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09 09 2010
 
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Eva Mendes: Tv trash, ti odio

 cinema_evamendes

Protagonista di Live! il film di Bill Guttentag che condanna senza mezzi termini
i format televisivi basati sullo sfruttamento della “vita dal vero”,
l’attrice americana Eva Mendes (genitori cubani) giudica con durezza
certe scelte che definisce moralmente «ambigue»:

«Con programmi come il Grande Fratello - dice Eva Mendes -
andiamo verso un futuro inaccettabile, si gioca con la vita della gente».

Nel film programmato in Italia dal 6 marzo 2009
Eva è nei panni di una produttrice televisiva che per inseguire gli ascolti
pensa di realizzare una roulette russa in diretta, con in palio 5 milioni di dollari.

«Non sopporto - sottolinea l’attrice - che le persone perdano la propria dignità».

 

LEGGI LA RECENSIONE DI LIVE!

28 febbraio 2009

Giulia non esce la sera

film_giulianonescelasera1Giulia non esce la sera
Giuseppe Piccioni, 2009
Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci, Jacopo Bicocchi, Sara Tosti, Chiara Nicola, Fabio Camilli, Sasa Vulisevic, Paolo Sassanelli, Lidia Vitale, Antonia Liskova, Piera Degli Esposti.

La difficoltà, superiore rispetto alla media, di riconoscere nel film, dopo averlo visto, le sinossi per la stampa, depone tutta a favore del lavoro di Piccioni, regista sensibile (Fuori dal mondo, Luce dei miei occhi, La vita che vorrei) al valore morale dei contenuti e alle problematiche estetiche che agli stessi contenuti danno forma. Non facile da raccontare, per il forte rischio di banalizzazione referenziale, Giulia non esce la sera accumula temi e tende a cancellarne gli “svolgimenti”, in una ricerca progressiva di dettagli preconizzatori e insieme decostruttori di senso. Da questo lato, la “scrittura” del film si identifica con il carattere del protagonista, Guido (Mastandrea), scrittore proiettato dalla macchina editoriale verso la finale di un premio importante; scrittore che non sa come sia potuto diventare scrittore, marito e padre straniato, uomo/ragazzo in cerca di identità. Guido (si chiamava così anche il Guido/Mastroianni, regista in crisi nel felliniano 8 e 1/2 del 1963), mentre si prepara con scetticismo alla serata del premio, assistito/oppresso dalla sua editrice - Degli Esposti in forma smagliante -, continua a scrivere altre storie, frammenti di immaginazione disorientata, che si confrontano con il suo quotidiano sempre più complicato e disarticolato. Guido non è un romanziere, non gli riesce di esserlo - e questa è una delle chiavi di lettura del film, un contest letteratura-cinema aggiornato al presente non-dialettico quale oggi ci tocca vivere; dicono di lui che sia uno scrittore (salvo abbandonnarlo al suo destino quando si “dimentica” dell’appuntamento per un’importante intervista), ma a lui riesce difficile tradurre in parole le sorprese della propria vita. Una di queste sorprese è l’istruttrice di nuoto della figlia Costanza (Cardinali). Quando la ragazza, stanca della piscina, lascia il posto al padre, Giulia (Golino) e Guido entrano in uno strano rapporto, difficile e facile, fatale, irrinunciabile, disvelatore, fuor di ragione. Improvvisamente Giulia rivela a Guido la propria condizione di detenuta con permesso di lavoro. È una confessione che paradossalmente pone l’uomo di fronte alla sua solitudine, al dramma irrisolvibile della sua insoddisfatta esistenza. Guido non sa cosa scrivere e non sa cosa fare, non vuole più la moglie, non ha il coraggio di lasciarsi andare con Giulia. L’esito sarà drammatico, senza che però si scivoli nel romantico. Giulia capisce, ha una figlia che non vuole più vederla, non avrà l’uomo che avrebbe potuto salvarla. L’amarezza coraggiosa della sospensione lascia il film a mezz’aria, come nell’attesa capovolta di un futuro che non può venire. La fine della donna è fredda, l’uomo è dinanzi al seguito inutile della sua scrittura. Piccioni si avvale di un direttore della fotografia, Luca Bigazzi, bravo nel non lasciarsi coinvolgere emotivamente, mantenendo invece la giusta distanza dagli “oggetti” del film, come fotografasse il solo mondo possibile col solo occhio possibile, esterno, contemporaneo. Apprezzabile la prova dei due protagonisti, una Golino contenuta e “cosciente”, un Mastandrea che sa limitare al minimo le sue più risapute ironie per attingere con prudenza a rappresentazioni responsabili.

Franco Pecori

27 febbraio 2009

I love shopping

film_iloveshopping1.jpgConfessions of a Shopaholic
P. J. Hogan, 2008
Isla Fisher, Hugh Dancy, Joan Cusack, John Goodman, John Lithgow, Kristin Scott Thomas, Leslie Bibb, Fred Armisen, Julie Hagerty, Krysten Ritter, Robert Stanton, Christine Ebersole, Clea Lewis, Wendie Malick, Stephen Guarino.

Costo, valore, fiducia. Parametri che non fanno sognare. Specialmente chi lavora nel campo del giornalismo economico si arrovella nel tentativo “impossibile” di conquistare alla lettura un pubblico più vasto della ristretta cerchia di addetti ai lavori. Ciò che manca è il contatto con le larghe fascie di consumatori, che costituiscono il vero motore dell’economia. La problematica non interessa minimamente Becky Bloomwood (Fisher), giovane sognatrice, il perimetro della cui fantasia è segnato dalle dinamiche “private” dello shopping, che agiscono nel suo intimo con l’onnipotenza di una divinità esclusiva. Rebecca, nel suo elementare esercizio fantastico, pensa che un giorno le riuscirà di trovare lavoro presso Alette la sua rivista di moda preferita: lo considera il traguardo della vita, lei ragazza americana semplice dalle origini molto semplici. Il destino vorrà collocarla proprio laddove non avrebbe mai pensato di potersi trovare, nella redazione della rivista di economia, edita, guarda caso, dallo stesso editore del periodico di moda che tanto fa sognare Becky. Nella favola moderna, il caso vuole che i due mondi “antitetici” si tocchino, in un gioco simpatico di scambio di linguaggi che coinvolge inevitabilmente anche la Tv, dove tutto prima o poi deve passare. Interessata soprattutto a risolvere il problema pratico delle sue carte di credito in rosso stabile, la ragazza si troverà ad indossare letteralmente i panni di un paradosso del vivere tipico dei nostri giorni, riferimento obbligatorio verso modelli di comportamento consequenziali alla macchina dello sviluppo. Come dire: laddove vi sia una fermata del bus, troverete una Becky intenta a divorare uno dei cinque bestseller di Sophie Kinsella (pseudonimo della scrittrice londinese Madeleine Wickham), I love shopping, I love shopping a New York, I love shopping in bianco, I love shopping con mia sorella. Il primo (da cui il film dell’australiano Hogan) risale a 8 anni fa. Da allora, il racconto della compulsione all’acquisto ha affascinato 15 milioni di lettori (pensiamo lettrici) in tutto il mondo, dagli Usa all’Europa, dalla Turchia alla Cina, al Giappone, all’Indonesia. Se un giorno Kinsella dovesse avere un soprassalto di responsabilità per lo shopping mancato in Iraq, sarà il caso di non colpevolizzarla. In fondo, abbiamo passato anche grazie a lei un centinaio di minuti in allegria al cinema. Ciò non è male, pur nella debita proporzione al ribasso artistico, che ci imprigiona al solo pensiero di quel Diavolo che una volta vestì Prada.

Franco Pecori

 

27 febbraio 2009

L’onda

film_londaDie Welle
Dennis Gansel, 2008
Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul, Elyas M’Barek, Cristina do Rego, Jacob Matschenz, Maximilian Vollmar, Max Mauff Ferdinand Schmidt-Modrow, Tim Oliver Schultz, Amelie Kiefer, Odine Johne, Fabian Preger, Teresa Harder.
Torino Film Festival 2008: Dennis Gansel e Peter Thorwarth, sc.

Come nasce una dittatura? Ne può nascere un’altra in Germania? Settimana a tema in un liceo tedesco. Il professor Rainer Wenger (Vogel) avrebbe scelto di parlare ai ragazzi di anarchia, ma gli tocca di spiegare l’autarchia. Si immedesimerà nel ruolo. La lezione si trasformerà in azione e finirà nel dramma. L’inizio è corretto e promettente, anche se dichiaratamente didascalico. Uno degli studenti dice: «Quello che manca alla nostra generazione è qualcosa che crei coesione, un obbiettivo comune». Quindi la classe ascolta e impara: presupposto per un sistema autocratico? Un’ideologia e un comandante. Chi? Ai voti: Wenger. Ora il capo è lui: «Quali condizioni sociali favoriscono la nascita di una dittatura?». Sembra che i ragazzi lo sappiano: disoccupazione e ingiustizia sociale, inflazione, delusione politica, spirito nazionalistico. Dritti alla mèta: il potere attraverso la disciplina, l’unità, l’uniformità: una camicia bianca, per esempio, il nome (L’Onda), il gesto (un saluto col braccio sul petto), l’azione (gli adesivi del logo sparsi per tutta la città). Di passo in passo, l’esperimento si allarga oltre i confini della scuola. I ragazzi sono altrettanti esempi, diversi e tuttavia omogenei, di una trasformazione che ha quasi l’aria di essere naturale. Il gruppo si rafforza, diventa esclusivo e tracotante finché la situazione appare a Wenger matura per il colpo di scena finale, pedagogico. L’insegnante ha assegnato agli studenti il compito di scrivere che cosa abbiano imparato da quell’esperienza. Risposte chiare: «L’Onda ci ha reso tutti uguali, apparteniamo tutti allo stesso gruppo, L’Onda ci ha dato uno scopo, degli ideali per i quali vale la pena lottare». Wenger riunisce tutte le camicie bianche in un’aula più grande e fa il discorso “finale”: «Il progetto non deve finire qui. La Germania sta andando di male in peggio, noi siamo i falliti della globalizzazione e i politici vogliono farci credere che una maggiore efficienza ci aiuterà ad uscire dalla crisi. Ma i politici sono i burattini dell’economia, i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. L’unica grande minaccia è il terrorismo, un terrorismo che noi stessi abbiamo alimentato attraverso le ingiustizie che facciamo finta di non vedere. Uniti possiamo fare tutto. L’Onda travolgerà l’intera Germania». Applauso. Se qualcuno non ci sta, sarà escluso e massacrato come un traditore. I ragazzi sembrano cadere nella trappola della finzione. Perciò è il momento di far valere la lezione, mostrandone il risvolto, il pericolo: «Vi avevo chiesto - dice Wenger - se in Germania fosse possibile un’altra dittatura. Ci siamo ritenuti migliori di tutti gli altri e abbiamo escluso dal gruppo chi non la pensava come noi. Mi scuso con tutti voi, siamo andati oltre, io sono andato oltre. Deve finire qui». Già, ma non è facile. Qualcuno può essere rimasto intrappolato. Il finale drammatico, sebbene scontato, non va rivelato. Ma una certa schematicità psicologica può aiutare a focalizzare l’importanza del film sul problema scolastico, non solo del rapporto generale scuola-società, ma delle attitudini necessarie al singolo insegnante per sostenere il difficilissimo ruolo di educatore. Mentre la lezione sull’autocrazia può apparire persino ovvia, ridotta com’è a slogan buoni più per la comunicazione di massa che per la scuola, non altrettanto ovvio pare il tema della preparazione pedagocica di chi è chiamato a controllare le trasformazioni dei valori, dei comportamenti, dei linguaggi. In un certo senso, il lavoro del giovane Gansel (Hannover, 1973), facile per i ragazzi, finisce per risultare difficile per i loro insegnanti, il che non è necessariamente un male. Nelle maglie di uno stile che tende al translucido, si può trovare qualche segno utile di complessità. Bravissimi i giovani interpreti e Vogel, così vero da sembrare finto.

Franco Pecori

 

27 febbraio 2009

Il mai nato

film_ilmainato.jpgThe Unborn
David S. Goyer, 2009
Odette Yustman, Gary Oldman, Meagan Good, Cam Gigandet, James Remar, Atticus Shaffer, Jane Alexander, Idris Elba, Rhys Coiro, Carla Gugino.

Brava e sexy quanto basta, la ragazza è mutevole nella pupilla. Dopo accertamenti medici, si convince che il problema non attiene a cose terrene. Tra un “sogno o son desto” e un “essere o non essere”, Casey (Yustman) entra nella diperazione, invano confortata dall’amica Romy (Good). Un’entità “esterna” sta tentando di impossessarsi di lei, nata gemella di un bambino mai nato perché già morto nell’utero della madre. Cerca e ricerca, tra un incubo e l’altro, si arriva perfino all’Olocausto per scoprire che un demonio chiamato Dybbuk sta tentando da molto tempo di aprirsi una via verso la vita. Il “mai nato” sembra che stia per riuscire nel proprio intento con Casey. A questo punto, l’horror/thriller si fa serio, cioè pretende di uscire dalla rigida convenzione del genere per entrare nella vita (spirituale) dello spettatore. Il regista si mostra avvertito del problema culturale/religioso e, ben immaginando l’impreparazione di quanti siedono in sala, fornisce loro i necessari riferimenti, che sono un misterioso tomo in ebraico e la relativa traduzione in inglese, giacché non tutti sono tenuti ad essere ebrei religiosi strettamente osservanti. In sostanza, si tratterà di mettere in atto un esorcismo. Niente di nuovo, direte. Invece, la novità è nella lingua, l’antico ebraico. Ad ogni buon conto, Goyer chiede aiuto ad Oldman e lo veste da rabbino per un’ultima sequenza spaccatutto. Il regista, il quale ha conosciuto anche Batman (Il cavaliere oscuro) sia pure di sfuggita, cade nel peggior equivoco che possa riguardare il genere, perseguendo una verosimiglianza al di là del codice. Ha pure dichiarato di aver «sempre trovato inquietanti i gemelli». Problema suo.

Franco Pecori

27 febbraio 2009

Iago

film_iagoIago
Volfango De Biasi, 2009
Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti, Aurelien Gaya, Lorenzo Gleijeses, Fabio Ghidoni, Giulia Steigerwalt, Luana Rossetti, Dioume Mamadou, Dina Braschi, Cristina Liberati, Pietro De Silva, Gabriele Lavia.

Tutto cominciò, forse, nei primi anni Settanta, quando al Magistero di Roma il neonato insegnamento di Teorie e Tecniche delle Comunicazioni di Massa prosperava con indegni “esami di gruppo”, pretesi e ottenuti da studenti di Architettura, trasmigrati con tracotanza alla ricerca dell’immeritato Trenta. L’architettura non c’entrava, come non c’entra in questo Shakespeare analfabetico revitalizzato allo spry per un carnevale studentesco di maniera, che strizza l’occhio alle zie rimbambite del Canal Grande - non ve ne sono più, meglio cercarle a Roma. Còlti nella perdurante digestione dell’Opera Prima di De Biasi (Come tu mi vuoi, 2007), restiamo basiti dalla sfrontatezza della vendita “culturale” verso un pubblico scopertamente indifeso: Iago, Desdemona, Otello, Cassio strappati alla vita eterna dell’arte teatrale e gettati nel cassonetto della raccolta indifferenziata televisiva, per il gusto di una dimostrazione non necessaria, non richiesta. C’è un equivoco nell’aria: in troppi credono di conoscere i giovani d’oggi. Li costruiscono credendo di “copiarli”, invece non copiano che se stessi, le proprie miserie. Iago studente di Architettura a Venezia? E che vuol dire? Non si capisce perché mai Vaporidis non si sia tolto la maschera da Vaporidis prima di andare sul set. Desdemona figlia del rettore un po’ “stronza”? Ma perché si veste da Chiatti e continua a portarsi dietro i residui della prima lezione di dizione, del tipo: «Non vedo l’ora di cominZare»? Il rettore è Lavia, ha l’aria di saperla lunga sull’influenza della politica. Meno male che Iago è un giovane che non dorme da piedi.

Franco Pecori

27 febbraio 2009

Pesaro, Retrospettiva Israele

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Nuovo Cinema Israeliano

La 45esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ( Pesaro, 21-29 giugno 2009), in collaborazione con l’Israel Film Fund, dedicherà la sua ampia retrospettiva al cinema israeliano “di tendenza” del nuovo millennio, caratterizzato da un alto indice di indipendenza culturale e creativa e da uno spirito critico legato alle questioni socio-politiche del paese.Recentemente il cinema israeliano ha avuto un crescente riscontro nell’ambito dei festival internazionali, con frequenti e prestigiosi riconoscimenti. Film come “Or” di Keren Yedaya (Premio Camera d’Or a Cannes) e “To Take a Wife” di Ronit e Shlomi Elkabetz (Premio del pubblico alla Settimana Internazionale della Critica a Venezia), “Free Zone” di Amos Gitai (Premio per

la Migliore Interpretazione Femminile a Cannes) e “Beaufort” di Joseph Cedar (Miglior Regia a Berlino) hanno contribuito a creare un forte clima di interesse di critica e di pubblico in tutta Europa.Anche il mercato distributivo italiano si è dimostrato sensibile all’evoluzione di una cinematografia sempre più ricca di talenti. In tal senso, a parte diversi lungometraggi di Amos Gitai, ricordiamo la presenza nel circuito delle sale italiane di opere significative come “Meduse” di Etgar Keret e Shira Geffen, “Qualcuno con cui correre” di Oded Davidoff, “Il giardino di limoni” di Eran Riklis, “Valzer con Bashir” di Ari Folman candidato all’Oscar come miglior film straniero. La retrospettiva intende fare il punto sulla situazione attuale della cinematografia israeliana, con particolare riferimento a quegli autori che si sono espressi con successo negli ultimi dieci anni. Una ricognizione, totalmente inedita, di un variegato e vivace movimento.A completare la retrospettiva, come di consueto, il Festival propone un convegno di studi e un volume monografico (Marsilio). 

Concorso Pesaro Nuovo Cinema-Premio Lino Miccichè

Continua, dopo il successo degli scorsi anni, la sezione a concorso (premio di seimila Euro) che offrirà una selezione di film provenienti dai punti caldi della produzione cinematografica mondiale sempre all’insegna del Nuovo Cinema.  

Cinema in Piazza

Otto proiezioni serali in anteprima a “cielo aperto” nella piazza principale di Pesaro, all’insegna del connubio tra la qualità, secondo la tradizione pesarese, e la capacità di rivolgersi ad un vasto pubblico che sarà chiamato a premiare il miglior film della Piazza. 

23° Evento Speciale: Alberto Lattuada

Il 23° Evento Speciale dedicato al cinema italiano, organizzato con

la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, a cura di Adriano Aprà, sarà dedicato ad Alberto Lattuada la cui filmografia conta, in quasi un cinquantennio di attività, 33 lungometraggi per il cinema e importanti incursioni televisive. Accanto a successi come Il bandito (1946), Anna (1951), La spiaggia (1954), Mafioso (1962) o Venga a prendere il caffè… da noi (1970), ci sono gli insuccessi di opere personali come Luci del varietà (1950), Il cappotto (1952) o La steppa (1962), che il tempo ha comunque saputo risarcire. Lattuada ha saputo sfidare la censura del tempo affrontando, e anticipando, temi inediti per il nostro cinema, ai quali ha saputo dare una forma sapiente che ne fa un maestro di mise en scène.A corollario una tavola rotonda di studio, un libro monografico (Marsilio) e un ricco volume fotografico con le schede di tutti i film di Lattuada (Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia). 

Bande à part

Ogni film un universo a sé, à part. Per scoprire e riscoprire autori che instancabilmente sperimentano, reinventano, giocano e combattono attraverso il cinema. Un omaggio al piacere e allo stupore della scoperta e alla voglia di perdersi in immagini costruite o rubate.  

 Paolo Gioli

L’attenzione per il cinema italiano proseguirà in questa edizione con la proiezione di tutti i film inediti di Paolo Gioli, nonché una selezione dei più importanti lavori realizzati dal fotografo e filmmaker italiano dal 1969 a oggi, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Grande sperimentatore, Gioli affianca alla sua produzione fotografica e cinematografica la sperimentazione di tecniche come la serigrafia e la litografia. A partire dal 1973 comincia a lavorare con la tecnica del fotofinish, e dal 1977, sperimenta i suoi noti processi di trasferimento dell’emulsione Polaroid su supporti come carta da disegno, tela, seta, legno. Dagli anni ottanta  a oggi Gioli espone i suoi lavori e proietta i suoi film in tutto il mondo. Nel 2003 Paris Experimental dedica un cahier al suo cinema e ai suoi scritti sul cinema, Paolo Gioli.Il ricco omaggio comprenderà un’esaustiva mostra fotografica ospitata a Palazzo Gradari di Pesaro e la pubblicazione di un volume, a cura della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, su tutta l’attività cinematografica di Paolo Gioli 

Nuove proposte video - Dopofestival – Premio “Attimo fuggente”

Cinque serate, around midnight, all’interno di Palazzo Gradari, con artisti che filmano il reale, altri che realizzano video grazie a forme non canoniche di produzione; network che si occupano di distribuzioni alternative e la mattina al Teatro Sperimentale produzioni di autori delle Marche con i lavori degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Urbino, del LEMS (Laboratorio Musica Elettronica del Conservatorio G. Rossini di Pesaro) e il concorso “L’attimo fuggente” riservato agli studenti di tutte le scuole (dalle elementari all’università) della Regione Marche, chiamati a realizzare un cortometraggio della durata massima di 3 minuti.    

Premio Amnesty 2009

Istituito nel 2007, il Premio Amnesty Italia 2009 – Cinema e Diritti Umani segnalerà anche quest’anno il film che meglio avrà saputo coniugare i molteplici temi relativi ai diritti umani. A sceglierlo (tra i titoli presentati nelle sezioni Pesaro Nuovo Cinema, Bande à Part, Il Cinema israeliano contemporaneo) sarà una giuria apposita, presieduta lo scorso anno da Roberto Citran, composta da Giovanni Albanese, Riccardo Noury, Angelo Pasquini e Amanda Sandrelli.  

Pesaro a Roma

All’interno della manifestazione “I grandi festival” nell’arena di Piazza Vittorio a Roma, per il sesto anno consecutivo si terrà “Pesaro a Roma” (prima settimana di luglio 2009) dove verrà presentata una selezione esaustiva delle varie sezioni del Festival. In collaborazione con AGIS e ANEC verranno organizzati alcuni eventi speciali con i registi e gli attori dei film. 

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22 febbraio 2009

Sanremo 2009, Marco Carta

 

 

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Il 59° Festival della Canzone italiana è stato aperto da Mina, apparsa in un video registrato mentre cantava
Nessun dorma romanza per tenore dalla Turandot di Giacomo Puccini. Fedeltà alla canzone italiana
da parte della “più grande voce della musica italiana” (parola di Bonolis), ma fedeltà fuori dal Tempio.
La voce di Mina è tornata poi in chiusura della manifestazione. Al video della cantante si è sostituita una fantasiosa composizione grafica.

 

Nella quinta serata si è conclusa la gara degli “Artisti” ed è stato proclamato il vincitore del Festival.

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 Vince

Marco Carta

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(La forza mia

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PROPOSTE 2009

vince

Arisa

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(Sincerità)

 

 

 

 

 

 

 Paolo Bonolis

 Luca Laurenti

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Sanremo è Sanremo e la Tv è universale 

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 Maria De Filippi

 

 

 

Teatro Ariston 17-21 febbraio 2009

 

 

 

 ARTISTI

 
     
   CANTANTE CANZONE 
     

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 Afterhours 

  Il paese è reale

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 Albano  L’amore è sempre amore

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 Alexia con Mario Lavezzi  Biancaneve

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 Marco Carta  La forza mia

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 Dolcenera  Il mio amore unico

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 I Gemelli Diversi  Vivi per un miracolo

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 Fausto Leali  Una piccola parte di te

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 Marco Masini  L’Italia

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 Nicky Nicolai & Stefano Di Battista  Più sole

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 Patti Pravo  E io verrò un giorno là

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 Povia  Luca era gay

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 Pupo - Belli - Youssou’n Dour  L’opportunità

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 Francesco Renga  L’uomo senza età

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 Sal Da Vinci  Non riesco a farti innamorare

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 Tricarico  Il bosco delle fragole

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 Iva Zanicchi  Ti voglio senza amore

 

 

       
       
       
       
 

 PROPOSTE
 2009

   
       
  CANTANTE  PRESENTATO DA  CANZONE 
       

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 Silvia Aprile

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 Un desiderio arriverà
   

 Pino Daniele

 
 sanremo09_arisa1.jpg   Arisa  sanremo09_lelioluttazzi1.jpg  Sincerità
   

Lelio Luttazzi

 

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 Malika Ayane

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 Come foglie
   

 Gino Paoli

 

 sanremo09_chiaracanzian1.jpg 

 Chiara Canzian  sanremo09_robertovecchioni1.jpg  Prova a dire il mio nome
   

 Roberto Vecchioni

 

 sanremo09_barbaragilbo.jpg 

 Barbara Gilbo  sanremo09_massimoranieri2.jpg  Che ne sai di me
   

 Massimo Ranieri

 

 sanremo09_irenefornaciari1.jpg 

 Irene Fornaciari  sanremo09_zucchero.jpg  Spiove il sole
   

 Zucchero

 

 sanremo09_iskra1.jpg 

 Iskra  sanremo09_luciodalla1.jpg  Quale amore
   

 Lucio Dalla

 

 sanremo09_karimaammar1.jpg

 Karima

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 Come ogni ora
   

 Burt Bacharach

 

 sanremo09_simonamolinari2.jpg 

 Simona Molinari  sanremo09_ornellavanoni1.jpg  Egocentrica
   

 Ornella Vanoni

 

 sanremo09_filippoperbellini1.jpg 

 Filippo Perbellini  sanremo09_riccardococciante1.jpg  L’orgoglio
   

 Riccardo Cocciante

 

 

 

LA GARA

 

Martedì 17 febbraio

     
       

 16 ARTISTI

 PROMOSSI 13

 RIMANDATI 3

Giuria demoscopica

 Dolcenera
Fausto Leali
Tricarico
Marco Carta
Patty Pravo
Marco Masini
Francesco Renga
Pupo - Belli - Youssou’n Dour
I Gemelli Diversi
Al Bano
Afterhours
Iva Zanicchi
Nicky Nicolai con Stefano Di Battista
Povia
Sal Da Vinci
Alessia con Mario Lavezzi

Dolcenera
Fausto Leali
Marco Carta
Patty Pravo
Marco Masini
Francesco Renga
Puppo - Belli - Youssou’n Dour
I Gemelli Diversi
Al Bano
Nicky Nocolai con Stefano Di Battista
Povia
Sal Da Vinci
Alessia con Mario Lavezzi

Afterhours
Tricarico
Iva Zanicchi

 

 4 PROPOSTE

   

 Giuria demoscopica
(graduatoria segretata)

 Malika Ayane
Irene Fornaciari
Simona Molinari
Filippo Perbellini

     
       

 Mercoledì 18 febbraio

     
       

 13 ARTISTI PROMOSSI

 PROMOSSI 10

 RIMANDATI 3

 Giuria demoscopica

 

Alessia con Mario Lavezzi
Povia
Al Bano
Nicky Nicolai con Stefano Di Battista
Sal Da Vinci
Gemelli diversi
Pupo - Belli - Youssou’n Dour
Francesco Renga
Marco Masini
Patty Pravo
Marco Carta
Fausto Leali
Dolcenera

 Alessia con Mario Lavezzi
Povia
Gemelli diversi
Pupo - Belli - Youssou’n Dour
Francesco Renga
Marco Masini
Patty Pravo
Marco Carta
Fausto Leali
Dolcenera

 Al Bano
Nicky Nicolai con Stefano Di Battista
Sal Da Vinci

 

 6 PROPOSTE

   

  Giuria demoscopica
(graduatoria segretata)

Silvia Aprile
Chiara Canzian
Karima
Iskra
Barbara Gilbo
Arisa 

     
       

Giovedì 19 febbraio

     
       

 6 ARTISTI RIMANDATI

 PROMOSSI 2

 ELIMINATI 4

 Televoto

 

Nicky Nicolai con Stefano Di Battista
Iva Zanicchi
Sal Da Vinci
Al Bano
Afterhours
Tricarico
 

 

 Al Bano
Sal Da Vinci

 Nicky Nicolai con Stefano Di Battista
Iva Zanicchi
Afterhours
Tricarico

 

 10 PROPOSTE & OSPITI

     

 

Filippo Perbellini &
Riccardo Cocciante 

Silvia Aprile &
Pino Daniele

Karima &
Mario Biondi e Burt Bacharach

Irene Fornaciari &
Zucchero-Vandelli-Battaglia

Chiara Canzian &
Roberto Vecchioni

Iskra &
Lucio Dalla

Simona Molinari &
Ornella Vanoni

Arisa &
Lelio Luttazzi

Barbara Gilbo &
Massimo Ranieri

Malika Ayane &
Gino Paoli
 

     
       

 Venerdì 20 febbraio

     
       

 12 ARTISTI PROMOSSI & OSPITI

 PROMOSSI 10

 ELIMINATI 2

 Giuria demoscopica (50%)
Giuria tecnica: orchestra (50%)

 

Pupo - Belli - Youssou’n Dour &
Gianni Morandi 

Patty Pravo &
Dave Weckel, Nathan East e Todd Rundgren

Fausto Leali &
Fabrizio Moro

Sal Da Vinci &
Gigi D’Alessio

Dolcenera &
Syria

Francesco Renga &
Daniela Dessì e Alberto Scarpa

Alessia con Mario Lavezzi &
Teo Teocoli e Orphin

Al Bano &
Michele Placido

Marco Masini &
Francesco Benigno

Povia &
Alessandro Matta

Marco Carta &
Tazenda

Gemelli diversi &
BMB Marchin’ Band

 

Pupo - Belli - Youssou’n Dour
Patty Pravo
Fausto Leali
Sal Da Vinci
Francesco Renga
Alessia con Mario Lavezzi
Al Bano
Marco Masini
Povia
Marco Carta

 

Dolcenera
Gemelli diversi

 

 10 PROPOSTE (BREVI)

 VINCE PROPOSTA

 

 Giuria giornalisti (25%)
Giuria radio (25%)
Televoto (50%)

Barbara Gilbo
Malika Ayane 
Chiara Canzian
Simona Molinari
Arisa
Karima
Irene Fornaciari
Iskra
Silvia Aprile
Filippo Perbellini

 Arisa

   

 

   

Apertura Televoto Artisti

       

 Sabato 21 febbraio

     
       

 10 ARTISTI PROMOSSI

 PROMOSSI 3

 ELIMINATI 7

 Giuria demoscopica (50%)
Televoto (50%)

 Sal Da Vinci
Pupo - Belli - Youssou’n Dour
Povia
Patty Pravo
Francesco Renga
Marco Carta
Al Bano
Marco Masini
Fausto Leali
Alessia con Mario Lavezzi

 Marco Carta
Povia
Sal Da Vinci

Pupo - Belli - Youssou’n Dour
Patty Pravo
Francesco Renga
Al Bano
Marco Masini
Fausto Leali
Alessia con Mario Lavezzi

 

 3 ARTISTI PROMOSSI

 VINCE ARTISTA

 

 Giuria demoscopica (50%)
Televoto (50%)

Marco Carta
Povia
Sal Da Vinci

 Marco Carta

   

 

 

21 febbraio 2009

The Reader - A voce alta

film_thereader.jpgThe Reader
Stephen Daldry, 2008
Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Karoline Herfurth, Volker Bruch, Hannah Herzsprung, Linda Bassett, Susanne Lothar, Matthias Habich, Jeanette Hain, Moritz Grove, Max Mauff, Claudia Michelsen, Jürgen Tarrach, Vijessna Ferkic.
Berlino 2009, fc. Golden Globe 2009: Kate Winslet atrnp. Oscar 2009: Kate Winslet atr. Efa 2009: Kate Winslet atr.

Imparare a leggere. Germania, anni Cinquanta. Michael (Kross), il giovane studente che, a letto prima o dopo l’amore, legge ad alta voce Omero (Odissea), Mark Twain (Le avventure di Huckleberry Finn) e Cechov (La signora con il cagnolino) alla donna più grande il doppio di lui è convinto di farlo per un esercizio estetico e si compiace dell’intima fusione di piacere trasgressivo e culturale, fuori dalla scuola e lontano dai genitori. L’incontro con Hanna (Winslet) è stato casuale e fulmineo, per un malessere del ragazzo proprio sul portone di casa di lei. La donna lo ha soccorso amorevolmente come una madre, poi il rapido sviluppo di un’intesa irresistibile. E quella richiesta quasi provocatoria della lettura: «Preferisco che sia tu a leggere». Può sembrare la rappresentazione di un sogno erotico adolescenziale, tanto che improvvisamente Hanna scompare, come per un invito a Michael a tornare alla realtà. Senonché il ragazzo, passato all’università e seguendo per un seminario le fasi di un processo sui crimini del nazismo, ritrova proprio Hanna tra gli imputati, lei che da ex capò, si rese responsabile della morte di trecento donne. Michael rimane sconvolto. Hanna viene condannata all’ergastolo. La rivedrà dopo 20 anni, all’uscita dal carcere, in tempo per venire a sapere che, analfabeta, ha da lui imparato a leggere. L’Anno Zero della Germania sembra non finire mai. Il bestseller di Bernhard Schlink, A voce alta (1998), da cui il film, è stato tradotto in 40 lingue. La ferita dell’Olocausto sanguina ancora coinvolgendo il rapporto tra generazioni ormai lontane. L’inglese Daldry (Billy Elliot, 2000, e The Hours, 2003) rischia, trasferendo il romanzo al cinema, di lasciar prevalere la componente romantica su quella della riflessione politica. Ma la sua esplicita tendenza a muoversi sul filo del sentimentale/intellettuale, già espressa con successo specialmente nel 2003, lo salva dall’estetismo e, insieme, dalla riduzione del racconto a film per dibattito. Merito inscindibile dalla bravura della Winslet e di Fiennes, capaci di trattenere nei propri “corpi” il mistero, prolungato nel tempo, di una proiezione interna, necessaria, del destino dei singoli nella durata dell’esperienza. Non per niente The Hours ha fruttato l’Oscar alla Kidman (parte di un terzetto delle meraviglie, con Julianne Moore e Meryl Streep). E questa Winslet pare anche più convincente che non nella scontata e un po’ compiaciuta “lettura” degli anni Cinquanta in Revolutionary Road (con Di Caprio).

Franco Pecori

20 febbraio 2009

Underworld: La ribellione dei Lycans

film_underworldlaribellionedeilycans.jpgUnderworld: Rise of the Lycans
Patrick Tatopoulos, 2009
Michael Sheen, Bill Nighy, Rhona Mitra, Steven Mackintosh, Kevin Grevioux, Craig Parker, Tania Nolan, Jared Turner.

Aristocratico e crudele, il vampiro Viktor (Nighy), assegnato all’immortalità da una tradizione che non sopporta la decadenza del male, è condannato a lottare contro l’altra genìa, dei licantropi imbestialiti nella loro subcondizione. Lo scenario è medievale, di un medioevo cupo e “sotterraneo”, in cui le manifestazioni relative ai “superpoteri” stridono con le oppressive limitazioni culturali. Lo scontro tra vampiri e lupi ha l’aria di voler essere archetipo oltre che atavico. È un mondo dal quale sembrerebbe impossibile uscire. Interviene però un fattore “romantico”, che stravolge i piani della storia e lascia che dal buio scaturisca l’energia di un amore, capace anche di trasmettere il senso di un riscatto “sociale”. La scintilla è tra la figlia di Viktor, Sonja (Mitra), e il licantropo Lucian (Sheen), maniscalco “a corte”. Lei, la figlia prediletta, diviene per il padre la vittima da sacrificare dopo l’irrimediabile tradimento; lui, per salvare Sonja dalle grinfie di Viktor, riesce a coinvolgere l’intera schiera di lupi schiavizzati e tutta la popolazione di licantropi scorrazzanti nei boschi: se lo seguiranno potranno uscire dalla misera esistenza e ritrovare l’umanità sottratta loro dal malefico vampiro. Lucian ha dalla sua il nuovo potere venutogli dalla propria nascita “impura” (da una licantropa prigioniera), di prendere a piacimento forma umana o di lupo. Indeciso tra la storia romantica d’un amore segreto e l’azione epica di una corsa verso il trionfo della luce e della libertà, il film chiarisce comunque una tendenza di fondo, del procedere dei destini verso una fatale liberazione dell’umanità. Restano oscure le ragioni dei due modelli messi a fronte nella guerra feroce: il vampiro e il lupo. Ma questa è materia di studi superiori. Lo spettacolo, meno ingenuo dei precedenti due film della saga (Underworld, 2004, e Underworld evolution, 2006), pur nell’accentuazione di forme immaginifiche attinenti all’ibrido, riesce a trasmettere il senso di uno spietato e fatale dolore (Viktor, vittima di se stesso) e di un recupero del sentimento nel passaggio fluido bestialità/umanità. Gli effetti digitali, questa volta, aiutano.

Franco Pecori

20 febbraio 2009
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