|
oltre lo schermo film musica poesia filosofia
09 09 2010 |
|
|
|
Festival del Film di Roma, accordo con Santa CeciliaSpazi condivisi nell’Auditorium        Un accordo quadriennale studiato in tutti i dettagli è stato raggiunto in questi giorni tra l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Fondazione Cinema per Roma. Lo hanno congiuntamente firmato il Presidente dell’Accademia, Bruno Cagli, e il Presidente della Fondazione, Gian Luigi Rondi, alla presenza del Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi e del suo Capo Gabinetto, Salvatore Nastasi.         L’accordo riguarda la disponibilitĂ riservata alla Fondazione della Sala Santa Cecilia e di altri spazi di servizio, all’interno dell’Auditorium, in cui far svolgere le manifestazioni del Festival Internazionale del Film di Roma, sulla base di un canone stabilito fra entrambe le parti anche con il determinante contributo del Ministero.         Con l’occasione, si sono cominciate a prevedere le date in cui si svolgeranno le manifestazioni del Festival, oltre a quelle giĂ fissate per l’anno in corso, dal 22 al 31 ottobre, quelle per il 2009, dal 15 al 23 ottobre. In attesa di definire prossimamente anche quelle del 2010 e del 2011 tenendo presenti sia le necessitĂ dei programmi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sia le esigenze dei calendari delle manifestazioni cinematografiche italiane il cui svolgimento è da prevedersi in prossimitĂ delle date in questo momento allo studio.         Rondi, firmato l’accordo, si è detto soddisfatto che, riconoscendo la presenza del cinema all’Auditorium, si sia venuti incontro a quella funzione culturale immaginata fin dall’inizio, insieme con la musica, per una struttura di tale importanza.         Egualmente soddisfatti il Presidente Gianni Borgna e l’Amministratore Delegato Carlo Fuortes della Fondazione Musica per Roma, che gestisce l’Auditorium Parco della Musica ed è socio fondatore di Cinema per Roma, perchĂ© l’accordo è in linea con quanto giĂ previsto dallo Statuto di quest’ultima e dalle convenzioni giĂ firmate dalle rispettive Fondazioni.
30 luglio 2008
Il cavaliere oscuro
Comico e tragico come un clown, l’anarchico Joker non ce la fa a restare in secondo piano. La storia infinita di Batman lo carica, al fine, di reponsabilità filosofiche esagerate, la morale salta in aria, il divertimento va in frantumi. Sembrano passati mille anni dalla prima versione cinematografica del fumetto di Bob Kane (Leisle Martinson, 1966). Qui non si tratta più di salvare l’America dal Male. I malviventi, i mafiosi, sono pupazzi senza peso. Dopo i due Tim Burton (1989, 1992) e i due Joel Schumacher (1995, 1997), Chistopher Nolan aveva già dato cenni di calo dell’umorismo con il racconto giustificazionista delle origini dell’uomo-pipistrello, orfano di genitori ricchi assassinati una sera all’uscita da teatro. (Batman Begins, 2005). Ma ora, altro che volgari delinquenti a Gotham City. La questione si è fatta più profonda, la catastrofe incombe sulla consistenza interna della società . E alla maschera psico-criminale di Joker/Ledger è affidato il compito di risvegliare le coscienze assopite di uomini prigionieri, nel bene e nel male, dei loro “piani” d’ordine. Le scene spettacolari non mancano, servite però da effetti che il computer rende sempre più “normali”. Rilevante piuttosto un certo tono di forza “antica” negli scontri che Batman, in alcuni momenti, “accetta” di sostenere quasi ad armi pari (scazzottate tipo western) mentre potrebbe avvalersi di mezzi ben superiori, come del resto fa in altri momenti. La vera suspense tuttavia è psicologica ed è esibita in stile teatrale, con le tirate virtuosistiche di Ledger. Bravo l’attore, ma il senso residuo del personaggio è di un’anarchia vissuta come disturbo della mente, malattia “organica” all’insicurezza di cui saremmo tutti prigionieri. Tanto che, in chiusura, lo stesso Cavaliere Oscuro si arrende ad un destino che non lo vuole più eroe salvifico, lasciandoci presagire tempi persino più cupi. Vuoi vedere che, in un paese che non sarà “per vecchi”, incontreremo quell’altra maschera, più fredda e tristemente convincente, di Anton/Bardem? Ci sarà modo di continuare il discorso. Bisognerà solo evitare di perdersi, come invece si rischia durante il Dark Knight, in situazioni non chiare, in pieghe del racconto che sovraccaricano di inutili complicanze la vicenda, disperdendola in un miscuglio non sempre ben dosato di fantasia, avventura, azione, thriller, poliziesco. Franco Pecori 23 luglio 2008
Giffoni, Qualcuno con cui correreIl Giffoni Film Festival - la cui 38a edizione si è conclusa il 26 luglio - ha proposto Qualcuno con cui correre di Oded Davidoff, film in Concorso (Sezione Y Gen). Qualcuno con cui correre è il viaggio di Assaf, un ragazzo sedicenne timido e impacciato che durante l’estate lavora temporaneamente in municipio, alla Protezione animali. Il viaggio inizia quando ad Assaf viene affidato un compito singolare, se non impossibile: ritrovare il proprietario di una cagna abbandonata, Dinka, seguendola per le strade della cittĂ . Inizia così una vicenda che è fatta di inseguimenti, di rincorse, di ricerca, in una Gerusalemme insolita, che non è quella degli ultraortodossi di Mea Sharim e neppure quella del Muro del Pianto. Correndo dietro all’animale, infatti, Assaf viene condotto in luoghi impensati e di fronte a strani, inquietanti personaggi, attraverso i quali a poco a poco ricompone i tasselli della storia che sta dietro la scomparsa del proprietario del cane: la storia di una ragazza di nome Tamar. Un mese prima, Tamar, sedicenne solitaria e ribelle con una voce bellissima, era partita con il suo cane per una missione disperata nel sottobosco malavitoso: salvare il fratello Shai, musicista eccezionale, che era scappato di casa un anno prima perchĂ© credeva che solo drogandosi avrebbe potuto suonare come Jimi Hendrix. Assaf, colpito da quella ragazza misteriosa che non ha mai visto, sente di non avere altra scelta che mettersi sulle sue tracce, di correre con lei prima ancora di averla incontrata. E volando lungo le strade di Gerusalemme incontrerĂ finalmente Tamar: vivranno insieme i giorni del recupero di Shai e saranno pronti a correre lungo quel percorso magico che è il viaggio verso l’etĂ adulta e l’amore scoperto insieme a sedici anni.Qualcuno con cui correre, una esclusiva per l’Italia di Casanova Entertainment, uscirĂ nelle sale italiane il 7 novembre 2008 distribuito da Medusa Film. Â
Il regista: Oded Davidoff ____________________________Â Nato nel
L’Autore del libro: David Grossman _____________________________ Nato nel 19 luglio 2008
Viterbo, Tuscia Film FestNel cortile del Museo Nazionale Etrusco Rocca AlbornozTuscia Film Fest 2008.Venerdì 27 giugno apertura della quinta edizione interamente dedicata al cinema nella provincia di Viterbo con la presentazione del libro La Tuscia del cinema, di Franco Grattarola. L’opera ripercorre un secolo di film girati nella provincia di Viterbo, rivissuti, decennio per decennio, attraverso storie, protagonisti, aneddoti, testimonianze (tra le tante, quelle di Mario Monicelli, Tinto Brass, Giorgio Capitani, Umberto Lenzi, Paolo Bianchini). Moderatore dell’incontro Italo Moscati, direttore artistico del festival. Presenti gli attori Pier Maria Cecchini, Giorgio Cantarini, Nathalie Rapti Gomez. Prima dell’incontro, proiezione de I Vitelloni di Federico Fellini, girato in gran parte a Viterbo. Con la serata d’apertura anche l’inizio di Aperitivo Corto. In programma la proiezione del lavoro di Amedeo Procopio Ciao Tesoro. Il concorso, oltre al Premio della Giuria (presieduta dal regista e attore Corrado Fortuna) e del Pubblico, prevede anche il Premio Steel (nato dalla collaborazione del TFF con Steel, la TV tutta azione e fantascienza di NBC Universal e visibile sul digitale terrestre di Premium Gallery di Mediaset) che viene assegnato dai responsabili di NBC Universal al miglior cortometraggio di genere e che consiste nell’acquisizione dei diritti per la messa in onda dell’opera vincitrice. Prima di assistere alla serata del Tuscia Film Fest, è possibile visitare la Rocca Albornoz. Martedì 1° luglio inaugurazione dello spazio dedicato al meglio del cinema italiano della stagione. Il regista Andrea Molaioli presenta il suo La ragazza del lago, che ha trionfato ai David di Donatello. Precede il cortometraggio Homo homini lupus, di Matteo Rovere.
Dodici serate di cinema (undici nell’arena allestita a Viterbo nel cortile del Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz, una a Civita di Bagnoregio) e circa 4.000 presenze. Questi, in estrema sintesi, i numeri di una manifestazione che si è confermata come uno degli appuntamenti più importanti dell’estate a Viterbo e nella Tuscia. Da Vincenzo Cerami a Fabrizio Bentivoglio, da Andrea Molaioli a Federico Moccia, da Isabella Ragonese a Luciano Vincenzoni e molti altri ancora: per tre settimane Viterbo ha ospitato i protagonisti del cinema italiano che hanno incontrato il pubblico della Rocca Albornoz sempre più interessato alla proposta culturale offerta dal TFF.  19 luglio 2008
Funny games
Una famigliola ricca sotto vetro, perfettamente conservata dopo la nascita artificiale del 1997, da Arancia meccanica. Anna (Watts), suo marito George (Roth) e il figlioletto Georgie (Gearhart) vanno in macchina trainando una barca verso la loro residenza estiva, sul lago. Ascoltano musica dai Cd, giocano a indovinare i brani, Tebaldi, Gigli… Non sanno quale altra musica li attende. Lo sanno gli spettatori che hanno visto Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971) e Funny Games del 1997, dello stesso Haneke. Il regista austriaco (Il tempo dei lupi, 2003, Niente da nascondere, 2005) ha pensato bene di fare una copia, non del film di Kubrick, di cui aveva giĂ fatto una specie di remake, ma di quello stesso remake. Sbigottito dalla cattiveria dei due ragazzi “bianchi”, vestiti di bianco come due anime innocenti, che stanno torturando lui, la moglie e il figlio, George chiede “ingenuamente”, come fosse uno di noi, come uno spettatore qualsiasi: «PerchĂ© state facendo questo?» La risposta non è una risposta qualsiasi, è “filosofica”: «PerchĂ© no?» Da qui in poi ci si accorge che dall’inizio del film qualcosa non torna. Il comportamento dei due “visitatori” è giocato su una cifra di “normalitĂ ” esibita. Paul (Pitt) e Peter (Corbert), che sulle prime apparivano un po’ strani, si muovono come teleguidati, la loro “esecuzione” del gioco si fa sempre piĂą scoperta, perde ogni traccia di mistero. L’orrore per il loro strano e cinico sadismo è affidato ad una suspense tecnica così trasparente da non poter determinare altro che variazioni, sulla prevedibilitĂ della quali scommette Haneke per calcolare la nostra resistenza. Il nostro divertimento finisce del tutto quando, verso il culmine, Paul rinuncia a bloccare la bocca di Anna e spiega: «Ci si annoia se chi soffre è muto e noi vogliamo divertire il nostro pubblico». Parla in modo esplicito “a nome del regista”. Cade il segreto della messa in scena. Il discorsetto finale dei due sulla barca, su realtĂ e finzione, invece di dare corpo al tema (finiremo, o magari giĂ siamo, tutti così, con un «PerchĂ© no» nel cervello?), rovina la “fabbrica del ghiaccio”, scioglie il film in un esercizio consolatorio: geometrie translucide, attacchi simmetrici, eleganze formali che invitano ad altri esercizi. Ma il gioco della perfezione quanto può durare? «Un po’ troppo stress in nome della buona educazione», direbbe l’elegante Paul. Il film è comunque un buon esempio di ottima recitazione e, sul versante teorico, un altrettando buon esempio dell’impossibilitĂ di copiare. Non c’è remake che tenga: un secondo film è sempre un altro film. Lo dimostra il prosperare dei generi e dei sottogeneri. Pronti al successivo esercizio? Franco Pecori 11 luglio 2008
Karlovy Vary, 11 italiani43° edizione del Festival di Karlovy Vary 4 - 12 luglio 2008 Si conferma l’ottima stagione del cinema italiano Undici film in rappresentanza dell’Italia a Karlovy Vary, una selezione ampia ed eterogenea che testimonia, In concorso Il mattino ha l’oro in bocca di Francesco Patierno Francesco Patierno, Elio Germano, Fabrizio Bentivoglio, Matteo Garrone, Andrea Molaioli, Salvatore Mereu e Anna Negri 4 luglio 2008
Angelina Jolie: Sparo e uccido senza emozioni
Lara Croft? Pensatela più dinamica, estrema.
Il suo nome è Fox, il look è sfavillante, il suo bolide rosso non bada ad ostacoli. Una donna senza coscienza? 2 luglio 2008
Wanted - Scegli il tuo destino
Se non avete mai visto sparare proiettili che aggirano l’ostacolo e quindi centrano l’obbiettivo, se non avete ancora visto duelli con pistole i cui colpi impattano l’uno contro l’altro neutralizzandosi ed estenuando il risultato a data da destinarsi, questo è il momento: è alla vostra portata la traduzione cinematografica della favola dark, Wanted, tratta dalla graphic novel di Mark Millar e J. G. Jones. A cavallo degli ultimi due millenni, il fumetto ha accumulato un numero di cultori da far impressione alle religioni terrestri (per prudenza non andiamo oltre). Il messaggio non è proprio originalissimo: scegliere e gestirsi il destino non è cosa semplice. Ma al kazakho Bekmambetov, dopo I guardiani (del giorno e della notte), è stato detto che poteva permettersi tutto, qualsiasi spesa (devessere vero che quei due film sono considerati tra i 1.573 - se ricordiamo bene - piĂą importanti della storia del cinema russo); e lui non s’è lasciato sfuggire l’occasione per realizzare il suo primo lungometraggio hollywoodiano, in inglese. Oltre Matrix? Altro che! I poteri straordinari e occulti che il misero contabile Wesley Gibson (McAvoy), perseguitato dall’orrenda e gigantesca capo-servizio dell’ufficio in cui lavora, sente arrivare dentro di sĂ© da una Confraternita antica gli fanno vivere uno tsunami digitale tanto meraviglioso che dire “da sogno” è niente. Proprio lui, un Fantozzi americano qualsiasi, lui che per il suo computer usa una password così: «Il tuo amico si fa la tua ragazza e tu non dici niente», proprio lui dovrĂ trovare l’uomo che ha ucciso il padre per rimettere a posto il destino. Il target? Mica molto: una casa, un lavoro onesto. Il resto è giostra cibernetica. C’è Jolie, tutt’altro che stanca di Lara, e c’è Freeman, vecchio “zio” un po’ minaccioso e un po’ rassicurante. A luglio, se siete cotti dal sole, può andare piĂą che bene. Franco Pecori guarda il video dell’intervista 2 luglio 2008
|