete decidere se andare a vivere là o se aspettare che loro, le donne newyorkesi, vengano qui. Ma non sono già qui? Ma la moda di Vogue non è arrivata da noi? Carrie, che la frequenta addirittura da scrittrice, può trovare senz’altro amiche interlocutrici già da ora, che prenda un aereo o che soltanto digiti sul cellulare. Fate attenzione, se il film vi dovesse “prendere” da non lasciarvi più riflettere, a un certo punto verrete avvertiti che «Sì, è una presa in giro!» - già , perché i responsabili del film (lo sapete, il cinema è un lavoro collettivo) non sono così ingenui da credere di poter far passare il giochetto per semplice realtà . A loro basta che stiate al gioco. D’altronde, pensate se la possibilità della «presa in giro» non ci fosse. Insomma, tranquilli e tranquille: chi si deve sposare si sposerà , chi deve avere un figlio lo avrà , chi vorrà coltivare la sua sessualità matura lo potrà fare, ecc. Infatti, l’unica password che non passa mai di moda è ancora una parolina: love. Un film per tutti, da prima serata. Uno spettacolo di benessere.
Franco Pecori
30 maggio 2008
Il divo
Il divo
Paolo Sorrentino, 2008
Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Alberto Cracco, Piera Degli Esposti, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Aldo Ralli, Giovanni Vettorazzo, Fanny Ardant.
Cannes 2008, Prix du JuryÂ
Un altro “amico di famiglia”? Il paragone ci può stare, fatte le debite differenze e proporzioni tra il precedente film di Sorrentino, L’amico di famiglia appunto (2006), e questa sarcastica e, in diverso modo, surreale “biografia” di Giulio Andreotti. Se l’usuraio Geremia (il bravo Giacomo Rizzo) riteneva, perfino con una punta di esistenzialismo, di svolgere nell’Agro Pontino un’attività socialmente utile, Andreotti (il bravissimo Toni Servillo), fermo e chiuso nel suo potere “divino” (poté dire a Papa Wojtyla: «Se permette, Santità , Lei non conosce il Vaticano») sembra recitare - e forse ne è convinto - il ruolo di chi, per la salvezza del suo Paese (salvezza dal comunismo, progressivamente incombente dal dopoguerra all’assassinio di Moro), sopporta su di sé l’enorme peso del Male necessario. Assediato da quotidiane emicranie, il Divo si fa forza con una serie infinita di battute di spirito, che vanno via via a formare un cumulo di spunti riflessivi, tanto efficaci nella funzione impermeabilizzante verso l’orpello politico (la sostanza è invece il suo vero nutrimento) quanto inconsistenti, forse, nel loro effettivo portato filosofico. L’ambiguità è insopprimibile, pena la caduta del mito: favola della quotidianità assunta nel cielo degli affari e degli intrecci di sopravvivenza, scambiati per strategie di Stato. Il regista costruisce la figura del Divo in chiave simbolica non tralasciando di assisterne la fisicità , con una carica di provocazione insistita fino al rischio della contaminazione universale. E tuttavia non fermandosi all’indicazione “personale”, per andare invece al di là di Andreotti Giulio, oltre i nomi e i fatti, che pure l’agenda segnala in rosso scrivendo sullo schermo annotazioni per un vero e proprio “ripasso” di 50 anni di storia. Al di là , non perché la figura dell’uomo politico italiano «più importante dell’ultimo mezzo secolo» debba dissolversi nell’orizzonte grigio dei silenzi mortali e delle feroci invenzioni machiavelliche, ma piuttosto per un respiro stilistico (non sembri una parolaccia), che sappia dare alla rappresentazione la sua forma più degna, di metafora della sofferenza sociale e culturale, cui è costretto tutto un popolo inconsapevole e credente. Da questo profondo dolore nasce lo sbigottimento per un film che certo non va preso per “neorealistico” - basti pensare alla fotografia di Luca Bigazzi, niente di più lontano dalla (falsa) tradizione “documentaria” del nostro nobilissimo cinema d’autore del dopoguerra. Il divo si offre invece come thriller del mutismo. Quell’uomo, stretto nelle sue spallucce e soffocato dalla montagna di faldoni del suo archivio, è in realtà un oggetto il cui mistero attende di essere indagato, la cui scorza durissima chiede, forse, di venire infranta al di là delle 26 “archiviazioni” della Giustizia ordinaria. Pur nell’orribile sequela di misfatti accadutigli attorno, il Divo denuncia la propria essenza in forma di mutismo storico, ben oltre le battute di spirito. Ed è questa sensazione terribile che Sorrentino riesce a trasmetterci.
Franco Pecori
28 maggio 2008
Saviano: Continuerò a scrivere

«Continuerò a scrivere.
La pressione mediatica provoca la reazione dei camorristi, i quali vogliono dimostrare che non arretrano,
ma io non ho paura delle minacce».
Reagisce così Roberto Saviano,
lo scrittore che vive sotto scorta
mentre il suo libro Gomorra, da cui Matteo Garrone ha tratto il film premiato a Cannes,
continua a mietere il meritato successo. Oltre un milione le copie vendute in Italia.
Il film è stato accolto da molti applausi alla propiezione per la stampa.
Il regista lo ha definito «Apocalittico, senza speranza».
25 maggio 2008
Cannes 2008, la Palma d’Oro al francese “Entre les murs”
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      14- 25 maggio 2008
Il professore e i liceali difficili
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Laurent Cantet, regista di Entre les murs, con gli studenti/attori
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DOPPIO PREMIO AL CINEMA ITALIANOÂ Â
Grand Prix a Gomorra
Prix du Jury a Il divoÂ
 Palmarès
Palma d’Oro: Entre les murs Laurent Cantet (Francia)
Grand Prix: Gomorra Matteo Garrone (Italia)Â
Attrice: Sandra Corveloni Linha de passe  (Daniela Thomas e Walter Salles, Brasile)
Attore: Benicio Del Toro Che (Steven Soderbergh, Usa)
Regia: Nuri Bilge Ceylan Üç Maymun -Three Monkeys (Turchia)
Sceneggiatura: Luc e Jean-Pierre Dardenne Le silence de Lorna (Belgio)
Prix du Jury: Il Divo Paolo Sorrentino (Italia)
Palma d’Oro alla carriera: Catherine Deneuve e Clint Eastwood
Caméra d’Or: Hunger Steve McQueen (Gran Bretagna)
Un certain regard: Tulpan Sergej Dvortsevoy (Kazakhstan)
Sintesi
Scuola, società , politica:
trionfa il cinema impegnato.
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Compétition
 mer 14
Fernando Meirelles Blindness Brasile
gio 15
Pablo Trapero Leonera Argentina
Ari Folman Waltz with Bashir Israele
ven 16
Arnaud Desplechin Un conte de Noël Francia
Nuri Bilge Ceylan Üç Maymun (Three Monkeys) Turchia
sab 17
Daniela Thomas e Walter Salles Linha de passe Brasile
Jia Zhangke Er Shi Si Cheng Ji (24 City) Cina
dom 18
Matteo Garrone Gomorra Italia
Brillante Mendoza Serbis Filippine
lun 19
Luc e Jean-Pierre Dardenne Le silence de Lorna Belgio
James Gray Two lovers Usa
mar 20
Clint Eastwood The Changeling Usa
Kornel Mundruczo Delta Ungheria
mer 21
Lucrecia Martel La mujer sin cabeza Argentina
Steven Soderbegh Che: Guerrilla e The Argentine Usa
gio 22
Philippe Garrel La frontière de l’aube Francia
Atom Egoyan Adoration Canada
ven 23
Charlie Kaufman Synecdoche, New York Usa
Paolo Sorrentino Il divo Italia
Eric Khoo My Magic Singapore
sab 24
Laurent Cantet Entre les murs Francia
Wim Wenders The Palermo Shooting Germania
dom 25
Barry Levinson What Just Happened? Usa
La Giuria
Sean Penn (Presidente)
Sergio Castellitto
Alfonso Cuaron
Rachid Bouchareb
Alexandra Maria Lara
Apichatpong Weerasethakul
Un certain regardÂ
VINCE TULPAN
di Sergey Dvortsevoy (Kazakhstan)Â

Il regista Sergey Dvortsevoy
Steve McQueen Hunger
Bong Joon Ho, Michel Gondry e Leos Carax Tokyo! Corea Sud/Francia
Antonio Campos Afterschool Usa/Brasile
Chung Mong-Hong Ting Che (Parking) Taiwan
Thomas Clay Soi Comboy Gran Bretagna
Raymond Depardon Lavie moderne (The Modern Life) Francia
Andreas Dresen Wolke 9 (Cloud 9) Germania
Sergey Dvortsevoy Tulpan Kazakhstan
Amat Escalante Los bastardos Messico
Joana Hadjithomas e Khalil Joreige Je veux voir Libano
Bent Hamer O’ Horten Norvegia
Annemarie Jacir Milt Hadha Al-Bahr (Salt of This Sea) Palestina
Kurosawa Kiyoshi Tokyo Sonata Giappone
Liu Fen Dou Yi ban Haishui, Yi ban huoyan (Ocean Flame) Corea Nord
Matheus Nachtergaele A festa da menina morta (The Dead Girl’s Feast) Brasile
Ruben Östlund De ofrivilliga (Involuntary) Svezia
Kelly Reichardt Wendy and Lucy (Wendy et Lucy) Usa
Jean-Stéphane Sauvaire Johnny Mad Dog Francia
Pierre Schoeller Versailles Francia
James Toback Tyson Usa
La Giuria
Fatih Akin (Presidente)
Anupama Chopra
Catherine Mtsitouridze
Yasser Moheb
José Maria Prado
Hors Compétition
Woody Allen Vicky Cristina Barcelona
Jee-woon Kim Le Bon, la Brute, le Cinglé
Mark Osborne e John Stevenson Kung Fu Panda
Steven Spielberg Indiana Jones and The Kingdom of The Crystal Skull
Seance de Minuit
Emir Kusturica Maradona
Jennifer Lynch Surveillance
Hong-Jin Na The Chaser
Seance Speciale
Terence Davies Of time and city
Abel Ferrara Chelsea Hotel
Marco Tullio Giordana Sanguepazzo
Daniel Leconte C’est dur d’être aimé par des cons
Kar Wai Wong Ashes of Time Redux
Marina Zenovich e Roman Polanski Wanted and Desired
 Â
Luca Zingaretti e Monica Bellucci in Sanguepazzo di Giordana
Quinzaine des realizateurs
Jerzy Skolimowski Cztery noce z Anna (Quatre nuits avec Anna) Francia/Polonia
Federico Veiroj Acné Uruguay/Argentina/Spagna/Messico
Miguel Gomes Aquele querido mês de agosto Portogallo/Francia
Radu Muntean Boogie Romania
Claire Simon Les Bureaux de Dieu Francia
Albert Serra El Cant dels ocells SpagnaÂ
Bertrand Bonello De la guerre Francia
Rabah Ameur-Zaïmeche Dernier maquis Francia/Algeria
Bouli Lanners Eldorado Belgio/Francia
Joachim Lafosse Élève libre Belgio/Francia
Lisandro Alonso Liverpool Argentina/Spagna/Paesi-Bassi/Francia/Germania
Nicola Sornaga Monsieur Morimoto Francia
Yin Lichuan Nin Lang Zhi Nu Cina
Raya Martin Now Showing Filippine/Francia
Josh Safdie The Pleasure of Being Robbed Usa
Francesco Munzi Il resto della notte Italia
Pablo Aguero Salamandra Argentina/Francia/Germania
Bakur Bakuradze Shultes Russia
Juraj Lehotsky Slepe lasky Slovacchia
Saman Salour Taraneh Tanhayie Tehran Iran
Pablo Larrain Tony Manero Cile/Brasile
Jean-Marie et Arnaud Larrieu Le Voyage aux Pyrénées France
Seance Speciale
Olivier Jahan 40X15 Francia
Robert Kramer e John Douglas Milestones Usa
Jean-Marie Straub Le Genou d’Artémide Francia
Jean-Marie Straub e Danièle Huillet Itinéraire de Jean Bricard Francia
 Â
25 maggio 2008
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