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10 09 2010
 
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Torino, vince “Tony Manero”

 

Il film del cileno Pablo Larrain premiato a Torino

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Alfredo Castro è Tony Manero

Santiago del Cile, 1979. Durante la dittatura di Pinochet, Raùl Peralta è ossessionato da Tony Manero, il personaggio interpretato da John Travolta nel film La febbre del sabato sera. Per assomigliare al suo idolo e diventare una star dello spettacolo Raùl farebbe qualsiasi cosa. E infatti diventa un criminale. Intanto, i suoi compagni di ballo sono perseguitati dalla polizia segreta e subiscono ogni genere di sopraffazione.

 

Miglior film in concorso
Tony Manero di Pablo Larraín - Cile/Brasile, 2008

Premio speciale della Giuria
Prince of Broadway di Sean Baker - Usa, 2008

Miglior attrice
Emmanuelle Devos (Non-Dit di Fien Troch - Belgio, 2008)

miglior attore
Alfredo Castro (Tony Manero di Pablo Larraín - Cile/Brasile, 2008)

Miglior documentario italiano
Napoli Piazza Municipio di Bruno Oliviero - Italia/Francia, 2008
Per la capacità di cogliere con uno sguardo cinematografico caleidoscopico le tante anime e contraddizioni di una città, attraverso il racconto di uno dei suoi luoghi più simbolici.

Premio speciale della Giuria
Rata nece bibi (Non ci sarà la guerra) di Daniele Gaglianone - Italia, 2008

Miglior cortometraggio italiano
A chi è già morto a chi sta per morire di Fulvio Pepe - Italia, 2008
Per la capacità di fotografare in maniera coraggiosa una provincia, specchio di un occidente in decadenza.

Premio speciale della Giuria
Ottana di Pietro Mele - Italia, 2008

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Josh Brolin, il Bush di Stone

Oliver Stone ha portato a Torino
il suo biopic (il terzo dopo JFK e Nixon) su George W. Bush.
W. A life misunderestimated ha aperto il 26° Torino Film Festival
W. è distribuito in America dal 17 ottobre.
Il 25 ottobre anteprima europea al London Film Festival.
Nel film,  Josh Brolin è George W. Bush.
Fanno parte del cast James Cromwell (Bush padre), Ellen Burstyn (Barbara),
Elizabeth Banks (Laura).

W. ha già trovato distribuzione in Europa
(Francia, Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Islanda, Grecia, Svezia, Turchia),
non ancora in Italia.

 

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21 - 29 novembre 2008

 

15 film in concorso, nessun italiano

Bitter & twisted di Christopher Weekes - Australia, 2008
Demain di Maxime Giroux - Canada, 2008
Dixia de tiankong / The Shaft di Chi Zhang - Cina, 2008
Donne-moi la main di Pascal-Alex Vincent - Francia/Germania, 2008
Entre os dedos di Tiago Guedes e Frederico Serra - Portogallo/Brasile, 2008
Helen di Joe Lawlor e Christine Mollowy - Irlanda/Uk, 2008
Mein freund aus faro di Nana Neul - Germania, 2007
Momma’s man di Azazel Jacobs - Usa, 2008
The new year parade di Tom Quinn - Usa, 2008
Nikoli nisva sla v benekte / We’ve never been to Venice di Blaz Kutin - Slovenia, 2008
Non-dit di Fien Troch - Belgio, 2008
Prince of Broadway di Sean Baker - Usa, 2008
Quemar las naves di Francisco Franco - Messico, 2007
Tony Manero di Pablo Larraín - Cile/Brasile, 2008
Die welle di Dennis Gansel - Germania, 2008

 

Retrospettive

Roman Polanski
Jean Pierre Melville
British Renaissance (Cinema inglese ‘80)

 

Incontri con registi italiani

Peter Del Monte
Giuseppe Bertolucci
Salvatore Piscicelli
Marco Tullio Giordana
Claudio Caligari
Paolo Virzì

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29 novembre 2008

Max Payne

film_maxpayne.jpgMax Payne
John Moore, 2008
Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau Bridges, Ludacris, Donal Logue, Chris O’Donnell, Joel Gordon, Kate Burton, Marianthi  Evans, Amaury  Nolasco, Rico Simonini, Ted Atherton.

Operazione formalmente riuscita. Il trasferimento sullo schermo cinematografico del videogioco nato nel 2001 come “sparatutto”, ha rispettato le esigenze del mezzo. Adeguatamente libera, come non può non essere quasiasi traduzione di espressione artistica, sia in un’altra lingua sia in un altro linguaggio, la scena del film (scenografia di Daniel T. Dorrance, fotografia di Jonathan  Sela) ha un buon grado di autonomia, il mondo in cui veniamo proiettati è una specie di incubo “notturno” che lascia spazio ad un immaginario di sofferenza, aggressività, dolore, violenza. E fa venire una gran voglia di riscatto morale. Thriller, horror e azione si intersecano dall’inizio alla fine, si aprono voragini di angoscia, si chiudono segreti di traffici inconfessabili mentre Max Payne (Wahlberg) ci chiama ad affrontare con lui durissime prove contro i “cattivi” della droga. Ma non è la solita droga con le solite mercificazioni assassine. Questa volta il tema, che emerge non subito e al dunque si rivela importante più della vicenda in sé, riguarda nientemeno che un esasperato concetto di “addestramento” dei militari americani a superare la paura nella guerra al terrorismo. Addestramento “chimico”. È infatti una casa farmacologica ad essere incaricata di sperimentare una certa sostanza su alcune cavie. Senonché, le dosi risultano eccessive e producono esaltazioni allucinogene. Ne nasce un’organizzazione malvagia e spietata. Le implicazioni narrative sono non semplicissime, ma un giusto dosaggio di “azione” evita che divengano ingombranti. Il film è come racchiuso tra due parentesi, quella di apertura con Payne sott’acqua che sta annegando e dice tra sé: «Io non credo nel Paradiso, credo nel dolore, nella paura, nella morte»; e quella di chiusura, con Payne che quasi ci ripensa: «Non so se c’è il Paradiso, ma credo negli angeli». In una “soggettiva” liberatoria, dopo lo stress più violento in cui si consuma la vendetta più “giusta”, Max “vede” la moglie e la figlioletta, che i cattivi hanno massacrato orrendamente in preda alle dosi. Payne, poliziotto piombato da allora in una grave crisi personale, ha voluto portare a termine l’indagine che non era riuscita ai suoi colleghi. Gli è costata una terribile fatica e qualche ferita. Non ci dispiace che vi sia riuscito. Peccato che abbiamo dovuto  pagare il tributo non necessario al primato della “famiglia” nella scala dei valori che valgono qualsiasi sacrificio. La guerra al terrorismo è bene che non superi i limiti di un uso “umano” dei mezzi. Certo, ma alla fine, chi se ne ricorda più?

Franco Pecori

28 novembre 2008

Solo un padre

film_solounpadre.jpgSolo un padre
Luca Lucini, 2008
Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D’Amato, Alessandro Sampaoli, Claudia Pandolfi, Francesca Vettori, Gianni Bissaca, Elisabetta De Palo, Michela Gatto, Fabiana Gatto.

E Fagiolina cammina. Al termine del film la bambina ha compiuto l’anno ed è pronta a fare i primi passi. La sua mamma è morta di parto, il padre Luca (Argentero), dermatologo sui trent’anni, deve crescere la neonata con l’aiuto dei propri genitori e di due amici che sanno comprendere le sue difficoltà di ragazzo padre. Il fatto decisivo è però l’incontro con la francese Camille (Fleri), ricercatrice universitaria in bilico verso il futuro. Come finirà si capisce subito, ma non siamo certo nel thriller, per una commedia così contano la sceneggiatura e la simpatia degli attori. Giulia Calenda e Maddalena Ravagli hanno saputo dare alle battute il tocco di un’intelligenza leggera. Il “ragazzo padre” è visto prevalentemente al femminile, seguito passo passo nell’avventura quotidiana e intima di una vita da ricostruire, anzi da ricominciare quasi da zero. Essenso il tema un po’ scontato, era importante lo “svolgimento”. Il risultato è gradevole, Argentero e Flerì riescono ad avere con la piccola “attrice” un rapporto verosimile e sanno far emergere il loro sentimento reciproco con la dovuta “discrezione”. Lucini conferma l’inclinazione, già mostrata con Amore, bugie e calcetto, a osservare con attenzione le situazioni reali anche tipiche, trattandole con delicatezza e con spirito e cercando di driblare, strada facendo, l’ovvio sempre in agguato. Lontano da Moccia (Tre metri sopra il cielo), delicato alla francese.

Franco Pecori

28 novembre 2008

Oliver Stone: Bush può tornare

 

 

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 Josh Brolin è George W. Bush nel film di Oliver Stone, W.

 

Il regista americano a Torino col suo ultimo lavoro
W. A life misunderestimated

 fuori concorso al TFF diretto da Nanni Moretti:

 

«La gente sbaglia se pensa che Bush sia scomparso o defunto.
Potrebbe invece essere ancora a lungo presente, con le azioni che ha compiuto,
per i prossimi 40 anni. Chi sarà il nuovo Bush? Forse qualche lupo
pronto a presentarsi travestito da agnello.
Perciò è importante ricordare come Bush ha avuto il suo mandato,
la sua storia che potrebbe riprodursi».

 

dicono_oliverstone.jpg
Oliver Stone 

 

22 novembre 2008

E’ morto a Roma Sandro Curzi, inventore del Tg3

 

 

Una mente aperta

news_sandrocurzi.jpgE’ morto questa mattina a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito Comunista, poi Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni ‘80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista ”Liberazione”. Attualmente era consigliere d’amministrazione della Rai. (Ansa, 22.11.2008 ore 12.39)

Cantò anche una canzone, Troppo sole. Era il 1995, festival di Sanremo. Il “compagno scomodo” Sandro Curzi, da quando a 13 anni aveva scritto il primo articolo su L’Unità, non si era mai fermato. Partecipò attivamente alla Resistenza. Poi, apprezzato da Enrico Berlinguer, passò dal Paese Sera alla Rai, attraversando da cronista i maggiori e spesso drammatici avvenimenti dal dopoguerra agli anni ‘60 e ‘70, fino alla direzione del Tg3, che la legge di riforma della Rai aveva “assegnato” ai comunisti. Concepì la televisione con uno spirito di libertà combattivo. Ricordo certe riunioni di redazione non facilissime, con Corradino Mineo e Michele Santoro in piena crescita. Ricordo innovazioni epocali, da trasmissioni come Samarcanda a scelte “stilistiche” solo apparentemente meno importanti, come la conduzione “in piedi”, la rassegna stampa quotidiana. E gli spazi alle realtà emergenti, come Bossi e la Lega Nord. Era un Tg impegnato, ma molto meno “di battaglia” di quanto non lo facesse sembrare la concorrenza. Curzi era comunque un giornalista capace di prendersi le proprie responsabilità, cosa poi sempre più rara. Non ha rinnegato le idee comuniste, nel pieno rispetto della dialettica politica, tanto da passare, negli ultimi tempi, dalla direzione del quotidiano Liberazione al Cda Rai. Burbero e “vocione”, era di mente aperta come ormai pochi. (Franco Pecori)

 

 

22 novembre 2008

Moretti: Roma prepotente

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Nanni Moretti, direttore di TFF

 

Torino Film Festival al via e il direttore Nanni Moretti ci tiene a precisare
che l’assenza di film italiani in concorso non è dovuta a un rifiuto verso il cinema italiano.
Il fatto è che - dice - Torino viene dopo Venezia e a soli tre mesi dal festival di Roma. E Roma è «prepotente».
Moretti ricorda di aver espresso il giudizio ancor prima di essere stato chiamato a Torino.
E chiarisce: «Roma si è letteralmente seduta sulle date di un festival internazionale come le Giornate del Cinema Muto di Pordenone
e si è piazzata un mese dopo Venezia e un mese prima di Torino.
Basta prendersi questa responsabilità invece di dire che non ci sono problemi e che siamo tutti amici».

Moretti parla anche di televisione e di politica. 
Leggi l’intervista su Repubblica.it

 

21 novembre 2008

Galantuomini

film_galantuomini.jpgGalantuomini
Edoardo Winspeare, 2008
Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Marcello Prayer, Giorgio Colangeli, Giuseppe Fiorello, Gioia Spaziani, Lamberto Probo.
Festival Internazionale del Film di Roma 2008, Anteprima-Concorso. Antonella Finocchiaro atr.

Ancora il Salento, la terra di Winspeare. Il regista di Sangue vivo (2000) ci torna dopo la parentesi de Il miracolo (2003). I materiali profilmici sono abbastanza schematici: il traffico della droga, l’amore, le auto, lo scontro tra bande per il controllo del territorio. Ma c’è qualcosa di nuovo. Intanto, Lecce, che non è teatro usuale. E il ruolo di protagonista alla donna, non per il versante sentimentale, che pure è importantissimo nell’economia del racconto, quanto per la funzione di capobanda. La scelta di Donatella Finocchiaro si rivela perfetta. Anna (Finocchiaro) non è nata in un ambiente di malavita. All’inizio del film, un flash ce la mostra bambina che gioca insieme ad altri bambini in un paesaggio “antico”, primi anni Sessanta. Nel gruppo c’è anche Ignazio (Gifuni). I due si incontreranno di nuovo 30 anni più tardi. Ignazio è diventato magistrato e non sa che Anna ha preso la cattiva strada. Tutto potrebbe rientrare in un genere gangster all’italiana, scene costruite bene, con ritmo, senza digressioni espressive da cinema “d’autore”. Il nuovo e difficile rapporto tra Anna e Ignazio, nelle pieghe della lotta tra “cattivi”, sia pure sfumato con le differenze ben articolate dei due caratteri e delle rispettive situazioni ambientali, non sarebbe novità decisiva. Nel cinema americano, il film farebbe comunque la sua figura, ma c’è qualcosa di più. C’è il contesto autentico e c’è la capacità di Winspeare di tenersi lontano da “spiegazioni” esplicite, didascalie pedagogiche, “istruzioni per l’uso” di tipo televisivo. L’interpretazione della Finocchiaro, di notevole sensibilità, colpisce pancia cuore e intelletto dello spettatore, con una cifra espressiva che da sola satura il senso della storia e nello stesso tempo rimanda a un “oltre” non semplificabile. Insomma, siamo in presenza di uno di quei rari casi di film-prodotto che diventa, per un miracolo del fare, film-cinema.

Franco Pecori

21 novembre 2008

Nessuna verità

film_nessunaverita.jpgBody of Lies
Ridley  Scott, 2008
Leonardo  Di Caprio, Russell  Crowe, Mark Strong, Golshifteh  Farahani, Mark  Strong, Michael Gaston, Vince  Colosimo, Oscar  Isaac, Ali  Suliman, Ali  Khalil, Carice  van Houten.

Una verità c’è, ma non ha la maiuscola. Ed è che, allo stato delle cose, è inutile cercare la Verità sul principale conflitto nel mondo, tra America/Occidente e Islam. Il duello, non sappiamo se mortale davvero, è in corso e ciascuno dei duellanti usa le armi che ha, l’uno in nome della Democrazia, l’altro in nome di Allah. Su questa complessa e scomoda ovvietà, Scott, il quale di “duellanti” se ne intende (I duellanti ha aperto nel 1977 la sua carriera di grandi successi), costruisce, a partire dal libro di David Ignatius, un thriller d’azione dominato dal senso progressivamente ambiguo della filosofia sottostante. La Cia (Hoffman/Crowe) controlla a distanza il comportamento dell’agente Ferris (Di Caprio), inviato in Giordania per stanare un pericoloso esponente di Al Qaeda. E passo dopo passo, constata quanto le “leggi” del terrorismo possano essere ”misteriose”, coinvolgenti oltre che spietate. Ancora di più se ne accorge Ferris. Mentre Hoffman conduce il gioco via satellite, è l’agente sul campo a verificare col proprio corpo la tremenda consistenza dell’intreccio globale. E man mano ci accorgiamo che un “duello” si delinea anche all’interno della Cia. Non siamo ai livelli di Alien o di Blade Runner, ma Scott non perde il ritmo. Nonostante si lasci ”distrarre” da una curva narrativa non necessaria (la storia quasi d’amore tra Ferris e l’infermiera Aisha/Farahani), le scene “movimentate” non mancano e, soprattutto, non perdono mai il loro valore strutturale, non degradano a vuota attrazione. Ben si coniuga con lo stile complessivo della regia la prova degli attori. Crowe appare concentrato nella caratterizzazione del personaggio (ha dovuto anche crescere di peso in misura notevole), Di Caprio è bravo nel contenere la sofferenza fisica (tortura compresa) nei giusti limiti, come vuole il suo ruolo di eroe-antieroe.

Franco Pecori

21 novembre 2008

Twilight

film_twilight.jpgTwilight
Catherine Hardwicke, 2008
Kristen Stewart, Robert Pattinson, Billy Burke, Taylor Lautner, Michael Welch, Justin Chon, Peter Facinelli, Kellan Lutz, Christian Serratos, Elizabeth Reaser, Nikki Reed.

Twilight (crepuscolo) è anche provincia. Bella Swan (Stewart) va a stare col padre nella piccola cittadina di Forks (Washington), dopo che la madre si è risposata a Phoenix (Arizona). Dal sole alla pioggia. Charlie (Burke), il padre, è il capo della polizia. Per prima cosa, mentre conduce a casa in macchina la figlia, nota che i suoi capelli sono ancora troppo lunghi. Poi a scuola, al corso di biologia, la ragazza conosce Edward (Pattinson), il più bello di una famiglia, i Cullen, i cui membri misteriosamente vivono sempre tutti insieme. L’attrazione è immediata. La frequenza dei primissimi piani dei due giovani aumenta a dismisura. Passano i giorni, succedono cose strane. Bella scopre antiche leggende sui Cullen. «Quanti anni hai?», «Diciassette», «Da quanto tempo hai 17 anni?», «Da un po’», «Io so cosa sei». Bella è come una droga per lui: «La qualità preferita della mia eroina». Il leone s’innamorò dell’agnello. E Bella è innamorata del vampiro. Nella stanza di Edward, Claire de lune di Debussy (1882), dolce momento, strana normalità. Al bacio si arriva dopo un’ora e un quarto. I due ragazzi non possono perdere il controllo perché il vampiro che è in Edward è sempre in agguato. Ma non è tanto questo il problema. È che vi sono d’attorno altri vampiri. Però ora Bella sta con Edward e i Cullen la proteggeranno perché la famiglia va protetta. Il film ora piega un po’ nell’ovvio, introduce elementi di altri generi, utilizza effetti stravisti. Perfino il duello di Edward con il vampiro veramente cattivo non interessa più di tanto. Poi la suspence finale e il film si apre ad un seguito infinito. Bella vuole Edward, lui è disposto a resistere alla tentazione di morderla e farla uguale a sé. Ma se lei accetta di vivere e invecchiare normalmente il suo amore non potrà essere eterno. Pensa: «La morte è serena, facile, la vita è più difficile». Deciderà di vivere? Un miscuglio così, di romanticismo e di sfrontata retorica giovanile, viene da lontano. È un trasparente portato della rivoluzione incompiuta e mancata del Sessantotto. Sembrò, allora, che finalmente si potesse alzare il velo di un linguaggio e di un comportamento stracotti per parlare/agire in maniera diretta, spazzando via le mitologie e le falsità della cultura borghese e di potere. Via le religioni, unica fede la sincerità e l’autenticità di una vita libera. Oggi, che l’intercalare “cazzo” è usato anche dalle signore che vanno a fare la spesa in suv, gli adolescenti sentono il fascino della morte, resuscitano l’armamentario vampiresco come  chiave risolutiva del disagio in cui, di nuovo, la società li costringe a vivere. Tangenzialmente alle pseudoideologie settarie che indicano forme aldilà quali rifugi provocatori e salvifici rispetto alle incomprensioni alienanti del quotidiano, la comunicazione per via sanguigna è scambiata con l’amore, ultima e primaria esigenza non ancora spudoratamente confessabile. Il vampiro protegge dall’odio, salvaguarda dall’altruismo ovvio, trasmette un consenso segreto, esige in cambio il dono estremo della vita. Il cinema se ne approfitta e coglie il successo. In maniera dolce, come sa fare Catherine Hardwicke, una regista che, dopo Thirteen e Nativity, di giovani e di famiglia se ne intende.

Franco Pecori

21 novembre 2008

Roma, Passaggio a Sud Est

cinema_enricocaruso.jpg

Si apre con un lavoro su Enrico Caruso
e con due regie di Pierre Clémenti inedite in Italia
la rassegna di documentari “Passaggio a Sud Est”

Roma, cinema Trevi 18 novembre ore 20.30

 

La rassegna è in collaborazione con la quarta edizione del Festival di Palazzo Venezia, organizzato da Doc Fest.

 

Dopo la prima fase (Palazzo Venezia, 8-16 novembre) di proiezioni di documentari d’autore da tutto il mondo, su arte, musica, danza, la quarta edizione del Festival di Palazzo Venezia, organizzato da Doc Fest, associazione presieduta da Carlo Fuscagni con la direzione artistica di Rubino Rubini e la direzione scientifica di Claudio Strinati,  si sposta al Cinema Trevi dal 18 al 23 novembre con la rassegna Passaggio a Sud Est, all’interno della quale trovano spazio documentari dell’area mediterranea assieme a lavori sperimentali. La rassegna è dedicata al rapporto, ancor lungi dall’essere praticamente e concretamente risolto, con il vasto mondo che a Sud e ad Est del nostro Paese cerca di raccontare le sue storie.

Donato dalla Rai, il lavoro di apertura mostra una ricostruzione della vita di Caruso attraverso lettere inedite ritrovate recentemente, diversa da quella dei suoi biografi. Nella stessa serata si prosegue con uno psichedelico e immaginario Sud reinventato da quell’icona “maledetta” che è Pierre Clémenti, che pesca in un immaginario Oriente à la mode temi e visioni mai banali. 

Si passa poi ad un affettuoso ricordo del recentemente scomparso Florestano Vancini nel film di Mellara e Rossi. I due autori riscoprono un vecchio reperto del regista e lo attualizzano in quell’area senza tempo che è il delta del Po (e per traslato Venezia), che storicamente rappresenta il nostro Oriente. Si va poi in Libano con Mapping the South, quindi in un set di Angelopoulos (massima voce di un cinema a cavallo fra occidente ed oriente); e si apparoda alla cultura tradizionale di un’isola, italiana, ma rivolta nelle sue tradizioni ad Oriente, Procida.

Shadow of the Holy Book è un’eccezionale scoperta (scelto dalla European Film Accademy a concorrere come miglior documentario europeo), anch’esso inedito in Italia. Una tappa in Iran, poi un passaggio al confine tra Israele e Palestina, uno sguardo sugli Hezbollah, un bagno nel Mare Nostrum, il Sahra, quindi ancora il Libano. Infine un viaggio fra gli antichi Sumeri, un bimbo siciliano che non ha mai visto il mare, la Cisgiordania, per arrivare a Campo santo, dove le tradizioni mediterranee cercano confronto e riscontro nei grigiori del Belgio. Il programma termina con una serata speciale dedicata alla cinematografia dello Yemen.

 

L’ingresso è gratuito.

 

 martedì 18

ore 20.30

La voce di Enrico Caruso(2008)

di Michele Bovi e Pasquale Panella; origine: Italia; produzione: Tg2 Rai; durata: 50′.

Una biografia di Enrico Caruso basata sul ritrovamento di oltre 1.500 lettere inedite scritte e ricevute dall’artista.

ore 21.30

Visa de censure n. X (1967-1975)

Regia: Pierre Clémenti; interpreti: Barbara Girard, P. Clémenti, Etienne O’Leary, Jean-Marc Momon, Yves Beneyton, Johnny Hallyday; origine: Francia, durata: 43′.

a seguire

New old (1979)

Regia: Pierre Clémenti; interpreti: Maurice Béjart, P. Clémenti, Viva; origine: Francia, produzione: Centre Georges Pompidou; durata: 63′.
Prima italiana di due film, appena restaurati, interpretati e diretti dal grande attore francese Pierre Clémenti.

 

mercoledì 19

ore 20.30

Introduzione alla rassegna

a seguire

Un metro sotto i pesci (2006)

Regia: Michele Mellara, Alessandro Rossi; origine: Italia; durata: 58′; v.o.; sott. ingl.

Documentario sul delta del Po con inserti storici di un film di Florestano Vancini.

 

ore 21.30

Mapping the South (2006)

Regia: Khaled Ramadan; origine: Libano; durata: 30′; v. ingl.

Un viaggio nel Libano al confine con Israele.

 

ore 22.00

Why is the meadow weeping, Mr. Angelopoulos?(2004)

Regia: Anastasia Christoforidou; origine: Grecia; durata; 54′, v.o.; sott. it.

Diario che mostra i preparativi del film The Weeping Meadow di Theo Angelopoulos.

 

ore 23.00

Procida - L’isola, il mare e la morte (2008)

Regia: Annette von Wangenheim; origine:Germania; durata: 44′; v. it.

Un viaggio poetico in una cultura tradizionale tra la vita e la morte.

 

giovedì 20

ore 20.30

Shadow of the Holy Book (2007)

Regia: Arto Halonen; origine: Finlandia; durata: 90′; v.o. (inglese, finlandese, russo, turco, turcmeno, francese e cecoslovacco con sott. it.).

Una storia vera a metà strada tra Borate le inchieste di Michael Moore.

 

ore 22.00

La fossa degli eroi (2006)

Regia: Jean-François Fardulli; origine: Italia; durata: 12′, v.o. (farsi e italiano con sott. it.)

Atleti che praticano un antico sport iraniano di matrice guerriera.

 

ore 22.15

A slim peace (2007)

Regia: Yael Luttwak; origine: Gran Bretagna; durata: 60′; v.o.

Un ritratto, profondamente umano, di donne che si trovano da entrambi i lati del confine israelitico-palestinese.

 

venerdì 21

ore 20.30

Hezbollah, il partito di Dio (2006)

Regia: Amedeo Ricucci; origine: Italia; durata: 55′.

Un’inchiesta a tutto campo nel “pianeta” Hezbollah, alla scoperta dei suoi segreti.

 

ore 21.30

Le parole che il mare non dice (2008)

Regia: Leopoldo Antinozzi, Maura Calefati, Luigi Giuliano Ceccarelli; origine: Italia; durata: 25′.

Tra citazioni poetiche e canzoni, spunti d’attualità ed episodi del passato, il racconto di quello che il mare rappresenta.

 

ore 22.00

Tifariti - The sons of the clouds (2008)

Regia: Regina Álvarez; origine: Spagna; durata: 12′; v.o; sott. ingl.

Nel deserto del Sahara pitture preistoriche prendono vita davanti ai nostri occhi, al fine di narrarci una storia di diecimila anni fa.

 

ore 22.15

My Palestine (2006)

Regia: Nadine Naous, Lena Rouxel; origine: Francia; durata: 57′; v.o. (arabo con sott. ingl.).

Giovani rifugiati palestinesi nati in Libano raccontano la nostalgia per una terra che non conoscono.

 

sabato 22

ore 20.30

Sumerians (2008)

Regia: Ali Al - Shaial; origine: Iraq; durata: 21′; v.o.; sott. ingl.

Documentario storico antropologico sui Sumeri, dalle origini ad oggi.

 

ore 21.00

Ciancià (2003)

Regia: Andrea Burrafato; origine: Italia, 15′; v.o. (italiano e siciliano con sott. it.).

Il racconto di un viaggio, di una conquista, di un sogno. Una favola sulla semplicità delle cose.

 

ore 21.15

Hope despair laughter: A circus project in Palestine (2007)

Regia: Esther Hertog; origine: Israele e Olanda; durata: 27′; v.o. (arabo, inglese e olandese con sott. ingl.).

In Cisgiordania un gruppo di bambini profughi partecipano ad un campo estivo circense.

 

ore 21.45

Campo santo (2007)

Regia: Sonia Pastecchia; origine: Belgio; durata: 60′; v.o. (francese, italiano con sott. ingl.).

Storie di emigrazione, ricordi e legami con la terra natale.

 

domenica 23

Serata speciale dedicata alla cinematografia yemenita.

 

 

 

18 novembre 2008
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