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oltre lo schermo film musica poesia filosofia
10 09 2010 |
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I migliori film del 2009In ordine di uscita in Italia
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locandina |
titolo |
regia |
distribuzione |
uscita |
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Un matrimonio all’inglese Easy Virtue |
Stephan Elliott | Eagle Pictures | 09/01 |
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Milk Milk |
Gus Van Sant | Bim | 23/01 |
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Appaloosa Appaloosa |
Ed Harris | 01 Distribution | 16/01 |
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Il dubbio Doubt |
John Patrick Shanley | Walt Disney | 30/01 |
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Katyn Katyn |
Andrzej Vajda | Movimento Film | 13/02 |
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Due partite Due partite |
Enzo Monteleone | 01 Distribution | 06/03 |
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The Wrestler The Wrestler |
Darren Aronofsky | Lucky Red | 06/03 |
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Gran Torino Gran Torino |
Clint Eastwood | Warner Bros | 13/03 |
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Ponyo sulla scogliera Gake no ue no Ponyo |
Hayao Miyazaki | Lucky Red | 20/03 |
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State of Play State of Play |
Kevin MacDonald | Universal | 30/04 |
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Vincere Vincere |
Marco Bellocchio | 01 Distribution | 20/05 |
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I love Radio Rock The Boat That Rocked |
Richard Curtis | Universal | 12/06 |
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Il mondo di Horten O’Horten |
Bent Hamer | Archibald | 19/06 |
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Pelhalm 123-Ostaggi in metropolitana The taking of Pelham 123 |
Tony Scott | Sony Pictures | 18/09 |
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Baarìa Baarìa |
Giuseppe Tornatore | Medusa | 25/09 |
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Bastardi senza gloria Inglourious Basterds |
Quentin Tarantino | Universal | 02/10 |
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Lebanon Lebanon |
Samuel Maoz | Bim | 23/10 |
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Il nastro bianco Das weisse band |
Michael Haneke | Lucky Red | 30/10 |
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Micheal Jackson’s This Is It Micheal Jackson’s This Is It |
Kenny Ortega | Sony Pictures | 30/10 |
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Nemico pubblico Public enemies |
Michael Mann | Universal | 06/11 |
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Classifica Box Office
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L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri di Carlos Saldanha e Mike Thurmeier (Fox)
Ice Age: Dawn of the Dinosaurs
New Moon di Chris Weitz (Eagle Pictures)
New Moon
Up di Pete Docter (Walt Disney)
Up
2012 di Roland Emmerich (Sony Pictures)
2012
Natale a Beverly Hills di Neri Parenti (Filmauro)
Natale a Beverly Hills
A Christmas Carol di Robert Zemeckis (Buena Vista)
A Christmas Carol
Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante (Medusa)
Cado dalle nubi
Baarìa di Giuseppe Tornatore (Medusa)
Baarìa
Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino (Universal)
Bastardi senza gloria
Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il diavolo di Terri Gilliam (Moviemax)
The Imaginarium of Doctor Parnassus
Io & Marilyn di Leonardo Pieraccioni (Medusa)
Io & Marilyn
Nemico pubblico - Public Enemies di Michael Mann (Universal)
Public Enemies
Dorian Gray di Oliver Parker (Eagle Pictures)
Dorian Gray
Basta che funzioni di Woody Allen (Medusa)
Whatever Works
Segnali dal futuro di Alex Proyas (Eagle Pictures)
Knowing
Sherlock Holmes di Guy Ritchie (Warner Bros)
Sherlock Holmes
Ricatto d’amore di Anne Fletcher (Walt Disney)
Ricatto d’amore
La principessa e il ranocchio di Ron Clements e John Musker (Buena Vista)
The Princess and the Frog
Michael Jackson’s This is it di Kenny Ortega (Sony Pictures)
Michael Jackson’s This is it
G-Force: Superspie in missione di Hoyt Yeatman (Walt Disney)
G-Force
Sherlock Holmes
Guy Ritchie, 2009
Fotografia Philippe Rouseelot
Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Eddie Marsan, Robert Maillet, Geraldine James, Kelly Reilly, William Houston, Hans Matheson, James Fox, William Hope, Clive Russell, Oran Gurel, David Garrick.
In origine fu lo scozzese Arthur Conan Doyle (1859-1930). Spirito ottocentesto, laurerato in medicina a Edimburgo, Doyle immerse le sue tendenze fantastiche in bagni d’avventura, di fantascienza e di soprannaturale. Scrisse e la sua penna si colorò di un giallo originale, di sapore scientifico e insieme misterico. La contraddizione, espressa con ironia, prese il nome di Sherlock Holmes e si vestì da detective, un detective dallo stile inconfondibile, fissato per l’osservazione dei particolari e fanatico della deduzione. Il lato umano dei “casi” che affrontò non emerse, mentre fu in lui esclusiva l’attenzione puntigliosa per la ricomposizione dei materiali minuziosamente raccolti e legati dal filo interno che agli altri non apparve visibile. Anche il suo inseparabile collaboratore, il dottor Watson (medico come Doyle), fece fatica ad aiutarlo nelle indagini ed ebbe spesso bisogno di delucidazioni. Dalla letteratura (4 romanzi e una cinquantina di racconti) si passò poi al cinema. Dal 1939 ad oggi, la lista dei film che portarono sullo schermo il detective parascientifico rimanda anche ad autori come Frank Tashlin, Billy Wilder, Thom Eberhardt. Il che significa che Holmes prende via via le sembianze più strane, da Jerry Lewis a Robert Stephens, a Michael Caine, tanto per dire che la figura si presta all’attraversamento indenne di epoche e visioni, confermando comunque un inattaccabile carattere di “macchina dell’arguzia”, che offre riparo ai più diversi personaggi. Ora basterà soltanto confrontare la faccia di Basil Rathbone, il primo interprete di Holmes (The Hound of the Baskerville, Sidney Lanfield, 1939) con quella di Robert Downey Jr., il protagonista dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, per capire che cosa possono essere 70 anni nel cammino non solo del cinema, ma anche della televisione (Negli anni ‘80 e ‘90 Holmes è entrato nel piccolo schermo consolidandovi in un certo senso la propria popolarità ), fino all’approdo dei videogiochi, massimo indicatore della standardizzazione e dell’estensione figurale, anche per un detective arguto come Holmes. Da non trascurare, infine, il tramite fumettistico (il libro di Lionel Wigram) di cui si serve Ritchie per riattingere all’ispirazione originaria di Doyle. Elementi, elementi con ritmo, viene da dire già quando il film è poco più che avviato. Lo spettacolo è trasparente, esibisce senza ritegno la propria referenzialità e anzi la carica di “dichiarazioni d’intenzione”, soprattutto sul piano espressivo. Subito nella prima sequenza vediamo la polizia all’inseguimento del “cattivo” da arrestare. I cavalli trainano la carrozza a ritmo forsennato, tanto da sembrare cavalli-motore. Poi tutto il film prosegue su questo binario, a rotta di collo. Di scena in scena, Holmes scarica mitragliate di annotazioni sul povero Watson/Law, invano proteso nella personale e disperata caccia ad una “normalità ” che gli possa permettere di prendere un tè con i futuri suoceri. Prestante nel fisico, occhio vispo e capello alla moda, Downey Jr., consustanziato com’è nel fumetto (vedi L’incredibile Hulk), attraversa con impassibile ironia i diversi momenti dell’avventura, mostrandosi esplicitamente propenso alle ginnastiche più strumentali (cappa e spada d’oggi in salsa orientale, pugilato selvaggio, scatti catastrofici da fare invidia a 2012, horror e alchimie sotterranee in fuga da Edgar Allan Poe) pur di arrivare allo scopo - così sembra, più che altro - di schivare i fastidi della vita quotidiana, compreso il pericolo di un concretizzarsi dell’amore per Irene (McAdams), non sia mai lo distogliesse dagli intenti investigativi. Tutto il meccanismo, divertente e spettacolare finisce per fare da schermo alla ragione di fondo che determina il “caso” da risolvere. Peccato, solo in vista del finale veniamo messi al corrente della filosofia politica che ispira l’azione perversa del mistificatore nero, Lord Blackwood (Strong). Una “Fratellanza” controlla segretamente l’”Impero” e l’ultimo “appuntamento” sarà nel Palazzo di Westminster.
Franco Pecori

Il Cda della Biennale di Venezia ha accettato la proposta del direttore della Mostra del cinema, Marco Muller, di assegnare per l’edizione del 2010 (1-11 settembre) il riconoscimento alla carriera a John Woo. Il regista e produttore di Hong Kong (nato a Guangzhou, ex Canton, nel 1946, cresciuto a Hong Kong e quindi trasferitosi negli Usa), maestro del cinema d’azione spettacolare, ha saputo guardare a Hollywood senza perdere lo spirito delle origini. Basti pensare a film come Paycheck, per il quale Woo si è ispirato ad un libro di Philip K. Dick, lo stesso autore di Blade Runner e Minority Report; o come Face/Off, o Mission Impossibile 2, in cui sul filo del thriller si sviluppa una suspence tesa a scrutare il futuro, in termini tecnologici e insieme umanistici. Con il recente La battaglia dei tre regni, kolossal da 80 milioni di dollari, Woo ha ribadito la necessità , da lui specialmente sentita, di non perdere il contatto con la cultura e la storia dell’antica Cina.
Nella motivazione della Biennale si legge che John Woo «ha rinnovato dalle fondamenta, portandolo alla più estrema utilizzazione, il film d’azione, tanto in Asia che a Hollywood».

Amelia
Mira Nair, 2009
Fotografia Stuart Dryburgh
Hilary Swank, Richard Gere, Ewan McGregor, Chistopher Eccleston, Joe Anderson, Cherry Jones, Mia Wasikowska.
Avventura e passione sono gli ingredienti del racconto in chiave femminile che la regista indiana Mira Nair unisce nel film per restituirci un sogno di affermazione attraverso una metafora di stampo neoromantico giustamente “raffreddata” nello stile composto (internazionale) che distingue i suoi film (Matrimonio indiano, La fiera della vanità , Il destino nel nome). La carica emozionale viene dalla figura mitica della protagonista, Amelia Earhart. Interpretata da una Hilary Swank ancora una volta perfetta (indimenticabile la sua Maggie di Million dollar baby), l’eroina degli anni della Grande Depressione americana trasmette il senso di uno sguardo positivo verso la vita che ne fece il simbolo della volontà di tutta una nazione. E non fu certo estranea l’idea del volo. Il film si apre appunto con Amelia che sale sull’aereo per tentare, pilota solitaria, il giro del mondo. È il 1° giugno 1937. L’esito di quel volo lo vedremo alla fine. Da questo momento si torna indietro, a ripercorrere il cammino trionfale della donna che indicò a tutti la via del coraggio e del sentimento profondo dell’avventura. Dalla trasvolata del Pacifico del 1928 in poi, per Amelia sarà tutta una serie di successi, preparati con estrema cura e raggiunti con fermezza di nervi. Questo non significa che nel fenomenale pilota donna non battesse anche un “cuore” appassionato: amò profondamente George P. Putnam (Gere), l’uomo che investì in lei soldi e capacità imprenditoriali contribuendo alla costruzione mediatica del mito. E amò, senza tradire veramente George, il suo vecchio amico e pilota Gene Vidal (McGregor). «Libera di vagabondare nell’aria», Amelia realizza il suo miraggio, grazie all’emozionante maschera della Swank e grazie alla propensione estetica della regista, brava nel cogliere i momenti di poesia tracciati dai contatti “intimi” della donna pilota con il mondo visto in volo, attraverso il vetro del bimotore: «Nessun confine, soltanto orizzonti, libertà ». La presenza di Richard Gere serve soprattutto a mantenere nella storia, tra un volo e l’altro, il collegamento dello slancio vitale di Amelia con il contesto dell’epoca. Stampa e pubblicità ebbero un ruolo non secondario.
Franco Pecori
Brothers
Jim Sheridan, 2009
Fotografia Frederick Elmes
Tobey Maguire, Jake Gyllenhaal, Natalie Portman, Bailee Madison, Taylor Geare, Patrick Flueger, Sam Shepard, Mare Winningham, Clifton Collins Jr., Josh Berry.
L’eroe e la pecora nera, la famiglia e i suoi risvolti. Ottobre 2007. Il capitano Sam Cahill (Maguire), consapevole delle sue ripetute missioni in Afghanistan, è anche un buon marito - con la moglie Grace (Portman) si conoscono fin da ragazzi - e padre di due bambine (Madison e Geare). Sam è atteso da un atroce destino. Catturato dai talebani insieme ad un altro marine, è creduto morto. La notizia arriva alla famiglia nel cui seno trova intanto accoglienza il fratello minore. Molto diverso da Sam, Tommy (Gyllenhaal) è appena uscito di prigione e non gode certo della simpatia del padre Hank (Shepard), marine in pensione. Invece Grace ha modo di ricredersi del giudizio che ha sempre avuto nei confronti del cognato: adesso lo vede premuroso verso le bambine e ne viene attratta. Perfino Hank tende ad ammorbidire il proprio atteggiamento di rifiuto verso il figlio “scapestrato” e provocatore. Ma non possiamo stare tranquilli. Il regista - conosciamo la tendenza dell’irlandese Sheridan a sollevare il coperchio delle pentole (Il mio piede sinistro, Nel nome del padre, In America) - ci tiene informati sulle sorti di Sam in Afghanistan. L’eroe è vivo e tornerà portandosi dentro un macigno morale che inciderà sui rapporti con Grace e con Tommy, proprio mentre nuove armonie sentimentali prendono forma nella famiglia. Tuttavia è proprio l’insistito uso delle “finestre informative” dal fronte a rendere poi meno significativa la sorpresa del ritorno. L’approccio alla materia si rivela tutt’altro che “estremo” ed è salvato dalla notevole interpretazione di Maguire (altro che Spider-Man) e di Gyllenhaal. Per la maggior parte del film Sheridan mantiene i toni sul registro mediano di temi psico-sociologici scontati, l’inferno della guerra e le difficoltà del “reduce”, il contrasto dei caratteri tra due fratelli con in mezzo la presenza della giovane moglie/cognata. Lo stile del regista uniforma il racconto sul registro di un cinema senza sorprese, un “già visto” che scioglie il dramma in formula poco dubitativa. Come del resto non-dice la linea-catenaccio del titolo in locandina: «Ci sono scelte che ti cambiano per sempre la vita». E come induce a sospettare la stessa scelta di realizzare un remake del bel film di Susanne Blier, Non desiderare la donna d’altri (Brothers, 2004).
Franco Pecori
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ARCIPELAGO è la manifestazione dedicata ai nuovi formati e alle nuove tendenze del cinema indipendente più seguita di questi anni. Al suo attivo conta la scoperta di talenti ormai ben noti come – tra gli altri – Edoardo Winspeare, Pappi Corsicato, Roberta Torre, Alessandro Piva, Paolo Genovese e Luca Miniero, Eugenio Cappuccio e – più di recente – Claudio Noce.
L’edizione 2010 prevede le seguenti sezioni competitive:
THE SHORT PLANET – Concorso internazionale cortometraggi e nuove immagini. È l’erede delle storiche sezioni Onde Corte e eMovie, di cui rappresenta una sintesi più aggiornata e adeguata ai tempi e ad un panorama audiovisivo che ha ormai pienamente accolto il digitale tra i suoi linguaggi. Il limite di durata è 30 minuti. Sono ammessi lavori in video, in digitale o in pellicola, sia di fiction che documentari, d’animazione, sperimentali o videoclip. Per i cortometraggi realizzati con tecnologie digitali è previsto un premio specifico.
CORTO.WEB 10.0 – Concorso internazionale online. Riservata ai cortometraggi italiani e stranieri espressamente realizzati per Internet o comunque compatibili con la diffusione in Rete. Il concorso avrà luogo esclusivamente online e riguarderà lavori non più lunghi di 15 minuti, senza esclusione di generi o formati.       Â
CON/CORTO – Concorso nazionale cortometraggi. Possono partecipare lavori inediti fino a 30 minuti di durata, in video o pellicola, sia di fiction che documentari, d’animazione, sperimentali o videoclip.       Â
EXTRA LARGE – Concorso nazionale documentari. Competizione dedicata ai documentari di durata superiore a 30 minuti e inferiore a 60, sia in pellicola che in video.
VIDEO/ROME – Concorso video regionale. 5 minuti in video su un tema preassegnato. Il concorso è organizzato in collaborazione con la Mediateca Roma e l’Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio. Il tema del 2010 verrà annunciato agli inizi di Febbraio.
ITINERARI - Come di consueto, verrà proposta una panoramica della migliore produzione breve italiana apparsa nei festival dell’ultimo anno.
Il termine ultimo per iscriversi e inviare i DVD per la pre-selezione è il 12 Febbraio 2010, e comunque non saranno accettati i film che dovessero arrivare al Festival più tardi del 19 Febbraio.
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Regolamento e modulo d’iscrizione online sono disponibili sul sito Web del Festival, all’indirizzo www.arcipelagofilmfestival.org.
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Io & Marilyn
Leonardo Pieraccioni, 2009
Fotografia Mark Melvill.
Leonardo Pieraccioni, Suzie Kennedy, Biagio Izzo, Barbara Tabita, Rocco Papaleo, Marta Gastini, Francesco Pannofino, Francesco Guccini, Massimo Ceccherini, Luca Laurenti, Gianna Giachetti, Luis Molteni, Alessandro Paci, Niki Giustini, Francesco Brandi.
Semplice semplice. La “famiglia allargata” (moglie che si risposa con un altro ed ex marito al quale è permesso ogni tanto di vedere la figlia) può produrre effetti strani, da cura psichiatrica. Pieraccioni è Gualtiero, padre amorevole e tenero quasi ri-spasimante per la propria ex Ramona/Tabita. La donna lavora in un circo col suo uomo nuovo, domatore napoletano (Izzo, Buzzanca altro). Lo psichiatra è un Guccini curativo come non mai. Avrebbe voglia di predicar cantando ma deve fare il dottore. Tutt’intorno figure-macchietta aggrappate ad ideali televisivi per un varietà devitalizzato, avolgare. Sosia di se stessi. E a proposito di sosia, c’è una Marilyn fantasma incorporeo (Kennedy, improbabile Monroe), evocata con una seduta spiritica che avrebbe dovuto essere scaturigine del film (ipotesi di terzo tipo) e ridotta a dispensatrice di sapienza spicciola, angelo custode di Gualtiero, calata dal mito a miracol mostrare. Il più bravo è Papaleo, nella parte di Arnolfo, mitomane anch’egli, il quale rende passabile con verosimiglianza artistica l’idea della stravaganza fatta commedia. Pieraccioni, più del solito, si propone alla clemenza del pubblico, cerca di non offendere, prova a far sorridere. Semplice e garbato.
Franco Pecori
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Con una lettera personale del presidente Laura Delli Colli ad Aurelio De Laurentiis, il SNGCI è intervenuto ufficialmente nella polemica, ormai rituale, nata anche oggi [17.11.09] alla conferenza stampa di presentazione del film di Natale della Filmauro a proposito della mancata proiezione stampa che ha suscitato anche quest’anno l’irritazione di alcuni colleghi. Comprendiamo le ragioni, anche scaramantiche, della tradizione che in questo senso accompagna ogni “cinepanettoneâ€, ma perché - ha scritto il presidente del Sngci - infilarsi ogni anno nella solita commedia delle proteste e delle scuse tecniche? Sappiamo tutti che il film arriva alla data dell’8 dicembre già pronto per essere presentato almeno “in famigliaâ€. Una proiezione abbinata alla conferenza stampa, come si fa ovunque, da sempre, aiuterebbe, magari, a superare offese comprensibili e inevitabili excusatio…
Il presidente del Sngci, nel ringraziare De Laurentiis per aver rinnovato oggi un impegno già preso più volte, pubblicamente, anche con il Sngci conclude: «Risparmiamoci davvero per il prossimo anno il disagio delle pubbliche scuse. E, magari, anche la solita polemica. Sono certa che il clima della conferenza stampa sarà anche più…natalizio».
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European Film Awards 2009
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Si è svolta a Bochum (Essen) la cerimonia della premiazione
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I premi della 22ma edizione
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EUROPEAN FILM
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The White Ribbon (Il nastro bianco)Â di Michael Haneke
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EUROPEAN DIRECTOR
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Michael Haneke per The White RibbonÂ
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EUROPEAN ACTOR
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Tahar Rahim in Un prophète
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EUROPEAN ACTRESS
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Kate Winslet in The Reader (The Reader - A voce alta)
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EUROPEAN SCREENWRITER
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Michael Haneke per The White RibbonÂ
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CARLO DI PALMA EUROPEAN CINEMATOGRAPHER AWARD
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Anthony Dod Mantle per Antichrist e Slumdog Millionaire (The Millionaire)
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EUROPEAN FILM ACADEMY PRIX D’EXCELLENCE
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Brigitte Taillandier, Francis Wargnier, Jean-Paul Hurier & Marc Doisne for the Sound Design Un prophète
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EUROPEAN COMPOSER
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Alberto Iglesias per Los abrazos rotos (Gli abbracci spezzati)
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EUROPEAN FILM ACADEMY LIFETIME ACHIEVEMENT AWARD
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Ken Loach
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EUROPEAN ACHIEVEMENT IN WORLD CINEMA
Isabelle HuppertEUROPEAN FILM ACADEMY CRITICS AWARD - FIPRESCI
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Andrzej Wajda per Tatarak - Sweet Rush
PEOPLE’S CHOICE AWARD
Slumdog Millionaire (The millionaire) di Danny Boyle
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Avatar
Detective
Zombies
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La XIX edizione del Courmayeur Noir in Festival (7-13 dicembre 2009) è nel segno della varietà di un genere che nessuna teorizzazione ha saputo ancora racchiudere e ordinare in una formula univoca. «Non ci spaventa mettere insieme il divertimento e la passione civile, i nuovi linguaggi e la tradizione – dicono Giorgio Gosetti, Marina Fabbri e Emanuela Cascia, “storici†direttori della rassegna – perché è proprio questa combinazione a fare del nostro festival un caso unico, un appuntamento da non perdere tra cinema e letteratura, tra memoria storica e documentazione della realtà , tra fumetto e televisione, tra scoperta e celebrazione. L’anno prossimo ci aspetta la scommessa del ventennale, e abbiamo voluto prepararci mettendo sul piatto tutte le carte del noir».
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I numeri del Courmayeur Noir in Festival 2009: 29 film (di cui 4 opere prime e 5 opere seconde) tra anteprime, omaggi, documentari; 6 serie televisive; 30 scrittori da tutto il mondo; 4 giornate di incontro e approfondimento; 5 premi per il cinema e tre per la letteratura; 2 laboratori creativi per quel vero e proprio “festival nel festival†che è il MiniNoir, una lecture di Adrian Wootton in onore di Raymond Chandler, una mostra grafica, un concerto, uno spettacolo teatrale, un seminario di critica cinematografica.
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I personaggi: la scrittrice e sceneggiatrice Premio Oscar Diablo Cody con il suo nuovo film, Jennifer’s Body; il bandito Renato Vallanzasca, autore e protagonista del libro-intervista di Carlo Bonini Il fiore del male (Tropea editore); Michael Caine, splendido protagonista di Harry Brown, il film d’apertura di quest’anno; Leonardo Padura Fuentes (vincitore del Raymond Chandler Award) immaginifico narratore e libera voce della cultura cubana; Federico Zampaglione, musicista (performer dal vivo con il suo nuovo gruppo The Alvarius) e regista (con il suo nuovo Shadow); Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo, ispiratori di due episodi della nuova serie di Crimini (Raidue), uno dei quali ambientato proprio tra le nevi di Courmayeur; le creature virtuali di Avatar, il nuovo capolavoro di James Cameron che faranno la loro prima apparizione italiana in 3D per una serata speciale del Noir, in contemporanea con la “prima†mondiale del film.
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Il Tema dell’anno proposto a cavallo tra memoria e cronaca, cinema e letteratura, impegno civile e ricerca storica, riguarda questa volta l’anniversario del 12 dicembre 1969, il Giorno di Piazza Fontana. A rievocare quel mistero italiano, a discuterne i risvolti giudiziari e investigativi, ma soprattutto le implicazioni politiche e sociali per la nostra memoria collettiva saranno, insieme a Gaetano Savatteri, in primo luogo il giornalista Paolo Cucchiarelli e il giudice istruttore Guido Salvini, affiancati da saggisti, scrittori, commentatori.
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Altri due spazi di riflessione sono poi in programma: una giornata di confronto sul superamento delle categorie tradizionali del genere e il suo adattamento alla scrittura italiana contemporanea e un incontro con le voci più originali della narrativa sarda, coordinato da Marcello Fois in accordo con il Festival di Gavoi, che prosegue il viaggio attraverso i mille volti dell’Italia in noir.
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I generi e filoni più presenti nelle selezioni di quest’anno: per il cinema, il ritorno in grande stile degli eroi dell’orrore e dell’impossibile tra non morti (l’esilarante parodia Zombieland) e guerrieri del lontano futuro (i paladini delle Mutant Chronicles finalmente approdati al cinema); l’eredità dei classici di celluloide da Jean-Pierre Melville (rievocato da Johnnie To in Vengeance) alla Blaxploitation degli anni ’70 (parodiata in Black Dynamite); la riscoperta del noir sociale e civile con gli immigrati clandestini di Jackie Chan (Shinjuku Incident), gli sradicati delle periferie (La Dame de trèfle), le spie che fecero cadere il Muro (L’affaire Farewell); il dramma psicologico (Demain dès l’aube), le nuove declinazioni del “giallo†italiano con l’esercizio di stile dei Manetti Bros, Cavie e la “maratona†della serie Il mostro di Firenze diretto da Antonello Grimaldi per Fox Crime (partner ufficiale del Festival).
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Analoga versatilità anche nel ventaglio degli scrittori presenti nella sezione La Pagina Buia: la lezione sul noir contemporaneo di James Sallis (che a Courmayeur sarà anche presidente della giuria internazionale per il cinema) e i labirinti dello psycothriller nel nuovo romanzo di Sebastian Fitzek (Il bambino, Elliot); il ritorno di Matt Haig (dopo Il club dei padri estinti) con il raffinato mystery zoomorfo Il patto dei labrador edito da Einaudi e Jonathan Rabb con il suo affresco cinefilo nella Berlino di Fritz Lang (Metropoli, Cairo); il giallo storico a enigma di Carlo A. Martigli (999: L’ultimo custode, Castelvecchi) e le avventure dell’Hercule Poirot indiano di Tarquin Hall (Vish Puri e il caso della domestica scomparsa, Mondadori); la grande tradizione iberica di Juan Madrid (Mele marce, E/O) e i ribelli della nuova Berlino narrati da Zoran Drvenkar in Sorry (Fazi editore). Infine l’esordio nella narrativa di Gianni Canova (Palpebre, Garzanti) e Marco Lombardi (I nuovi amici, Jacobelli), il viaggio tra le voci della “Sardegna in Noir†guidato da Marcello Fois (con Angioni, Bellu, Murgia, Saba, Todde), i cinque finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa per il miglior romanzo italiano di genere.
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Cinque i film che concorrono al Premio Mystery della sezione DocNoir (in collaborazione con il Festival dei Popoli) assegnato da una giuria di giovani critici: la ferocia quotidiana al sole messicano di Welcome to Tijuana e il freddo nevoso della repressione in Cecenia narrata in Entre ours et loup, la spaventosa attualità di un massacro che diventa un gioco (Playing Columbine) e il gioco al massacro della ‘Ndrangheta che uccide a Duisburg (Main basse sur l’Europe). Fino all’America politica di appena ieri attraversata dalla follia del “poeta assassino†(Killer Poet) narrato da Susan Gray, l’autrice di Citizen Berlusconi.
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Quattro le attese anteprime cinematografiche del MiniNoir che allinea quest’anno le spassose catastrofi in 3D di Piovono polpette dal libro per ragazzi di Judi Barrett, l’animazione italiana Cuccioli – Il codice di Marco Polo presentato in prima mondiale dall’autore Sergio Manfio, il racconto fiabesco Maga Martina e il libro magico del Draghetto di Stefan Ruzowitzky e la serie tv Casper – Scuola di Paura presentato da Carton Network.
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Cinque le serie della sezione Tv Noir per una celebrazione che è anche un riconoscimento di qualità : in collaborazione con Fox Crime, oltre alla maratona de Il mostro di Firenze in anteprima il primo episodio della 10a serie CSI Las Vegas e il pilota di White Collar (la serie attualmente più seguita in Usa) con Matt Bomer protagonista.
Grazie a CBS il pilot di The Good Wife prodotta da Ridley e Tony Scott con Chris Noth (il Mister Big di Sex and the City) e Julianna Margulies (E.R.). Dall’Italia infine i nuovi episodi di CRIMINI, ovvero Neve sporca di Davide Marengo da Giancarlo De Cataldo e Niente di personale di Ivano De Matteo da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi.
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Cinque infine i film dell’omaggio retrospettivo Nero di Spagna ’50 co-realizzato con l’Istituto Cervantes di Milano. Cinque racconti polizieschi di una stagione politica a noi quasi sconosciuta, quella del franchismo trionfante, con titoli come Apartado de Correos di Julio Salvador, Brigada criminal di Ignacio F. Inquino, Distrito Quinto di Julio Coll, Los ojos dejan huellas di José Luis Sáenz (con Raf Vallone e Elena Varzi) de Heredia e A tiro limpio di Francisco Pérez-Dolz (l’unico appartenente ai primi anni ’60). Particolarmente interessante il confronto con il noir spagnolo di oggi, reso possibile dalla presenza, nella selezione ufficiale per il cinema, del catalano 25 kilates di Patxi Amézcua e, tra gli ospiti letterari, di Juan Madrid.
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Tra i molti eventi collaterali previsti, oltre al concerto con cui Federico Zampaglione debutta insieme alla nuova formazione The Alvarius e che concluderà il Festival, particolare interesse si conferma per lo Spazio Italia (a cura di Maurizio Di Rienzo), il luogo deputato per “misurare la pressione†al cinema italiano che sempre più spesso si misura con il mystery: film in lavorazione, progetti a cavallo tra piccolo e grande schermo, produzioni low budget e documentari trovano a Courmayeur il proprio spazio di presentazione. Come già è accaduto con i film di Andrea Molaioli (La ragazza del lago), Ago Panini (Aspettando il sole), Vincenzo Terracciano (Tris di donne e abiti nuziali), Gabriele Salvatores (Come dio comanda), Francesco Patierno (Donne assassine).
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Ci sono poi: la mostra d’immagini a cura dell’Istituto Europeo di Design di Milano che propone i lavori degli allievi per la graphic novel Pece; i laboratori di animazione per ragazzi a cura dello IED; gli incontri di scrittura creativa (con Valeria Montaldi), illustrazione (con Matteo Gubellini), cinema (con i Manetti Bros.); le presentazioni al MiniNoir dei nuovi libri di Alessandro Gatti e Pier Domenico Baccalario e dello spettacolo teatrale per ragazzi La favola dei cambiamenti del Teatro di Aosta; il seminario europeo di critica cinematografica promosso dalla Regione Valle d’Aosta (Assessorato alla Cultura), lo stage per studenti universitari del DAMS di Torino.
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I premi per il cinema
Leone Nero per il Miglior Film Vengeance di Johnnie To (Hong-Kong)
Premio Speciale della Giuria Black Dynamite di Scott Sanders (Usa)
Premio per la Miglior Interpretazione (ex-aequo) Florence Loiret-Caille in La dame de trèfle di Jérome Bonnell (Francia) e Emile Kusturica in L’affaire Farewell di Christian Carion (Francia)
Premio Mystery Docnoir miglior documentario Killer poet di Susan Gray (Usa) - Mezione speciale: Entre ours et loup di Denis Sneguirev (Francia/Russia)
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